Serve una politica che regoli i flussi migratori.
Abbiamo bisogno di manodopera qualificata e che di conseguenza occorre al più presto porre in atto una politica tale da regolare i flussi migratori, direttamente nei Paesi d’origine, impartendo un’adeguata istruzione e nel contempo bloccando l’immigrazione clandestina.
In evidenza
In questi giorni ci sono stati due eventi importanti per i numeri che hanno fornito:
– il rapporto sulla politica di bilancio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e
– la relazione del Presidente di Confcommercio.
Cominciamo da quest’ultima, dove il Presidente di Confcommercio ha scritto che: “Purtroppo, ancora oggi, dobbiamo registrare che le nostre imprese non trovano le competenze che servono: si stima che manchino quasi 260.000 lavoratori”.
L’Istat, nel suo ultimo comunicato, ha certificato, sempre numeri alla mano, l’inverno demografico che ci attende perché la diminuzione della popolazione prosegue ininterrottamente dal 2014 e il decremento registrato nel 2024 (- 0,6‰) è in linea con quanto osservato negli anni precedenti (- 0,4‰ del 2023 e – 0,6‰ nel 2022).
Con 1,18 figli per donna viene superato il minimo di 1,19 del 1995, anno nel quale sono nati 526.000 bambini contro 370.000 del 2024. Natalità, quindi, in discesa e, per fortuna , mortalità in forte calo per la rilevante crescita della speranza di vita: per il complesso della popolazione residente, la speranza di vita alla nascita è pari a 83,4 anni, quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023.
L’UPB – Ufficio Parlamentare di Bilancio – nella sua relazione certifica che il mercato del lavoro negli ultimi anni mostra una sorprendente capacità di generare occupazione, superando anche i livelli di pre-crisi. L’espansione dell’occupazione riflette una notevole riduzione del numero di individui inattivi e una marcata riduzione dei salari reali.
I salari reali sono diminuiti negli ultimi anni, a causa di un aumento dell’inflazione più rapido rispetto alle retribuzioni nominali.
Nel periodo successivo alla pandemia si è registrata una significativa transizione di persone, soprattutto inattive, verso un’occupazione con bassi salari; i flussi sono stati intensi soprattutto per donne (53% dei nuovi occupati), giovani e individui con istruzione elevata.
Un’analisi micro – econometrica delle caratteristiche individuali dei lavoratori e delle imprese indica che l’istruzione ha un ruolo preminente nello spiegare la produttività marginale. Dei 2,4 punti percentuali di variazione della produttività nel periodo 2014 – 2023, una quota preponderante è ascrivibile all’impiego di occupati con studi universitari o superiori, nelle fasce d’età più mature, nelle professioni intellettuali e nelle imprese grandi.
A fronte di tutto ciò però nel corso del 2024 il peso della tassazione è aumentato dal 41,4 al 42,6%, devastante aggiungo io, per il ceto medio e, non a caso, la Presidente del Consiglio, nei suoi ultimi interventi dai Commercialisti e in Confcommercio, ha promesso la riduzione del carico fiscale.
Il prof. Alberto Brambilla ricorda, infatti, che una piccola élite fiscale di benefattori si sacrifica per mantenere la sanità, la scuola e l’assistenza per tutti (“Il 60% non paga tasse, un 24% versa quelle appena sufficienti per pagarsi i servizi di base” e “il carico fiscale è sulle spalle del 17% della popolazione che dichiara redditi da 35 mila euro lordi l’anno in su”).
L’insieme di questi dati che cosa ci dice: che abbiamo bisogno di manodopera qualificata e che di conseguenza occorre al più presto porre in atto una politica tale da regolare i flussi migratori, direttamente nei Paesi d’origine, impartendo un’adeguata istruzione e nel contempo bloccando l’immigrazione clandestina.
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