Anno: XXI - Numero 117    
Lunedì 1 Giugno 2020 ore 16:00
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Gli I.S.A. contro tutti, o tutti contro gli I.S.A.?

Contributo di Roberto Vaggi (Direttore Generale Istituto Nazionale Tributaristi)

Gli I.S.A. contro tutti, o tutti contro gli I.S.A.?

Gli Studi di settore hanno rappresentato indubbiamente una calamità nel mondo fiscale-tributario ed ancor più per quegli addetti ai lavori che si sono trovati per anni, dopo avervi speso montagne di ore di lavoro, a dover giustificare di fronte ai clienti delle risultanze fantasiose e gravanti a volte pesantemente sui loro portafogli.  Gli intermediari fiscali riconosciuti dal Ministero delle Finanze per il tramite dell’ Agenzia Entrate come propri interlocutori sono una moltitudine; sperando di non far torto a nessuna categoria ricordiamo fra loro gli appartenenti alle varie associazioni di Tributaristi, i Consulenti del Lavoro, i Revisori Legali, le Società di servizi, i CAF, gli Avvocati Tributaristi, gli Agronomi e gli Agrotecnici, i Geometri e altri ancora. Oltre naturalmente agli iscritti all’Albo unico dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, che pure costituiscono parte autorevole, anche numericamente, della però ben più ampia platea degli intermediari fiscali. Non tutti costoro seguono con attenzione ed interventismo dialettico l’elaborazione delle leggi che incidono sul settore e, più o meno pesantemente, vi ricadono. Certamente lo fa l’Istituto Nazionale Tributaristi (I.N.T.) che, anche a proposito degli I.S.A. (Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale), che hanno sostituito gli antichi Studi di settore cui nessun governo ha avuto il coraggio di praticare l’auspicata eutanasia, come annunciato invece in diversi momenti da rappresentanti di governo fra quelli che si sono via via succeduti. L’I.N.T. infatti, per parte sua, ha più volte evidenziato, sia nelle sedi istituzionali sia sugli organi di informazione, che quegli indici costituiscono un pericolo per le già malferme condizioni di molte partite Iva, e comunque non mantengono la promessa di certificare l’affidabilità delle dichiarazioni dei redditi. Ancora, abbiamo reiteratamente denunciato che con gli I.S.A., né si sarebbero risolte le difficoltà di rapporto tra lo Stato ed i contribuenti (non bastando l’uso di termini stranieri miracolosi quali compliance) né si sarebbe cessato di creare imponibilità fiscale inesistente, e quindi disagi, contenzioso e nuovi costi. Insomma, questo nuovo strumento, pur agendo in modo sostanzialmente diverso, sembra non essere in grado di superare i difetti propri degli Studi di settore. Ed è qui che appaiono dei titoloni sulla stampa di settore annuncianti “lo sciopero dei commercialisti” cui non corrisponde, come tante volte accade, sintonìa con i contenuti degli articoli stessi. Infatti, approfondendo, si scopre che la protesta impropriamente qualificata come “sciopero” consisterà, da un lato, nel tardivo invio dei propri F24 per un giorno (dal 30 settembre al 1° ottobre), soltanto dei propri, poichè tutti sappiamo che per nessuna ragione, se non un black-out nazionale totale, l’Agenzia Entrate accetterebbe supinamente il mancato pagamento degli F24. E la seconda protesta consisterà nel non partecipare alle udienze in Commissione Tributaria per otto giorni (dal 30 settembre al 7 ottobre). Né è chiaro come possa incidere questa seconda misura nei processi in corso con riferimento al dettato dell’art. 12 del D.Lgs. 546/1992, che è una norma chiara e imperativa. Ma, nel rispetto delle decisioni altrui, ciò che qui ci preme rilevare è l’atteggiamento dei Dottori Commercialisti che,  anche in questo caso, preferiscono ignorare che su questo specifico argomento invece di organizzare azioni, che si suppongono dirompenti, da parte dei soli aderenti alle loro sigle sindacali, avrebbe potuto assumere un’eco ben maggiore una protesta concordata con tutti gli altri intermediari fiscali comunque coinvolti nelle storture congenite e applicative degli I.S.A.. A fronte di una problematica così universale, una protesta corale potrebbe ben essere più efficace che non un atteggiamento solipsistico, seppure proveniente dal più noto e riconosciuto Ordine professionale dell’universo contabile.  L’I.N.T., che si è sempre presentato come un’associazione dialogante nell’interesse dei propri aderenti e dei contribuenti tutti, nell’ovvio rispetto delle competenze di ciascuno, ancora una volta ribadisce qui la propria disponibilità in tal senso.

 

 

 

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