Rischio razionamento carburanti: il cerchio nero sul 9 aprile, cosa potrebbe succedere
Perché diventa cruciale il viaggio dell'ultima grande petroliera che rifornisce tutto il traffico aereo europeo. Il 40% del carburante per gli aerei che viene dal Golfo. Tutto nelle mani della "Rong Lin Wan".
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Ora è l’ultimo viaggio a preoccupare, nello scenario planetario della guerra degli Usa con l’Iran l’ultimo grande carico di cherosene per l’Europa arriva il 9 aprile: ed ora il timore della possibilità, rischio, di voli cancellati quest’estate, con le conseguenze a catena sulla filiera del turismo che è una dei principali volani economici del nostro paese.
Il 40% del carburante degli aerei, che viene dal Golfo
L’Europa importa il 40% del carburante usato dagli aerei, la maggior parte dal Golfo. E le compagnie stanno approntando “piani di emergenza” da usare se la guerra continuerà ancora per un mese.
Un lungo viaggio, quello della gigantesca petroliera “Rong Lin Wan”, il gigante dei mari lungo 250 metri che costeggia lentamente, ma inesorabilmente, in questi giorni difficili l’Africa occidentale. Questo grande cetaceo d’acciaio, che approderà al porto di Rotterdam in Olanda, il 9 aprile, sarà purtroppo l’ultima nave colma di cherosene per aerei ad aver lasciato il Golfo Persico con destinazione l’Europa. Dopo, è il buio.
Partita il 26 febbraio da Mina Al Ahmadi (Kuwait) con destinazione iniziale Malta, secondo Marine Traffic – come riporta il Corsera – ha fatto giusto in tempo ad attraversare lo Stretto di Hormuz prima del blocco da parte dell’Iran. Dopo di lei, dal Medio Oriente non arriverà più neanche una goccia di carburante.
“Avremo metà del cherosene a disposizione”
E dentro le compagnie aeree del continente, c’è preoccupazione: “Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa”, spiega al Corriere il capo delle operazioni di una delle più grandi aviolinee. “Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente”.
La metà del “jet fuel” presente negli aeroporti europei proviene dalle raffinerie che si trovano nello Stretto di Hormuz. Un’altra fonte significativa è l’India, ma con la crisi che colpisce di più il Sud-est asiatico, ora le petroliere stanno deviando verso oriente, dove le società hanno margini di guadagno maggiori.
L’impennata dei costi
Non c’è soltanto un tema di quantità, ma anche di prezzo. Negli ultimi giorni una tonnellata di cherosene ha sfiorato i 1.800 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio. Ad aggravare la situazione è anche il fatto che gran parte dei vettori ha fatto acquisti anticipati — e a prezzi calmierati — di jet fuel, ma basando gli accordi sul costo del greggio.
Il taglio dei collegamenti
La maggiore preoccupazione dei capi delle aviolinee europee riguarda l’estate. Se la situazione non dovesse sbloccarsi a breve, il rischio è che tra giugno e settembre — quando c’è il picco del traffico e anche dei ricavi — ci sia una carenza tale da costringere a ridurre le operazioni, in particolare negli aeroporti turistici e nelle isole, più difficili da rifornire.
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