"Mi ricandiderò potendo dire: lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto"
In un'intervista all'Adnkronos Giorgia Meloni denuncia: "Troppe volte sono stata oggetto di attacchi sessisti" nel silenzio della sinistra. L'antifascismo? "Utilizzo strumentale"
In evidenza
“Voglio realizzare per intero il programma del centrodestra e potermi ripresentare agli elettori dicendo la cosa più banale su cui i politici andrebbero giudicati: ve lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto”. Lo dice Giorgia Meloni in un’intervista all’Adnkronos. Un programma nel quale è imprescindibile la riforma costituzionale: “Il premierato è per me la madre di tutte le riforme. Insieme alla riforma della giustizia, all’autonomia differenziata, alla riforma fiscale è l’impianto riformatore per il quale gli italiani ci hanno votato”.
Meloni poi denuncia che “troppe volte sono stata oggetto di attacchi sessisti vergognosi, nel silenzio e nell’indifferenza di quelli che si riempiono la bocca dei diritti delle donne”. “Pur di colpire me e questo governo – continua – alcune persone senza scrupoli non abbiano avuto alcuna remora a mettere in mezzo la mia famiglia, mia sorella, il padre di mia figlia, addirittura mia figlia”. La premier osserva che “ci sono preoccupanti segnali di un nuovo odio e di una nuova intolleranza, per ora confinati a minoranze rumorose, ma che non devono essere mai sottovalutate. Ne sono recenti esempi gli insulti antisemiti alla senatrice Liliana Segre”.
Meloni affronta anche il dibattito su fascismo e antifascismo: “Rifuggo dall’utilizzo strumentale della categoria dell’antifascismo, che purtroppo storicamente non si manifestò soltanto nell’opposizione alla dittatura. Da molto tempo a destra non c’è nessun imbarazzo a condannare ogni forma di dittatura e di violenza politica, cosa che purtroppo la sinistra non riesca ancora a fare”
Altre Notizie della sezione
Zanon: «Salviamo la nostra Costituzione soltanto cambiandola»
11 Marzo 2026Il vicepresidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato “Sì riforma” parla dei temi della separazione delle carriere e critica il correntismo al Csm.
«Vassalli lo disse: sulle riforme c’era il veto delle toghe»
10 Marzo 2026Il professor Perlingieri fece parte del Csm di Bachelet: «Già negli anni Ottanta la magistratura era capace di condizionare la politica, ed era ideologizzata».
Il fronte del No dovrebbe rileggere gli atti della Costituente
27 Febbraio 2026Nell’Assemblea che scrisse la nostra Legge fondamentale, ricorda il costituzionalista Giovanni Guzzetta, «si optò per una procedura di modifica non particolarmente rigida perché c’era assai più fiducia negli elettori di quanta non ne abbia chi oggi si oppone alla separazione delle carriere»
