La remigrazione farà funzionare anche la giustizia
Intervista all'ex deputata leghista, oggi responsabile Giustizia per il partito di Vannacci: «Le carceri? Occorre un piano per nuove strutture, ma senza lusso»
Onorevole Laura Ravetto, lei è stata da poco nominata responsabile della direzione “Giustizia e relazioni esterne” di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale in pensione Roberto Vannacci. Lei prima di approdare alla Lega era in Forza Italia, una compagine politica sulla carta più liberale e garantista rispetto agli altri azionisti della maggioranza. Di quel bagaglio cosa porta in Fn?
Il nostro approccio è medicinale: la medicina oggi è dare più garanzie a chi è innocente fino a prova contraria, ma su altri aspetti serve una medicina opposta: pensiamo ai casi di aggressione a pubblico ufficiale.
In questo ultimo scorcio di legislatura quali sono le priorità da mettere sul tavolo sul tema giustizia?
Priorità? Per noi la giustizia è un risultato concreto prima che un tema tecnico. Oggi abbiamo un problema che sta a monte delle riforme di procedura: il 30% degli omicidi, il 40% delle rapine, il 35% degli stupri, compiuti da una minoranza del 9% dei residenti. La priorità, per un’Italia più giusta, è la remigrazione. Poi verranno le riforme delle procedure.
Cos’altro?
Inviolabilità della legittima difesa e nessun risarcimento per i criminali, ovvero nessun risarcimento in sede civile e penale a favore dell’aggressore o dei suoi aventi causa.
L’estate torrida è arrivata. Le celle carcerarie sono un inferno. Cosa si potrebbe fare nell’immediato per portare un minimo di ristoro ai detenuti?
Inutile fare sensazionalismo, le nostre proposte non sono stagionali e non riguardano l’estate 2026: occorre un piano carceri per nuove strutture, certamente con standard umani per temperature e spazi, su cui Alemanno ha posto più volte l’attenzione, ma senza lusso. Il carcere deve essere anche punitivo e, attraverso il combinato disposto di punizione e cura, rieducativo. Sono molti poi gli aspetti che riguardano gli istituti penitenziari, non solo le temperature estive. Pensiamo a tutte le volte in cui la videosorveglianza non è stata funzionante per anni e si sono avute evasioni.
A proposito di Gianni Alemanno: si è detto favorevole all’indulto e alla proposta del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti sulla liberazione anticipata speciale. Dall’altra parte Vannacci dice «io sto con Abele, e Caino deve marcire in carcere». Lei da che parte sta?
La proposta Giachetti mira al decongestionamento delle carceri. Condividiamo la preoccupazione, ma riteniamo che la soluzione non vada rintracciata in indulti bensì nella remigrazione del 35% di popolazione carceraria che non ha cittadinanza italiana. Ciò porterebbe anche un risparmio fino a un miliardo di euro all’anno. Oltre, naturalmente, alla costruzione di nuove carceri.
Sbaglierebbe la magistratura se vedesse nel risultato referendario una automatica rilegittimazione del suo ruolo?
La domanda è mal posta.
Perché?
Perché il referendum non mirava a delegittimare la magistratura ma a inibire le storture di alcuni meccanismi e di alcuni gruppi che, in fondo, danneggiano non solo i cittadini ma anche il lavoro di tanti bravi magistrati che non fanno un uso politico della propria funzione.
Per decenni, e per la gioia dell’Anm, sarà difficile riparlare di separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti. Ma per legge ordinaria cosa si potrebbe fare per incidere sul governo autonomo della magistratura?
Il referendum ha bocciato la costituzionalizzazione delle proposte del centrodestra e infatti i refrain della sinistra erano tutti sulla difesa della Costituzione. La possibilità di rivedere nell’ambito della legislazione ordinaria alcuni aspetti rimane aperto, ed è su questo che il centrodestra, come sempre, sembra spaventato dalla sinistra. Dovrebbe invece rilanciare. Anche sulla separazione delle carriere.
Probabilmente è difficile “imporre” il garantismo a elettori che chiedono sicurezza, ed è comprensibile che un partito che guarda al popolo come Fn si ponga questo problema. Ma cosa pensa del rischio che un eccessivo potere lasciato alla repressione, e quindi alla magistratura, continui anche ad alimentare lo spirito scandalistico di alcune indagini sulla politica, e quindi l’antipolitica, con una sempre più chiara disaffezione ai partiti e un sempre più forte calo della partecipazione alla vita pubblica, tutte conseguenze che lasciano il potere nelle mani delle élite, soprattutto economiche, anziché del popolo?
Non facciamo confusione tra piani diversi. Un conto sono la certezza della pena e la repressione dei reati violenti, che sono sempre più l’emergenza del Paese, specialmente nelle grandi città. Un altro conto è la presunzione di innocenza nell’ambito del processo penale per tutta una serie di reati che non costituiscono una minaccia quotidiana al vivere civile. E la sicurezza la ridaremo ai cittadini innanzitutto con la remigrazione e col pattugliamento delle zone ad alto tasso di violenza, con arresti in flagranza, che non riguardano ciò su cui da decenni a destra si chiede maggiore garantismo per i cittadini.
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