L’associazione forense penale: «Sì al referendum per un giudice terzo»
Schettino: Referendum sulla giustizia, un tema caldissimo che fino al 22-23 marzo diventerà centrale nel dibattito politico.
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Francesco Schettino, avvocato penalista, è il referente per il referendum dell’associazione forense penale del Tribunale di Torre Annunziata.
Avvocato, anzitutto, l’associazione forense così come tutta la classe forense è schierata per il si. Per quale motivo? «Innanzitutto dobbiamo dire che questi appuntamenti, anche televisivi, sono fondamentali. Il cittadino deve essere messo in grado di capire quelle che sono le reali motivazioni di questo referendum. Un referendum che non deve essere declassato ad una lotta tra guelfi e ghibellini; non ci sono squadre che debbono vincere o squadre che debbono perdere. Deve vincere, invece, il principio costituzionale: un referendum mosso da un principio fondamentale. Ridare completa terzietà al giudice. Lo scandalo Palamara ci ha purtroppo insegnato, portando alla luce determinate incongruenze, alcune distorsioni all’interno della magistratura. Ecco con questo referendum, ed è la volontà precipua di tutti i componenti dell’associazione della quale io faccio parte, c’è un unico obiettivo: quello di riportare la terzietà del giudice a quella che era e che doveva essere secondo quanto stabilito e statuito dai padri costituenti».
I magistrati, però, sostengono che questo sia solo un passo verso il controllo della politica sui giudici. Sbagliano nel pensare questo?
«Questa affermazione, secondo me, rimane molto legata a delle manifestazioni generali e di principio che non hanno poi un loro ritorno nella realtà effettiva. Ma questo accade per un semplicissimo motivo, la creazione di due diversi consigli superiori della magistratura, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri non siamo così ingenui dal pensare che faranno cessare i condizionamenti politici ed economici non finiranno sicuramente con questa riforma. Questa non può essere considerata o non deve essere considerata come la risoluzione a tutti i mali della giustizia. Quindi noi dobbiamo mettere in conto la circostanza che sia un CSM dei giudici e un CSM dei pubblici ministeri possa essere per certi versi condizionato da politica ed economia. Sta di fatto però che non esisterà più, con la costituzione di due diversi consigli superiori della magistratura, l’interazione tra magistrati del pubblico ministero e magistrati giudicanti. E questo la dice lunga su quello che come dicevo prima è l’obiettivo di questo refrendum. Riportare la terzietà al giudice ed evitare. Rimarranno dell’influenze comunque vincolate e comunque ristrette col consiglio superiore della magistratura, che vedrà i giudici da un parte da una parte e i pubblici misteri dall’altra».
Qualcuno tra i magistrati dice che quella del sorteggio è una forma un po’ umiliante. Significa dirci che noi non siamo in grado di scegliere tra di noi chi ci deve tra virgolette autogovernare?
«Tu magistrato giudicante sei in grado di giudicare tu magistrato del pubblico ministero sei in grado di indagare e perseguire e accusare: quindi la tua formazione di base è tale da essere paragonata a colui che può gestire la vita giuridica di ognuno di noi. Da un punto di vista del giudizio e da un punto di vista dell’indagine e dell’esercizio dell’azione penale. Se sei in grado di fare questo perché ti è stato dato attraverso un esame di Stato, attraverso una preparazione eccellente visot che noi abbiamo eccellenti magistrati soprattutto nel tribunale di di Torre Annunziata del quale io faccio parte, se tu hai questa prerogativa di base per quale motivo non saresti in grado di poter governare, pur se sorteggiato un consiglio superiore della magistratura che ti appartiene. Se tu hai queste possibilità, capacità che ti sono riconosciute dalla tua qualifica di essere magistrato della Repubblica italiana non vedo per quale motivo un sorteggio, che io sono convinto sarà poi regolamentato nel senso che chi vorrà partecipare a questo sorteggio non credo che diventi un bussolotto. Chi vorrà partecipare a questo dar la propria disponibilità: dando la propria disponibilità per sorteggiato. Ma se è in grado di giudicare da una parte e di perseguire ad accusare dall’altra sarà certamente ben in grado di poter gestire l’organizzazione e l’establishment del proprio consiglio di appartenenza»
Lei ha introdotto questo tema parlando della necessità di ritornare ad un ruolo di terzietà del giudice. Sempre i promotori diciamo del del no a questo referendum dicono però se si guardano le statistiche si vede che la percentuale di assoluzione è tra il 40 e il 50% secondo le fonti del Ministero della giustizia e della Corte di Cassazione. Quindi come si fa a vedere uno strapotere del pubblico ministero se poi tra virgolette banalizziamo si perde una causa su due?
«Sono contro le statistiche. Chi come me mette ogni giorno sul campo la propria esperienza professionale, chi conosce quelli che sono i meandri del della vita di tribunale può tranquillamente affermare senza nessun tipo di smentita che non si andrebbe a creare un superpotere del pubblico ministero. Quella del creare un superpotere nella figura del pubblico ministero è una scusa, un argomento utilizzato per sottacere l’altro aRgomento. Non si deve pensare alla creazione di un pubblico mistero, che sarà comunque sottoposto ai limiti che la Costituzione gli impone come magistrato prima e come diciamo organo inquirente poi. Ma è un argomento volto a non trattare l’altro di argomento: quello del raggiungimento della terzietà del giudice».
Ma questa riforma, secondo lei, risolverà i problemi della giustizia?
«Assolutamente no. E’ solo un primo passo. Non credo che non sia nella memoria di tutti che la separazione delle carriere nasce in un ambiente diverso da quella che l’establishment governativo italiano oggi. E quell’ambiente stranamente gli è contro oggi. Voglio ricordare a me stesso prima come piacere personale ma poi anche come memento nei confronti di tutti quanti gli altri quelle che sono state le parole di Giovanni Falcone in materia in questo ambito. Voglio ricordare a me stesso quali sono le parole di illustri magistrati in questo ambito, ma voglio soprattutto ricordare a me stesso che, aldilà dei proclami di massima che si fanno contro questa riforma, la controparte, chiamiamola così dovrebbe portare delle soluzioni diverse a problemi che sono sotto gli occhi tutti. I problemi della giustizia non si risolveranno con questa riforma, i problemi della giustizia poi sono tanti e tanti altri. Anche la figura del giudice, oggi, dovrebbe essere rivista dopo il recupero di questa terzietà. Però io sono convinto che questo è un primo passo del quale raccoglieremo i frutti fra 10, 15 anni non domani mattina sicuramente. Ma è un primo passo necessario, utile, dovuto ai padri costituenti della nostra Costituzione».
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