Anno: XXVIII - Numero 50    
Mercoledì 11 Marzo 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Il referendum sulla “separazione delle carriere”

Il referendum sulla “separazione delle carriere”

Le statue che rappresentano la Giustizia presentano una donna bendata (“la legge è uguale per tutti”, il giudizio deve essere imparziale), che tiene in una mano una spada (la “lama tagliente” del potere).

Il referendum sulla “separazione delle carriere”

E nell’altra mano tiene una bilancia, con cui la giustizia deve giudicare. Su un piatto della bilancia mette gli elementi di prova portati dall’accusa, sull’altro piatto gli elementi portati dalla difesa. Il giudice giudicante deve essere equidistante come posizione di partenza, fra il requirente ed il difensore. Nei

sistemi tipici delle dittature, chi indaga ed accusa, è lo stesso di chi giudica – abbiamo la figura

dell’inquisitore.

La giustizia deve individuare e colpire i colpevoli, ma nel contempo deve evitare inutili e gravi sofferenze

agli innocenti sospettati, contro cui esistono magari indizi, ma non prove solide di colpevolezza.

Nel referendum del 22-23 marzo, chi voterà NO predilige la spada, soprattutto – e specialmente l’abilità

del potere giudiziario di colpire i politici corrotti.

Chi voterà SI’ predilige la bilancia, pensa che i giudicanti devono essere imparziali e staccati dai requirenti, come sono comunque distaccati dai difensori, perciò ci vuole la separazione delle carriere.

Lo ha detto anche il famoso Pm Antonio di Pietro, favorevole alla separazione delle carriere, “se l’arbitro appartiene ad una della due squadre in campo, non c’è partita”.

E’ da considerare non solo il modo in cui si combinano i requirenti ed i giudicanti in fase dibattimentale.

Ma anche nella fase delle indagini preliminari, in cui il Pubblico Ministero, requirente, che dirige le

indagini della polizia, deve chiedere la controfirma del Giudice (giudicante) delle Indagini Preliminari (il

GIP), per emettere un ordine di cattura (“custodia cautelare”) contro un sospettato, “indagato”, da catturare sulla base di alcuni indizi – sia pur “gravi e concordanti” – di possibili colpevolezza, e di trattenerlo in carcere in attesa di ulteriori indagini. Passano spesso lunghe settimane, a volte mesi, in carcere, per poi essere riconosciuti del tutto innocenti, pur avendo avuto la vita – lavorativa, finanziaria, familiare, nonché la reputazione – rovinata dalla brutissima esperienza. Ogni anno il Ministero della Giustizia si ritrova a dover sborsare milioni di euro per compensare le circa 1000 vittime innocenti di “ingiusta detenzione”.

Visto che sono colleghi, nella stessa carriera, tutt’e due magistrati, è pensabile che vi possa essere un

pericolo che il GIP si fidi un po’ troppo del buon senso del “confratello”, e metta la firma, senza porsi

troppe domande?

Esempio clamoroso è stato il famigerato caso Tortora, negli anni ’80. Il popolarissmo conduttore televisivo (arrivava a 28 milioni di spettatori), veniva arrestato e processato, con l’accusa di essere un camorrista e trafficante di droga. Contro di lui vi erano le testimonianze di camorristi “pentiti”. Fra questi uno detto “O animale”, il quale, in carcere uccise un altro detenuto, e ne mangiò parte delle interiora. Un Pubblico Ministero, giudice requirente, durante il dibattimento, esclamò ad un certo punto, “Ma l’istruttoria è divina!” (Si è saputo che 30 anni dopo egli ha detto di essersi rammaricato di questo…). Se fosse così, sarebbe stato “blasfemo” dubitare delle accuse. Ci si sarebbe aspettato che durante il processo, uno dei difensori avesse detto “Ma signori della corte, come si fa a condannare uno sulla testimonianza di un cannibale?!” Invece non solo nel processo nessuno osò usare questa parola, ma neanche nei reportage sui media veniva usata. Solo alla fine di tutto il procedimento, mi ricordo che Giorgio Bocca scrisse che i giudici avevano dato credito ad un “antropofago” (parola che vuol dire esattamente cannibale, ma più “erudita” e quindi forse meno comprensibile dai più…).

Al momento della sentenza, Tortora guardò i giudici negli occhi, e disse loro: “Io sono innocente. E spero

dal profondo del mio cuore che lo siate anche voi”.

Invece i giudici giudicanti ritenevano che la presentazione contro Tortora dei colleghi requirenti fosse

giusta, e gli diedero 10 anni.

I media, i colleghi di Tortora, erano per lo più colpevolisti. Poi ad un certo punto, il rispettatissimo

commentatore Enzo Biagi, scrisse un pezzo – “E se Tortora fosse innocente?” La marea dell’opinione

pubblica cominciò a cambiare.

Ed infine con il processo di Appello, egli fu assolto.

Ma nel frattempo si era fatto 3 anni e 3 mesi di detenzione preventiva – di cui una parte in libertà poiché

era stato eletto al Parlamento Europeo nelle liste radicali. Si era comunque dimesso rinunciando all’immunità, tornato in Italia, arrestato a Milano, e poi condannato in primo grado, appunto a 10 anni.

Dopo l’assoluzione in appello, il caso Tortora si è rivelato una catastrofe giudiziaria. Oltre all’assurda rivendicazione in aula di “divinità” per l’istruttoria, gli strafalcioni nell’inchiesta erano clamorosi. Numerosi arresti per omonimia, lasciati in carcere anche per settimane. Un appunto scritto malamente a mano nell’agenda di un camorrista, “Enzo Tortona” è stato letto come “Enzo Tortora”, ma per molti lunghissimi

mesi nessuno si è dato la briga di comporre quel numero e scoprire se corrispondeva ad un signor Tortona o Tortora…

Ora, ci si può domandare, perché la sinistra appoggia l’Associazione Nazionale Magistrati per non separare i magistrati requirenti dai magistrati giudicanti, ma per tenerli tutti nella stessa corporazione?

Sin dal 1948, fino ai primi anni ’90, la sinistra italiana, la cui componente più grande era il Partito

Comunista, ha cercato di superare il suo grande avversario, la Democrazia Cristiana, nelle elezioni.

Non è mai riuscito a compiere l’agognato “sorpasso” elettorale. Nel 1975, alle elezioni regionali, sembrava che sommando tutti i voti regionali, vi fosse molto vicino. L’anno dopo c’erano le elezioni politiche per il Parlamento. Sembrava che fosse il momento buono.

Invece le forze di centro-destra si sono strette intorno alla DC, ed il sorpasso non c’è stato. Il celebre

giornalista Indro Montanelli ha detto “Turatevi pure il naso, ma a tutti i costi votate DC!” E così è stato, la Dc ha mantenuto la prima posizione, anche con i voti di chi solitamente votava per altri partiti della stessa area.

Per gli anni 50, 60, 70 e 80, la sinistra, con la componente comunista dominante, teneva una postura ideale di ammirazione per la rivoluzione sovietica, perciò piùttosto contro – tendenzialmente ed idealmente – lo Stato, lo “Stato borghese”, che non a favore di esso. Di fatto poi il Partito Comunista ha deciso invece di serrare i ranghi a difesa dello Stato italiano, soprattutto verso la fine degli anni 70 nel momento del

rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Aveva anche adottato la politica del “compromesso storico”, dando un sostegno proprio al governo della Democrazia Cristiana.

Ora la magistratura è la “lama tagliente” del potere Statale. E’ l’unico ente abilitato ad infliggere un danno materiale, anche fisico se oppongono resistenza, sui corpi dei cittadini, e privarli della libertà personale, rinchiudendoli in carcere. Una cosa che, fatta da chiunque altro, sarebbe “sequestro di persona” – un reato.

Ma fatta da loro, è considerato un atto di giustizia. Max Weber, sociologo, attribuiva allo Stato il

“monopolio della violenza legale” nella società. Ed in Italia, questo monopolio è gestito interamente dalla magistratura, che comanda anche la polizia nella fase di indagini preliminari.

Negli anni la magistratura ha dovuto anche offrire un servizio di “supplenza” per molte cose che i politici e le altre parti dello Stato sembravano incapaci di fare. E poi fronteggiare la mafia, il terrorismo di destra e di sinistra, il sottobosco torbido dei rapporti loschi fra affari e politica… Alcuni magistrati, eroici, hanno

pagato con la vita il loro impegno. La reputazione della categoria era alta nell’opinione pubblica.

Ma, sempre negli anni ’80, come si è detto, è scoppiato il “caso Tortora”. Enzo Tortora, conduttore dello show “Portobello”, era seguito in TV da 28 milioni di spettatori. A prima vista le accuse contro di lui non avevano credibilità.

La reputazione della magistratura si abbassava. Finalmente il Parlamento riusciva a far partire un progetto di riforma della procedura penale (anche se non dell’ordinamento), che era stata bloccata con il codice

Rocco dai tempi del fascismo. Si parlava di introdurre il “sistema accusatorio” in Italia, e i media dicevano  “Avremo anche noi il processo alla Perry Mason?”

Non si riusciva però a mettere mano ad una riforma dell’ordinamento giudiziario, a toccare i poteri della

magistratura stessa, pur introducendo qualche nuova regola sulla procedura, come spiegava il Senatore Giuliano Vassalli, considerato il “padre del nuovo codice”, in un’intervista al Financial Times.

Poi, nei primi anni 90, alcuni magistrati di Milano, il famoso “pool” della Procura. cominciarono a  indagare più a fondo sulla corruzione nei rapporti fra politici e il mondo degli affari, ad iniziare i processi e gli arresti con ordini di carcerazione preventiva. Si vedevano dirigenti democristiani umiliati in TV, anche con schiavettoni ai polsi. Presidenti di società a Partecipazione statale finirono in galera, uno è morto asfissiato con una busta di plastica.

In poco tempo i magistrati hanno distrutto la Democrazia Cristiana. Il leader del Partito Socialista, Bettino Craxi, che era stato il capo del governo più longevo d’Italia dopo Mussolini, è dovuto fuggire in Tunisia,

Paese con cui non vi era un trattato di estradizione, dove è vissuto per il resto della sua vita. Se fosse tornato in patria, avrebbe finito in galera.

La magistratura, “la lama tagliente” del potere statale, è riuscita a fare in alcuni mesi quello che la sinistra, nelle competizioni elettorali contro il centro-destra, non era riuscito a fare in quarant’anni.

Il vuoto creato nell’area del centro-destra veniva presto colmato da Berlusconi, che in soli sei mesi riuscì a fondare un partito, Forza Italia, costruire alleanze con altri, Bossi e Fini, e vincere le elezioni. Seguiva un periodo di “alternanza”, in cui governi di centro-destra si alternavano a governi di centro-sinistra, in cui il Partito Comunista assunse nuovi nomi, finendo ora come Pd.

Si capisce che molti nella sinistra hanno aperto il loro cuore alla magistratura, la quale le ha aperto la porta al potere! E adesso sostiene l’Associazione Nazionale Magistrati, che fa la campagna referendaria per il NO alla nuova legge che separa chi indaga e accusa, da chi giudica. Oggi vi è un governo che ha la forza politica di portare una legge che tocca i poteri della magistratura, separando gli inquirenti/requirenti dai giudicanti. Visto che ciò comporta qualche modifica del testo della Costituzione, la legge deve essere confermata dal popolo in un referendum.

Ora con il referendum, tocca ai cittadini decidere se vogliono una giustizia vista soprattutto come LAMA

tagliente del potere statale, contro la criminalità ed il malaffare; oppure dove prevale la bilancia

di giustizia, dove chi deve giudicare mette gli elementi di prova portati dall’accusa su uno dei piatti, e

quelli portati dalla difesa sull’altro piatto, li soppesa, e poi con animo imparziale, decide.

di Torquil Dick-Erikson (c) 10/3/26

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.