La campagna per il 'no' va fuori traccia
Video Pd per il 'no' con atleti curling, l'esperto: "Il vero rischio è strumentalizzare il referendum"
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L’analisi di Tiberio Brunetti, fondatore di Spin factor, una delle società più presenti nella comunicazione politica e istituzionale
Il video del Pd con gli atleti olimpici del curling a sostegno del ‘no’ al referendum sulla giustizia, pubblicato sui social e poi rimosso, continua a far discutere. Più che sulla polemica politica, è interessante soffermarsi sugli aspetti tecnici di questo tipo di comunicazione. L’Adnkronos ha chiesto un parere a Tiberio Brunetti, fondatore di Spin factor, una delle società più presenti nella comunicazione politica e istituzionale.
Cosa pensa del video e del messaggio che voleva far passare?
“Prima di tutto, una premessa: il lavoro di tutti va rispettato. Dietro alla comunicazione social c’è il lavoro di un team e spesso gli errori sono causati da sviste dovute alla velocità o anche alla pressione che il committente mette per avere molto engagement. In questo caso, però, è evidente il rischio di una strumentalizzazione eccessiva che lego proprio alla comunicazione sul referendum”.
Cosa pensa, in particolare, delle campagne che si stanno facendo per il referendum sulla giustizia?
“Chi sostiene il sì sta facendo una campagna corretta, che parla dei vantaggi della riforma. Chi sostiene il no sta andando fuori traccia: se vince il Sì resta Meloni, se vince il Sì vince la casta, se vince il Sì vince la supremazia della politica sulla magistratura… Il vero rischio che vedo è la strumentalizzazione del referendum, non c’entra lo sport e non c’entra il curling. La ricerca di like e di engagement fa andare fuori tema e il risultato che si rischia è che meno persone vadano a votare”.
Di chi sono le responsabilità, quando si incorre in errori del genere?
“Chi ha pensato di fare questo post strumentalizzando lo sport come può pensare di rafforzare il proprio consenso o di indebolire quello dell’altra parte? Ricordo che non stiamo facendo comunicazione di intrattenimento ma comunicazione politica. L’invito alla moderazione più che ai comunicatori e a consulenti politici va fatto ai committenti che chiedono di lavorare solo sulla crescita dell’engagement”.
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