Quel vizietto dei magistrati di firmare gli appelli
Così sbagliano anche quando hanno ragione. Un giudice deve apparire imparziale, oltre ad esserlo.
Tiziana Landoni, la gip di Milano che ha rimesso in libertà Youssef Siher, aveva sottoscritto l’Appello dei giuristi per Gaza. La firma c’è ed è sua, nessun dubbio. Un passo indietro: per quel che ne sappiamo la liberazione di Youssef è sacrosanta. È la decisione di arrestarlo da parte della procura, piuttosto, che lascia più di qualche dubbio.
Nei messaggi esaminati, la giudice Landoni non ha trovato un concreto incitamento alla violenza, né l’indicazione delle devastazioni. Le responsabilità penali si dimostrano. Le idee, anche quelle che non condividiamo, persino quelle sgradevoli, non si processano. È la regola numero uno delle democrazie e dello Stato di diritto.
Si potrebbe chiuderla qui. Resta però una questione che riguarda i magistrati anche quando hanno ragione. Un giudice deve essere imparziale ma deve anche apparirlo (e qui siamo alla regola numero due). Il destino di chi entra in un’aula di tribunale finisce tra le mani di una persona che deve essere (e apparire) libera da ogni condizionamento e pregiudizio. Ora, proviamo a immaginare un cittadino straniero, un migrante per la precisione, che dovesse trovarsi davanti a un magistrato che ha pubblicamente preso posizione a favore della remigrazione di Vannacci: è legittimo oppure no che questo cittadino possa temere un pregiudizio da parte del giudice?
Naturalmente un magistrato ha convinzioni, sensibilità, una coscienza. Nessuno gli chiede di rinunciarvi. Gli si può chiedere, però, una particolare misura nel manifestarle. Lo deve ai cittadini e alla credibilità della toga che indossa. Insomma, la firma non dimostra che Landoni abbia giudicato male. Ricorda però quanto sia delicato il mestiere di giudicare e quanto sia importante che chi indossa quella toga ne abbia particolare cura…
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