Anno: XXVIII - Numero 145    
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Il nuovo Gaslini è ambizioso. Più posti letto e sale operatorie

Varato il piano strategico 2030: cure fino ai 18 anni. Crescerà anche il numero dei lavoratori: +328.

Il nuovo Gaslini è ambizioso. Più posti letto e sale operatorie

Nel panorama genovese, un palazzo che cresce a ritmo sostenuto fa già scalpore. Ancora di più se l’edificio in questione è dentro un ospedale, l’ospedale dedicato ai bambini. Il nuovo Gaslini prende forma con il Padiglione zero ma dentro gli uffici a delinearsi è il nuovo piano strategico dell’Istituto. Che è stato approvato dal cda lo scorso 20 luglio e mandato alla Regione per analizzarlo.

Un piano che definire ambizioso è riduttivo, ma poggia proprio sull’effetto, dal 2025 al 2030, dei tre partenariati pubblico-privati: quello della costruzione dei nuovi edifici della cittadella ospedaliera, quello tecnologico e quello per la logistica e la sterilizzazione. Insieme valgono 250 milioni di investimenti e porteranno a circa 85 milioni di ricavi addizionali al 2030.

Quando, secondo il piano, il Gaslini sarà un ospedale da 117 posti letto in più rispetto a ora, di cui 83 in più per la degenza e 34 di day hospital/day surgery. Con 12 sale operatorie contro le 8 attuali, un reparto da 12 posti letto dedicato alla libera professione, 328 lavoratori in più rispetto al 2025, un ampliamento dell’offerta sempre più completa sino ai 18 anni, in particolare nell’area critica della neuropsichiatria infantile (con il raddoppio dei posti letto dedicati al padiglione 4), ma anche sull’emergenza-urgenza. E con un’estensione capillare della rete specialistica e dell’attività ambulatoriale su tutta la Regione, potenziando il cosiddetto “Gaslini diffuso” avviato qualche anno fa.

Come si fa a realizzare tutto questo, lo ha messo nero su bianco il direttore generale Renato Botti, il manager che nel passato quinquennio ha fatto partire la rivoluzione dell’ospedale pediatrico per portarlo sempre più nel ventunesimo secolo: riorganizzazione, nuovi edifici, crescita della ricerca. «Il Piano strategico si muove in continuità con quanto realizzato nel quinquennio precedente e con la scelta dei partenariati», spiega Botti, «tutto l’istituto è stato coinvolto nella redazione, almeno un centinaio di persone hanno partecipato e ci siamo affidati a una società di consulenza per il confronto con ospedali benchmark internazionali» come il Nino Jesus in Spagna, il Charitè di Berlino, l’Ormond street Hospital della Nhs inglese. «La grande sfida è quella di sostenere la crescita del volume complessivo di attività da 246,5 milioni di euro a 348 milioni. Cento milioni in più tra attività clinica, fundraising, ricerca. Per questo sono essenziali le nuove infrastrutture che realizziamo con i Ppp: il nuovo ospedale, le nuove tecnologie, la gestione della logistica». Che si reggono su un volume di investimenti importante, da ripagare nel tempo con i canoni.

Ma perché il piano diventi realtà ci sono almeno due variabili estranee all’istituto: «La prima è la remunerazione delle tariffe, che sono ferme dal 2012 e sono ancora più sottostimate per l’ambito pediatrico. Non è un caso se i grandi gruppi privati non hanno ospedali pediatrici», osserva Botti. «L’attuale tariffa dei ricoveri ospedalieri copre i costi al 50%». Su questo è in corso un pressing di tutti gli ospedali pediatrici verso il ministero della Salute. «E la Regione concorda», precisa Botti. Anche perché il Gaslini da solo vale il 50% della mobilità attiva della Liguria, cioè di quei pazienti che vengono a farsi curare da fuori regione, i cui costi vengono poi rimborsati. «L’altro grande capitolo su cui dobbiamo crescere è il supporto agli investimenti con i fondi in conto capitale», aggiunge il direttore: attualmente il finanziamento pubblico sui partenariati del Gaslini si ferma a 17,3 milioni. Briciole a confronto di quanto previsto in operazioni come il nuovo Felettino a Spezia o il nuovo Santa Corona a Pietra Ligure. Altre leve di crescita inserite nel piano sono l’attività libero professionale, l’intramoenia, la ricerca applicata (più 3% dei trials clinici, sviluppo della genetica e delle terapie cellulari) e ovviamente il fundrasing che è cruciale per tutto il sistema Gaslini: non solo l’istituto ma le fondazioni Gaslininsieme e Gerolamo Gaslini.

«È chiaro che la demografia della Liguria da sola non giustifica un ospedale così», ragiona Botti, «ma è per questo che il Gaslini deve essere sempre di più un’eccellenza di livello nazionale e lavorare sull’avanguardia: dopo 90 anni abbiamo ripensato l’ospedale dal modello a padiglioni, ora dobbiamo svilupparne le grandi potenzialità». 

 

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