I bambini vittime della guerra.
A Gaza e altrove.
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In centinaia di migliaia li abbiamo visti sfilare nelle città grandi e piccole dell’Occidente opulento per dire no alle morti innocenti di bambini, a Gaza e ovunque è in corso una guerra. Per la verità “ovunque” è una mia speranza. Infatti, nessuno ha manifestato per i bambini morti nelle città e nei borghi dell’Ucraina, come nessuno si è mobilitato per i cristiani uccisi in Africa, giorno dopo giorno, come se fosse normale. E così mi viene da pensare che quei volonterosi difensori della vita spenta dalle armi a Gaza, e qua e là per il mondo, si muovono sul filo dell’ipocrisia perché altrettanto impegno non mettono nel condannare il genocidio che si perpetra giorno dopo giorno quando viene impedito ad un bambino di nascere.
Silenzio! Tacete, falsi difensori della vita, capaci di commuovervi per un bimbo falciato da una raffica di mitra o dilaniato da una bomba ma non da un drone o da un missile russo o bruciato vivo in una chiesa o sul suo sagrato.
Silenzio! Non amate la vita se distinguete fra un bimbo ucciso e uno che non viene fatto nascere. Dov’è la differenza? In ogni caso c’è un cuore che batte, che viene fatto tacere.
Silenzio! Voi donne alle quali è stato concesso il privilegio di dare la vita, che sgorga dalle nostre viscere, che è parte di voi e che ve ne private come se fosse un bubbone inanimato.
Silenzio! E vergogna agli stati che non difendono la vita aiutando le mamme a non abortire, al di là dei casi straordinari nei quali la vita della donna può essere seriamente in pericolo.
Avete creato una società della morte che non ha speranza. Quello dei bambini morti e non fatti nascere non è un problema religioso o solamente religioso. È il senso della vita che si è perso, che dimostra che non c’è fiducia nel futuro, che siete destinati a morire. Tutti.
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