Anno: XXVIII - Numero 200    
Mercoledì 21 Ottobre 2026 ore 13:30
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Sei Regioni in pressing su Schillaci.

Mancano almeno 3 miliardi per la Sanità pubblica.

Sei Regioni in pressing su Schillaci.

Si muovono i governatori di centrosinistra: servono 5,5 miliardi per il Fondo sanitario nazionale per stessa ammissione del ministro della Salute, ma in manovra non si arriva a 2,5 miliardi. Dopo le critiche della Corte dei conti sulle liste d’attesa come “criticità strutturale”, Schillaci vede il bicchiere mezzo pieno: “Riconoscono che c’è finalmente una legge per affrontare il problema”

“Il governo ascolti il proprio ministro della Salute”. È l’appello che arriva dai presidenti delle Regioni Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna), Eugenio Giani (Toscana), Roberto Fico (Campania) e Antonio Decaro (Puglia) che, in una comunicazione congiunta, tornano a ribadire “l’assoluta centralità del bisogno di finanziare adeguatamente la sanità pubblica italiana, contrariamente alle risorse che il Governo starebbe pensando di stanziare nella manovra per il 2027”. È stato lo stesso Orazio Schillaci, infatti, a indicare in 5,5 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per sostenere il Fondo sanitario nazionale. Eppure, secondo le ultime indiscrezioni, nella prossima Finanziaria sarebbero disponibili poco meno di 2 miliardi e mezzo. “Una distanza evidente e inaccettabile tra i bisogni del Servizio sanitario nazionale e le risposte che il governo sembra voler dare”, dicono all’unisono i firmatari della richiesta, che riceve il plauso di Elly Schlein.

“Facciamo nostro il grido di allarme e l’appello che i presidenti di sei Regioni hanno rivolto al governo, tornando a chiedere di finanziare adeguatamente la sanità pubblica italiana”, ha ribadito la segretaria del Partito Democratico. “Ed è incredibile che si debba ricorrere ad appelli e invocazioni, per poter garantire ai cittadini il diritto alla salute, previsto dalla Costituzione”. La richiesta è di portare la spesa sanitaria alla media europea del 7 per cento del Pil. “Il governo ascolti le Regioni, smetta di fare proclami e la faccia diventare una priorità vera”, dice la Schlein. Secondo quanto confermato nel Documento di finanza pubblica, infatti, la Spesa Sanitaria passerebbe dal 6,14% nel 2026 al 5,78% nel 2029. Sono numeri certificati dalla Corte dei Conti, che confermano l’Italia come fanalino di coda in Europa nel finanziamento alla sanità pubblica. “Una tendenza drammatica e alla quale occorre dare subito una risposta concreta”, sollecitano le Regioni. Richieste che, a ben vedere, hanno sempre trovato sponda nel ministro della Salute Orazio Schillaci che anche negli anni passati ha tentato di alzare l’asticella delle risorse disponibili per il suo dicastero, ricevendo in cambio poco più che le briciole.

Le regioni chiedono che anche questa volta si faccia portavoce dell’esigenza di finanziare un Sistema Sanitario Nazionale che rischia di scomparire. Non solo per criticità strutturali che pure permangono, basta guardare l’annoso problema delle liste d’attesa, la cui risoluzione è da sempre uno dei principi cardine del mandato del Ministro della Salute. “Sulle liste d’attesa abbiamo fatto qualcosa che era fortemente dovuto”, ha detto Schillaci al Welfare Italia Forum. E che “molti ci sconsigliavano di affrontare”. Ma anche “la relazione della Corte dei Conti ci dice che finalmente una legge c’è per affrontare” il tema. Insomma, vede il bicchiere mezzo pieno. E in risposta all’allarme lanciato dalla Corte dei Conti che soltanto ieri descriveva le liste di attesa come “una criticità strutturale del sistema sanitario”, rassicura che è “chiaro che molto bisogna ancora fare è va fatto insieme alle Regioni ai cittadini”. In ogni caso è “una battaglia che può essere vinta, le liste d’attesa si possono abbattere”. Anche perché la “legge è fatta con principi scientifici”, ha ribadito . 

La stessa Magistratura Contabile, in effetti, ha riconosciuto nella sua relazione che, “anche se con molte criticità, la Piattaforma Nazionale sulle liste d’attesa, gestita dall’Agenas e introdotta per decreto legge nel 2024, disegna un modello di controllo fondato sulla digitalizzazione e la tempestività dei dati”. Tradotto in pratica: maggiore trasparenza delle agende e più strumenti di verifica. La Corte dei conti la definisce “il più rilevante tentativo di intervento organico” che “potrebbe favorire un miglioramento strutturale”, ma “gli effetti potranno essere valutati solo dopo la piena attuazione”. Il parere, dunque, sui tempi troppo lunghi per ottenere visite ed esami nella sanità pubblica, riconosce secondo il centrodestra “il valore della riforma del governo”. Mentre per il centrosinistra ne “certifica il fallimento”.

Schillaci è ottimista e pensa di portare a casa il risultato. Su più fronti. Auspica di “riuscire ad approvare, prima della fine di questa legislatura, il nuovo Piano sanitario nazionale, che manca dal 2008 e che stiamo portando avanti insieme al Ministero, ai tecnici e alle Regioni”. Il ministro ha sottolineato di essere convinto “che possa dare tante risposte a un sistema sanitario che rimane di grande livello, soprattutto grazie agli operatori sanitari, che ricevono continuamente l’apprezzamento di tutti”. Sottolinea che è necessario continuare a prestare attenzione agli operatori sanitari, “come abbiamo sempre fatto e continueremo a fare, sia in termini di nuove assunzioni sia, soprattutto, di valorizzazione di chi già lavora nel Servizio sanitario nazionale”. 

Ricorda che “dobbiamo continuare a investire nella prevenzione e a dedicare attenzione alla salute psicologica” , sottolineando poi come “sia necessario prestare maggiore attenzione alle persone più anziane e a chi è affetto da malattie neurodegenerative, che rappresentano una vera e propria piaga sociale. Su questo tema c’è la piena attenzione del ministero e del governo”.  Un passaggio poi sulle Case di Comunità per le quali sono stati raggiunti “i target europei”, sottolinea il ministro. “Ero scettico, nonostante sia di base un ottimista: sono state una sfida, in un clima di scetticismo generale. Ora sono state aperte e iniziano a funzionare. Saranno una rivoluzione di cui i cittadini si stanno già accorgendo e si accorgeranno in futuro”. Ma la partita più importante resta quella dello stanziamento delle risorse in manovra dedicate alla Sanità Pubblica. Si parte con il tesoriere, Giancarlo Giorgetti, che dice che i margini per fare di più sono molto limitati. 

di  Linda Varlese su Huffpost

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