Trump insiste contro Papa Leone: «Dice cose sbagliate, non deve fare politica»
Il presidente Usa conferma di non volere chiamare il Pontefice e rilancia le accuse dopo il servizio di 60 Minutes. Leone XIV non arretra: continuerà a parlare contro la guerra.
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Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV si allarga ancora. In una telefonata con una giornalista di 60 Minutes, il presidente americano ha ribadito le sue critiche al Pontefice, sostenendo che «dice cose sbagliate» e che non dovrebbe occuparsi di politica. Trumha anche confermato di avere visto domenica sera il servizio della Cbs dedicato alla condanna del Papa contro la guerra in Iran e contro le deportazioni di massa dei migranti, prima di pubblicare il post con cui aveva attaccato duramente Leone XIV.
Alla domanda se intenda chiamare direttamente il Papa, Trump ha risposto con un secco «no». Ha inoltre ribadito di non avere «nulla di cui scusarsi» e ha aggiunto di non sapere se il primo Papa americano visiterà gli Stati Uniti durante la sua presidenza: «Dipende da lui, non da me». È un nuovo capitolo di una frattura ormai apertissima tra Casa Bianca e Vaticano, nata dalle parole con cui il Pontefice ha criticato la guerra di Washington e Israele contro l’Iran.
Il Papa non arretra sulla guerra
Leone XIV, dal canto suo, ha già risposto pubblicamente agli attacchi del presidente americano. Reuters riferisce che il Pontefice ha detto di non avere paura dell’amministrazione Trump e di voler continuare a parlare contro la guerra, richiamandosi al Vangelo e non alla polemica politica. La sua linea resta quindi immutata: nessuna sfida personale al presidente Usa, ma nessun passo indietro sulla condanna morale del conflitto.
Negli ultimi giorni Papa Leone aveva definito «truly unacceptable» la minaccia di distruggere una civiltà intera e aveva intensificato le critiche alla guerra con l’Iran, denunciando la «delusione di onnipotenza» che alimenta i conflitti. Anche questo è uno dei motivi per cui la tensione con Trump si è aggravata così rapidamente.
Trump difende anche il post con l’immagine “simil-Gesù”
Nel colloquio rilanciato dai media americani, Trump è tornato pure sulla foto poi rimossa dai suoi social, quella che lo ritraeva con fattezze che molti hanno letto come una rappresentazione cristologica. Il presidente ha sostenuto che la maggior parte delle persone l’avrebbe interpretata come l’immagine di un medico, non di Gesù, e ha spiegato di averla cancellata perché “la gente era confusa”. AP riferisce che Trump aveva già difeso quel post dicendo di non volere creare fraintendimenti, pur senza fare marcia indietro sul significato generale del messaggio.
La polemica sull’immagine si inserisce dentro un clima più ampio di irritazione anche in ambienti religiosi conservatori, che hanno guardato con disagio sia al meme sia agli attacchi al Papa. Reuters e AP raccontano infatti che la frattura con il Vaticano sta producendo malumori anche in una parte dell’elettorato cattolico e cristiano che aveva sostenuto Trump.
Il nuovo post sull’Iran e il nodo dei numeri
Trump ha poi rilanciato su Truth Social, chiedendo che qualcuno dica a Papa Leone che l’Iran avrebbe ucciso «almeno 42.000 manifestanti innocenti» negli ultimi due mesi e ribadendo che per Teheran è «assolutamente inaccettabile» arrivare alla bomba nucleare. Reuters conferma il nuovo affondo del presidente americano sul nodo iraniano e il tentativo di legare le sue critiche al Papa alla repressione interna del regime.
Tuttavia, la base di quel numero non è chiara. Fonti disponibili pubblicamente non coincidono con la cifra indicata da Trump: Reuters segnala migliaia di morti nella repressione, mentre AP, in un bilancio diffuso a fine gennaio, riportava la stima di gruppi di attivisti pari ad almeno 6.221 vittime. Il governo iraniano, invece, aveva fornito un bilancio ufficiale molto più basso. In questo quadro, l’affermazione sulle 42.000 persone uccise non trova al momento un riscontro solido nelle fonti pubbliche verificate.
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