Anno: XXVIII - Numero 11    
Lunedì 19 Gennaio 2026 ore 13:15
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C’è una svolta autoritaria in Italia?

Per prima cosa ho posto la domanda alla IA di Google che cosi risponde.

C’è una svolta autoritaria in Italia?

“Il dibattito su una possibile “svolta autoritaria” in Italia è acceso all’inizio del 2026, alimentato da riforme istituzionali e dati sulla libertà di stampa, sebbene le opinioni restino divise tra critiche di opposizione e difese governative.

Ecco i punti principali della situazione attuale:

  1. Riforme Istituzionali e Costituzionali

Premierato: La riforma per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio continua a essere al centro delle polemiche. I critici sostengono che possa indebolire il ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica, portando a una “democrazia autoritaria” dove il potere è eccessivamente concentrato.

Riforma della Giustizia: A gennaio 2026, lo scontro si è intensificato attorno al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Mentre il governo presenta queste riforme come un rafforzamento della democrazia, associazioni di magistrati e partiti d’opposizione denunciano il rischio di un controllo della politica sulla magistratura.

  1. Libertà di Stampa e Informazione

L’Italia ha registrato segnali di arretramento nei monitoraggi internazionali: Classifica RSF: Nel World Press Freedom Index 2025, l’Italia è scesa al 49° posto su 180 paesi.

Cause del calo: Il peggioramento è attribuito alla crescente ingerenza politica nei media pubblici, alla cosiddetta “legge bavaglio” che limita la pubblicazione di atti giudiziari e alle pressioni economiche sui giornalisti.

  1. Indici di Democrazia

L’Italia è spesso classificata come una “democrazia imperfetta” secondo il Democracy Index dell’Economist. Nel 2025, alcuni analisti hanno evidenziato un arretramento dovuto alla polarizzazione politica e a restrizioni percepite nella partecipazione democratica.

Sintesi delle posizioni

Critiche: Sindacati (come la Cgil), costituzionalisti e opposizioni parlano di un attacco ai pesi e contrappesi della democrazia italiana e di un governo “allergico al controllo”.

Difesa: La maggioranza di governo respinge queste accuse, definendo le riforme necessarie per garantire stabilità e governabilità, e sostenendo che non vi sia alcun rischio reale per le libertà civili.

In conclusione, più che una svolta autoritaria conclamata, nel 2026 si osserva un forte scontro istituzionale sulla trasformazione dell’assetto democratico del Paese.”

In questa ultima tornata di tempo abbiamo registrato: l’abolizione dell’abuso di ufficio, la riforma della cd. separazione delle carriere, la riforma della Corte dei conti con riduzione della responsabilità contabile, provvedimenti sulla sicurezza.

Secondo il Forum “disuguaglianze diversità”, “i segnali di una svolta autoritaria nel nostro Paese e in Europa sono, infatti, incombenti e riguardano differenti ambiti.

In Italia sono moltissimi: la progressiva sostituzione dello Stato sociale con lo Stato penale (plasticamente rappresentata, tra l’altro, dai numeri del carcere e dalla qualità della vita al suo interno); l’attacco alle tutele del lavoro (quando c’è); il controllo repressivo delle migrazioni, della marginalità e del dissenso; la verticalizzazione e la centralizzazione del potere nelle istituzioni (obiettivo dichiarato anche delle riforme costituzionali in discussione); il rilancio della militarizzazione come volano di crescita e cambiamento del senso comune e molto altro ancora”.

La mia è una visione un po’ diversa nel senso che al lassismo previgente, si sta, faticosamente, cercando un argine, reintroducendo concetti di sicurezza per i cittadini, prima smarriti. Questo può dare l’impressione di una svolta autoritaria, mentre ci si muove pur sempre all’interno di una democrazia che è cosa diversa dall’anarchia.

I colossi del web sono diventati terra di nessuno, porti franchi e questo non va bene.

La “favola” della rete libera e democratica non regge più. La democrazia non è anarchia e non si può sdoganare il concetto che libertà di espressione e libertà di insulto siano la stessa cosa, l’uno vale uno. La stretta è indispensabile: che sia attraverso norme, interventi delle autorità o misure di altro genere, sicuramente qualcosa va fatto.

Donatella Di Cesare (professoressa ordinaria di filosofia teoretica all’Università la Sapienza di Roma) nel suo Democrazia e anarchia, il potere nella Polis (Einaudi 2024) scrive: “Il problema democratico della stagnante conflittualità del popolo si rispecchia oggi nel conflitto dei partiti politici in competizione e non in collaborazione. Essendo il popolo variegato, si costituiscono gruppi partitici, rappresentanti a tutela di interessi necessariamente faziosi. E i gruppi partitici hanno leader più o meno carismatici. La politica fondata sulla leadership partitica fa sempre sì che nel conflitto democratico un leader conquisti consensi e lì il suo potere diventa comando accettato e condiviso. Questo implica comando e obbedienza, supremazia carismatica, ovvero l’archè ripristinato nelle democrazie liberali. Questo archè neutralizza la forza del Kratos del demos, o meglio la ammansisce, tra promesse e seduzioni, lavorando sulle paure e sulle speranze, che arrestano la dirompenza del confronto democratico extraparlamentare, svilendola ad una attesa immobile e depoliticizzata del popolo frazionato del mantenimento di promesse che rispondano alle speranze delle rispettive fazioni e sventino le loro paure. Perciò la democrazia liberale attuale è politicamente divisiva e paralizzante nel modo più assoluto che si possa immaginare.

 

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