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Test medicina, su “concorsone” e numero chiuso si accende il dibattito

Chi fa ostacolo è l’università… o meglio, alcune università che temono di perdere manodopera a basso costo nei policlinici e nelle strutture collegate.

Test medicina, su “concorsone” e numero chiuso si accende il dibattito

Fa storcere già il naso il test di medicina cartaceo che quest’anno si terrà in presenza il 28 maggio e 30 luglio nelle sedi d’ateneo in sostituzione del TolC. Venti giorni prima di ogni prova sarà infatti messo pubblicamente a disposizione dal Consorzio Interuniversitario Cisia un database di 3500 domande a risposta multipla tra fisica, matematica, biologia, logica, cultura generale: da quelle verranno pescate le 60 del test. Chi studia bene prima, avrà molte chance di farcela nei 100 minuti della prova. Ma non sarà automaticamente un buon medico, come ha spiegato Anaao Assomed in una recente audizione in Senato.

«Il medico deve ragionare e non memorizzare. Prove mnemoniche tipo “mental coach” o test di teoria per la patente di guida non selezionano necessariamente studenti entusiasti. Anzi c’è il rischio che ci sia una media punti molto alta con difficoltà nel procedere ad esclusioni», dice Giammaria Liuzzi, segretario Anaao Giovani. In ogni caso, il TolC-Med non si farà più. Il Tar Lazio lo ha bocciato e difficilmente il Consiglio di Stato lo riabiliterà. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha affermato che la programmazione di lungo periodo per i futuri medici del Servizio sanitario è passaggio obbligato. Lo ha detto pure il Tribunale amministrativo “bacchettando” i calcoli ministeriali pregressi. Nella sentenza 863 però a finire nel mirino dei magistrati è la modalità concorsuale.

Due i problemi. «Primo, l’equalizzatore, un algoritmo di punteggio che non dava a tutte le risposte esatte lo stesso valore di “1” ma se la domanda era difficile in quanto c’erano state poche risposte esatte attribuiva un coefficiente aggiuntivo variabile che a sua volta si prestava a dubbi e recriminazioni. Secondo, il fatto che siano uscite le stesse identiche domande nei due test online consecutivi ha messo in grado chi aveva espletato la prova precedente di avvantaggiarsi, una volta saputa la risposta». Ora si torna al test in presenza, «e siccome il tempo per preparare le domande è poco si farà riferimento al database di quest’anno, e lo si renderà pubblico. Anaao Assomed chiede che allo studente non sia già nota la domanda con risposta, bensì la bibliografia su cui prepararsi». Dice Liuzzi. E sottolinea: «In questo modo lo studente è chiamato a ragionare per dare la risposta esatta, e nello stesso tempo studiando si rende conto se la medicina gli piace, capisce la sua predisposizione».

Finito il 2024 che cosa accadrà? Con altre associazioni, Anaao Assomed è stata chiamata a dire la sua in Senato su quattro disegni di legge (915-916-942 e 980) che prefigurano l’immatricolazione in un corso di laurea – Medicina, Chimica o Scienze infermieristiche – di tutti gli aspiranti medici e, dopo sei mesi, la “tagliola”: esami di chimica, fisica, anatomia, biologia e passaggio a Medicina di chi ha i punteggi più alti. «Abbiamo detto che il semestre illude lo studente e ne sollecita per lo più le capacità mnemoniche, e che anatomia o citologia non si insegnano online, ma serve l’accesso ai laboratori di un numero di studenti più elevato delle possibilità di molte sedi. Inoltre c’è il rischio di avere ricorsi a valle degli esami di selezione in relazione ai criteri con cui lo studente escluso ritiene che professori diversi attribuiscano punteggi diversi. Anaao Assomed propone, quale selezione senza disparità di trattamento, dei test d’ingresso nazionali come il “concorsone”, ma effettuabili anche due volte l’anno, con quiz a risposta multipla su temi sovrapponibili a materie mediche. L’aspirante medico potrebbe essere indirizzato a prepararsi su una bibliografia nota cui sarebbe opportuno associare un corso pubblico online organizzato dal MUR, così da non disperdere migliaia di euro in corsi di preparazione privati. Inoltre per preparare studenti motivati si dovrebbe scommettere di più sul “liceo biomedico”: ci sono progetti pilota già in corso.

Quello che non si deve fare – conclude Liuzzi – è pensare che se aumentiamo oggi i posti a Medicina, gli studenti immatricolati che usciranno specialisti nel 2035, avranno le stesse chance di oggi di lavorare come dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Per quegli anni, i pensionamenti di colleghi anziani saranno finiti. E già oggi, a tamponare le falle negli ospedali medi e piccoli, si riuscirebbe assumendo i 32 mila specializzandi con le norme vigenti. La volontà dei colleghi c’è.

Doctor 33

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