Anno: XXVIII - Numero 167    
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Genova, il degrado irrompe alla Festa dell’Unità

Salis ammette l’emergenza migratoria e chiede aiuto al Viminale. I comitati protestano: «Stop al degrado».

Genova, il degrado irrompe alla Festa dell’Unità

Genova scopre improvvisamente che il degrado esiste. E lo scopre, significativamente, proprio mentre la politica si prepara a celebrare se stessa. Alla Festa dell’Unità di Caricamento, poco prima dell’arrivo della segretaria del Pd Elly Schlein insieme alla sindaca Silvia Salis, sono comparsi due grandi striscioni: «Non ce lo meritiamo. Stop al degrado». In mezzo, la bandiera di Genova.

Una protesta pacifica, ma dal messaggio politicamente fragoroso. Perché arriva dai residenti e dai commercianti del Centro storico, cioè da coloro che quella parte della città non la frequentano soltanto durante le manifestazioni o le visite istituzionali, ma la vivono quotidianamente. E soprattutto perché la protesta coincide con una clamorosa ammissione della stessa sindaca Salis: Genova è sottoposta a una pressione migratoria eccessiva rispetto al resto della Liguria.

«Ho lanciato un grido d’allarme in Prefettura», ha dichiarato la sindaca, sottolineando come i numeri relativi ai minori stranieri non accompagnati e agli immigrati maggiorenni siano particolarmente pesanti per il capoluogo ligure. Parole importanti, perché pronunciate da una sindaca che non può certo essere accusata di cavalcare le tradizionali campagne della destra contro l’immigrazione.

Ma la questione, ormai, è davanti agli occhi di tutti. E i cittadini del Centro storico hanno scelto proprio la Festa dell’Unità per ricordarlo alla politica. «Il Centro storico appartiene a tutti noi», spiegano residenti e commercianti. «Chi lo vive ogni giorno ha il diritto di sentirsi ascoltato, tutelato e rispettato. Non chiediamo privilegi. Chiediamo vivibilità, sicurezza, decoro e qualità della vita».

Parole semplici, forse persino banali. Ma evidentemente non abbastanza ascoltate. Tanto che i comitati hanno voluto sottolineare un particolare che merita più di una riflessione: in coincidenza con l’apertura della Festa dell’Unità, una grande operazione di pulizia e riordino avrebbe improvvisamente fatto scomparire molte delle situazioni di degrado abitualmente presenti nella zona.

È difficile immaginare un’accusa più politicamente efficace. Il decoro, insomma, sembra diventare una priorità quando arrivano i grandi appuntamenti politici e gli ospiti illustri. Negli altri giorni, invece, residenti e commercianti devono convivere con i problemi quotidiani di un Centro storico che rappresenta, contemporaneamente, il cuore della città e una delle sue principali attrazioni turistiche.

La stessa Salis riconosce la particolarità del caso genovese. «Abbiamo una zona con un alto tasso di degrado che è in Centro, nell’area più turistica della città, mentre di solito i quartieri problematici sono nelle periferie», ha affermato. Un’anomalia che rende il problema ancora più evidente e difficile da nascondere.

La sindaca ha quindi annunciato l’invio al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di un documento articolato sulle criticità del Centro storico. Il Comune chiede più presenza delle forze di polizia e un intervento più complessivo sul fronte della sicurezza. Una richiesta che segue gli incontri già avuti con il ministro e che certifica, nei fatti, la gravità della situazione.

Il punto politico, però, resta tutto sul tavolo. Perché se una sindaca di centrosinistra ammette che la pressione migratoria è «esagerata» e chiede l’intervento del Viminale, significa che il problema ha ormai superato gli steccati ideologici. Non è più sufficiente liquidare ogni allarme sulla sicurezza come propaganda o come esasperazione politica.

I comitati del Centro storico chiedono una cosa molto più concreta: poter vivere normalmente nella propria città. Senza dover attendere una Festa dell’Unità, l’arrivo di un leader nazionale o una passerella politica per vedere strade pulite e zone finalmente riordinate.

La protesta di Caricamento, dunque, rischia di lasciare un segno ben più profondo dei due striscioni appesi sopra la manifestazione. Perché ha messo insieme due immagini difficili da conciliare: da una parte la politica che celebra la propria festa, dall’altra una città che reclama sicurezza, decoro e attenzione.

E soprattutto ha costretto Silvia Salis a dire pubblicamente ciò che molti genovesi denunciano da tempo: il problema esiste, è serio e Genova non può affrontarlo da sola. Ora resta da capire se, dopo gli striscioni, i documenti e le dichiarazioni, arriveranno finalmente anche risposte concrete. Perché il degrado non può essere ripulito soltanto quando la politica arriva in piazza.

 

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