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Von der Leyen lancia l’app Ue per verificare l’età online: «È pronta»

Bruxelles presenta la soluzione europea per l’accesso ai contenuti online: sarà open source, tutela la privacy e punta a proteggere i minori senza rivelare altri dati personali.

Von der Leyen lancia l’app Ue per verificare l’età online: «È pronta»

La Commissione europea accelera sulla protezione dei minori in rete e annuncia che la sua app Ue verifica età è tecnicamente pronta. A presentarla è stata la presidente Ursula von der Leyen, che insieme alla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha illustrato la soluzione europea per la verifica dell’età nell’accesso ai contenuti online. La novità, nelle intenzioni di Bruxelles, serve a dare una risposta tecnica uniforme a livello europeo su uno dei temi più delicati della sicurezza digitale: impedire ai minori l’accesso a contenuti nocivi o illegali senza comprimere la privacy degli utenti. La Commissione aveva già presentato nel luglio 2025 le linee guida sulla protezione dei minori online e il primo prototipo di una soluzione di age verification nell’ambito del Digital Services Act.

Von der Leyen ha spiegato che l’app funzionerà in modo simile a un controllo d’identità nel mondo fisico. In sostanza, l’utente potrà dimostrare di avere l’età necessaria per accedere a un servizio online, proprio come accade in un negozio quando viene richiesto un documento per acquistare alcolici. Il punto che Bruxelles rivendica come decisivo è però un altro: il sistema dovrebbe consentire di certificare l’età senza rivelare ulteriori dati personali. La Commissione presenta questa impostazione come coerente con una soluzione privacy-preserving, cioè costruita per minimizzare la circolazione di informazioni sensibili e allineata agli standard europei di tutela dei dati. Questo obiettivo era già al centro del blueprint europeo pubblicato nel 2025, pensato per permettere agli utenti di dimostrare di essere sopra i 18 anni senza condividere più dati del necessario.

Nel dettaglio, la presidente della Commissione ha detto che l’app sarà facile da configurare, perché potrà essere attivata attraverso il passaporto o la carta d’identità. Una volta completata la configurazione, gli utenti potranno utilizzare il sistema per dimostrare la propria età quando accedono ai servizi online. Bruxelles insiste sul fatto che si tratta di uno strumento aperto a tutti, non soltanto ai minori o ai loro genitori, e che il sistema sarà open source. Anche questo aspetto non è secondario, perché l’approccio europeo punta a offrire un modello riutilizzabile dagli Stati membri e integrabile con le piattaforme digitali. I documenti tecnici della Commissione già pubblicati indicano infatti una soluzione basata su standard aperti e concepita per essere adattata ai sistemi nazionali e, in prospettiva, ai futuri portafogli di identità digitale europei.

Von der Leyen ha poi lanciato un messaggio diretto alle piattaforme: con questa soluzione, ha sostenuto, non ci saranno più scuse per non proteggere i minori. È una frase politicamente importante, perché inserisce la nuova app in una strategia più ampia di enforcement del Digital Services Act. La Commissione aveva già chiarito che la verifica dell’età è uno degli strumenti utili per ridurre i rischi cui i minori sono esposti online, insieme ad altre misure come il controllo della visibilità dei profili più giovani e la riduzione dell’esposizione a contenuti dannosi. L’obiettivo resta quello di trasformare l’obbligo generale di tutela previsto dal DSA in strumenti concreti e uniformi.

Sul fronte dei Paesi coinvolti, la presidente della Commissione ha indicato Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Irlanda come Stati all’avanguardia nell’integrazione dell’app nei loro futuri portafogli digitali nazionali. I dati già pubblici mostrano che la fase pilota del progetto era partita nel 2025 con cinque Paesi tester, cioè Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca. Il nuovo annuncio suggerisce ora un allargamento del fronte dei governi pronti a usare questa soluzione nel proprio ecosistema digitale. In parallelo, la Commissione continua a collegare lo sviluppo dell’app al percorso del EU Digital Identity Wallet, il sistema europeo di identità digitale che ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione di cittadini, residenti e imprese.

La partita, però, non è solo tecnologica. Von der Leyen la presenta apertamente come una questione di diritti, affermando che nell’Unione europea i diritti dei bambini vengono prima degli interessi commerciali. È un passaggio che mira a spostare il confronto dal terreno della semplice innovazione digitale a quello della responsabilità delle grandi piattaforme. L’idea è che il mercato non possa essere lasciato libero di autoregolarsi quando in gioco ci sono minori, salute mentale ed esposizione a contenuti dannosi. La stessa Commissione, nel 2026, ha collegato la protezione dei minori online anche a un panel speciale sulla sicurezza dei bambini in rete e ad altre iniziative sul benessere digitale.

 

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