Anno: XXII - Numero 91    
Martedì 12 Maggio 2021 ore 16:00
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Dal Parlamento ok al Def. In due anni oltre 10 miliardi alla sanità. Ecco come saranno distribuiti

Ben 7,7 miliardi in più nel 2020, altri 3,4 nel 2021, poi i fondi del Recovery Plan-PNRR.

Dal Parlamento ok al Def. In due anni oltre 10 miliardi alla sanità. Ecco come saranno distribuiti

Dovrebbe essere questo il trend della spesa sanitaria nei prossimi anni, a giudicare dalle cifre nel Documento di Programmazione economica e finanziaria del governo Draghi approvato dalle Camere e subito dopo volato alla volta di Bruxelles. Come i Def degli altri stati membri richiesti dalla Commissione europea per esaminarli, il nostro fa previsioni di finanza pubblica valide fino al 2021 e non tiene conto dell’apporto del Piano nazionale di ripresa e resilienza che porterà all’Italia 192 miliardi di nuove risorse in 10 anni tra elargizioni a fondo perduto e prestiti.
Scenario generale – La pandemia nel 2020 ha fatto crollare il prodotto interno lordo mondiale di 3 punti e quello dei paesi europei di 7,5 punti percentuali di media. L’Italia è crollata “ufficialmente” di 8 punti. I dati italiani consolidati riguardano il 2019, anno in cui il prodotto interno lordo era aumentato dello 0,3% contro lo 0,8% del 2018. La caduta degli indici di industria e costruzioni confermava la fine della fase di espansione partita dopo la crisi del 2012. Il primo semestre del 2020 ha coinciso con un calo brusco del Pil pari al 15%. Sempre nel 2019, era salita al 42,4% la pressione fiscale (aumento dello 0,5%), ma per il 2020 si stima un crollo di 49 miliardi nelle entrate pubbliche, che nel Def si conta di recuperare nel 2021 anche a seguito di una ripresa della pressione fiscale (43%). Sempre nel 2020 l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è stato pari al 10,4% del Pil – sono lontani i tempi d’inizio legislatura in cui all’Italia si imponeva il 2,4% -e si conta di scendere al 5,7% quest’anno. Tra le cause dell’indebitamento, gli scostamenti di bilancio da 25 miliardi nel 2020 e da 32 nel 2021. Il governo Draghi li mette nero su bianco, in tutto per il 2020 prevede 55 miliardi di scostamento, per il 2021 24,85, per il 2022 32,75, per il 2023 33,05, fino al 2025 resta quella cifra, poi si scende a 29.

Sanità – Nel 2020 il Servizio sanitario nazionale ha avuto bisogno di un finanziamento di quasi 8 miliardi aggiuntivi; se la spesa 2019 infatti era stata di 115,7 miliardi, è salita a 123,474 lo scorso anno tra nuove assunzioni, adeguamenti di terapie intensive e posti in ospedale, rifornimenti; la spesa sanitaria pubblica ha inciso sul Pil per il 7,5% complice la contrazione dei settori economici; nel 2021 dovrebbe scendere al 7,3% (127 miliardi), nel 2022 al 6,7% (123,6 miliardi), nel 2023 al 6,6 e nel 2024 torneremmo ai livelli del 2019 pari al 6,3% attestandosi sui 124 miliardi. Contando due annate di contrazione (2022 e 2024), saremmo per allora ad una soglia, purtroppo, in cui il Servizio sanitario secondo i calcoli Ocse non si sostiene, ma si deve considerare un aumento medio del 4,2% annuo del Prodotto interno lordo e soprattutto il Recovery Plan che libera per la sanità oltre 15 miliardi tra prestiti e stanziamenti a fondo perduto.
Componenti della spesa sanitaria – Quattro le voci che hanno generato i 123,474 miliardi del Fondo sanitario 2020: spesa per il personale pari a 37,2 miliardi nel 2020 con crescita prevista di 1,7 miliardi quest’anno; spesa per i consumi diretti pari a 39,7 miliardi, (ad esempio acquisti dai produttori da parte degli enti Ssn) per la quale c’è stato un aumento del 12,7% nel 2020 complici i rifornimenti e gli acquisti di farmaci, ed è prevista una crescita a 42 miliardi quest’anno; spese per prestazioni assistenziali e in natura (41,6 miliardi di cui 7,3 per la farmaceutica convenzionata, 7,5 per l’assistenza medico-generica e 26,8 miliardi per l’acquisto di prestazioni ambulatoriali ed ospedaliere dagli enti Ssn e convenzionati); spese per altre componenti (4,9 miliardi nel 2020 che scenderebbero a 4 nel 2021). Si prevedono piani di rientro dal rapporto debito/Pil solo dal 2022.

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