La tregua a Gaza è un successo di Trump
Intervista al senatore del Pd Graziano Delrio: "Dargli il Nobel? Se serve per la pace… Dobbiamo tuttavia riflettere: l’Europa è sparita e si è ridotta a fare il cortigiano dell’imperatore. Invece, servirebbe l’Europa vera, unita, politica. Purtroppo, i governi nazionalisti come quello di Giorgia Meloni non la stanno costruendo”
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“È il primo passo verso la luce. Il piano di Donald Trump non sarà perfetto, ma chi lo sminuisce sbaglia”. Graziano Delrio, ex ministro e senatore del Partito democratico, conosce bene il Medio Oriente. Prima di entrare in politica, ha studiato a Gerusalemme, si è innamorato del “sionismo egualitario socialista” e da quarant’anni frequenta la regione, impegnato in progetti di cooperazione con i palestinesi. Giusto due mesi fa è tornato in Cisgiordania e in Israele. Con HuffPost commenta l’accordo annunciato dagli Stati Uniti per la tregua a Gaza: “Fondamentale smilitarizzare Hamas, la pace allontanerà i fanatici. Il Nobel a Trump? Se serve per la pace…”.
Senatore, è tregua. Sarà pace?
Finalmente c’è stata una forte pressione americana e araba sui due interlocutori. Non possiamo che gioire. Abbiamo visto la felicità a Gaza e nelle piazze israeliane. È il primo passo verso la luce, dopo anni sulla via oscura della guerra.
Non mancano le fragilità.
Sì, ma chi oggi sminuisce questa straordinaria speranza non fa onore alle sofferenze dei palestinesi e degli israeliani. Non è tempo dei “ma” e dei “però”: molti aspetti andranno rivisti, ma questo è il primo passo.
A chi tocca ora fare il resto?
La situazione in Medio Oriente è complessa, noi occidentali siamo abituati a dare le ricette agli altri popoli. Il futuro è nelle loro mani e dipenderà dalla emarginazione dei fanatici nei due campi.
“Due popoli, due Stati”: un’aspirazione ancora possibile?
Come dice il cardinale Pizzaballa, bisogna vedere il dolore degli altri. Il sionismo è stato come il Risorgimento: un processo di autodeterminazione. Ora devono essere soprattutto i sionisti a capire e riconoscere il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Allo stesso modo, i palestinesi non possono non vedere che Hamas ha rappresentato la via alla guerra e devono comprendere che Israele ha il diritto a vivere in sicurezza senza chiedere il permesso.
Siamo ancora lontani da uno Stato palestinese.
Penso a Oslo nel ‘93 e poi a Camp David. Nella storia siamo arrivati a un passo dalla soluzione, ma gli estremisti hanno guastato la possibilità di una pace definitiva. Si torni a quello spirito. I patti di Abramo andavano in quella direzione. Ora, anche Israele deve allontanare gli estremisti dal governo.
Sarà davvero possibile?
Uno degli effetti più importante della pace sarà l’emarginazione dei fanatici e dei coloni. Il governo Netanyahu non ha più la fiducia degli israeliani, come dicono i sondaggi, perché da quando è in carica Israele è più insicura. Interromperà il suo folle percorso anche perché la destra più ragionevole sa che quella militare non è la soluzione.
Qual è il suo giudizio sul piano presentato da Donald Trump?
Può porre molti dubbi, a partire dal governo tecnico misto. Ma molti aspetti ricalcano il piano presentato all’Onu dalla Francia e dai Paesi arabi.
Qual è il punto più importante?
La fine delle ostilità e gli aiuti. Poi la smilitarizzazione di Hamas, che tiene in ostaggio il popolo palestinese. Hamas non è un movimento di liberazione, è sbagliato dire che la guerra è cominciata prima del 7 ottobre. Hamas ha portato le bombe, prima c’era ingiustizia ma non un conflitto coi civili sul campo. È inspiegabile la benevolenza che Hamas ha trovato in Occidente, anche in Italia.
Sono venti i punti presentati da Trump.
Quelli sugli aiuti umanitari sono estremamente ragionevoli. Mentre il comitato misto tecnocratico è controverso: conosco i palestinesi e hanno le capacità di governarsi da soli.
Insomma, diamo a Trump quel che è di Trump?
Ma certo che va riconosciuto il merito di voler far finire le sofferenze e voler smilitarizzare la Striscia. Il piano va sostenuto, anche se lo ha proposto Trump. Se vogliamo le due bandiere vicine, stiamo andando nella direzione auspicata. Abbiamo riempito le piazze per la fine delle sofferenze dei palestinesi o per altro? Per questo ho insistito molto perché noi avessimo una posizione decisamente favorevole al piano, seppur con tutti i dubbi spiegati prima.
Ha vinto Trump?
Questo è un successo di Trump, senza alcun dubbio. Come indubbio è che Netanyahu abbia voluto concederlo a lui e non a Joe Biden.
Ora il presidente americano vuole il Nobel per la pace.
Se servisse ad arrivare alle pace vera…. Abbiamo una sostanziale differenza con Trump, io non penso che la pace si costruisca con la guerra ma con la politica e la cooperazione: la lezione europea. Ma dobbiamo riflettere: l’Europa è sparita e si è ridotta a fare il cortigiano dell’imperatore. Invece, servirebbe l’Europa vera, unita, politica. Purtroppo i governi nazionalisti come quello di Giorgia Meloni non la stanno costruendo.
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