Anno: XXVIII - Numero 32    
Venerdì 13 Febbraio 2026 ore 15:00
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E sulle pensioni arriva Elsa.. Meloni

Questo significa che tutto il sistema previdenziale va rivisto dalle fondamenta, oggi e non domani.

E sulle pensioni arriva Elsa.. Meloni

“Il Presidente comunica che il Governo ha presentato due richieste di riformulazione, la prima relativa all’emendamento 1.1 (testo 2) e frutto delle interlocuzioni tra il Ministro dell’economia e delle finanze e la Banca centrale europea, e la seconda riferita agli emendamenti 36.0.24, 45.0.43 (testo 3), 45.0.53, 59.0.16, 59.0.29, 62.0.6, 98.0.115, 59.0.49, 60.0.20, 109.6, 112.54 (testo 2), 112.55 (testo 2) e 112.58 (testo 2). All’accoglimento di tali riformulazioni il Governo subordina il parere favorevole sui relativi emendamenti.

I rispettivi presentatori accettano le richieste di riformulazione del Governo, e presentano pertanto la proposta 1.1 (testo 3), nonché gli identici emendamenti 36.0.24 (testo 2), 45.0.43 (testo 4), 45.0.53 (testo 2), 59.0.16 (testo 2), 59.0.29 (testo 2), 62.0.6 (testo 2), 98.0.115 (testo 2), 59.0.49 (testo 2), 60.0.20 (testo 2), 109.6 (testo 2), 112.54 (testo 3), 112.55 (testo 3) e 112.58 (testo 3), pubblicati in allegato.” (Fonte: Senato).

Con l’emendamento del Governo depositato al Senato ieri, 16 dicembre, arriva una stretta sulle pensioni, mentre non si ha notizia del progetto di riforma previdenziale dell’INPS che doveva uscire già ad ottobre e, quello promesso dal CNEL, non vede ancora la luce.

L’emendamento del Governo estende la cd. finestra mobile, cioè il tempo di attesa fra la maturazione dei requisiti e l’uscita effettiva dal lavoro.

Oggi si dovevano attendere 3 mesi, dal 2032 la finestra si aprirà dopo 4 mesi, che diventeranno 5 nel 2034, per arrivare a 6 nel 2035, il tutto con un consistente risparmio di spesa calcolato in 393 milioni di euro nel 2032, 494 milioni nel 2033, 1,099 miliardi nel 2034, per arrivare a 1,4 miliardi nel 2035.

Parallelamente, l’emendamento governativo introduce una sterilizzazione parziale dei riscatti degli anni di laurea che agiscono sul calcolo dei requisiti previdenziali.

L’emendamento prevede che, per il conseguimento dei requisiti pensionistici, dall’anzianità contributiva riscattata si cancellino 6 mesi per i soggetti che maturano i requisiti nel 2031, 12 mesi per i soggetti che maturano i requisiti nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi nel 2034, per arrivare a 30 mesi nel 2035.

L’ufficio studi della CGIL ha calcolato che, con la sommatoria di queste misure restrittive, nel 2035 serviranno fino a 46 anni e 3 mesi di contribuzione per andare in pensione.

Un’altra misura prevede che dal 1° luglio 2026 per i lavoratori neo assunti nel privato, scatti il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare e cioè una sorta di silenzio assenso al contrario, con la possibilità per il lavoratore di rinunciare a questa adesione automatica entro 60 giorni.

In buona sostanza per i nuovi assunti, in via automatica, il TFR transiterà dall’INPS ai fondi pensione per finire sui mercati finanziari, accollando il rischio sul lavoratore.

Proprio recentemente l’ufficio studi di Itinerari Previdenziali ha certificato che la rivalutazione del TFR, come rendimento medio annuo composto, sul periodo di 3 anni, 5 anni e 10 anni è stata superiore al rendimento di tutti i fondi pensione e quindi, a mio giudizio, i neo assunti avranno tutto il diritto di valutare attentamente se rinunciare al versamento del TFR nei fondi pensione.

Tutte queste restrizioni, non sono però arbitrarie, ma rispondono alla logica per la quale, con gli attuali sviluppi demografici, caratterizzati dall’aumento dell’età media e dell’inverno demografico, nessun sistema previdenziale è in grado di reggere l’usura del tempo.

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