Anno: XXVIII - Numero 3    
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Prossime elezioni cercasi ‘Mamdani italiano’ come candidato premier del Centrosinistra

Non tanto e solo per il Partito Democratico americano, anche il suo partito, ma per tutta l'area del socialismo democratico europeo.

Prossime elezioni cercasi ‘Mamdani italiano’ come candidato premier del Centrosinistra

Un sindaco socialista alla guida di New York, la città più importante del mondo. La vittoria del giovane Zohran Mamdani contro tutti e tutto, a partire dai vecchi babbioni e parrucconi del Partito Democratico della Grande Mela, può davvero segnare un punto di svolta.

Non tanto e solo per il Partito Democratico americano, anche il suo partito,  ma per tutta l’area del socialismo democratico europeo. Sono paesi diversi, elettorati diversi. Vero, ma il giovane Mamdani ha fatto il miracolo, lo ha mostrato a tutti: non è vero che i giovani della politica se ne infischiano, non sono interessati.

Quando il candidato è credibile, quando il programma è capibile, quando la battaglia è per il futuro dei tanti e non di pochi, quando c’è un chiaro messaggio di speranza, che è possibile cambiare lo stato di cose esistenti, ebbene i giovani escono fuori di casa, si mettono in fila e votano in massa quel candidato.

Tg Politico Parlamentare, l’edizione di giovedì 6 novembre 2025

I giovani non sono la gran parte dell’elettorato, è vero, ma il voto dei giovani è il segnale che quel candidato rappresenta la speranza, che il loro voto non sarà sprecato. Un messaggio a tutto il corpo elettorale. Mamdani, comprensibile, ha detto che la sua vittoria a New York dimostra come si può battere il presidente Trump e il suo popolo di estremisti Maga e cristiani un tanto al chilo.

Magari, sappiamo tutti che non è così. New York è altra cosa rispetto quell’America profonda, dove si vota di pancia e si pensa prima alla propria di pancia. Naturlamente è scattato l’allarme tra i maggiorenti sia di destra che di sinistra, quelli che da altri ‘Mamdani’ verrebbero spazzati via, mandati in pensione anticipata o ai giardinetti. Da una parte Trump, che subito ha scaricato la sconfitta sugli altri, come sempre, spiegando che sulla scheda non c’era il suo nome.

Tradotto: che senza di lui tutti quelli che adesso mangiano, fanno vita da Vip e vanno in tv, non contano nulla, sono dei nessuno. Vedrete, nei prossimi giorni tutto l’estremismo filo Trump comincerà a parlare di brogli, di soldi arrivati al giovane musulmano dal perfido Soros e altre organizzazioni arabe filo terroristiche. Propaganda pura, ma assai forte grazie a tutti i soldi dei miliardari che temono di dover mettere mano al portafoglio, di pagare più tasse rispetto a quelle ridicole che gli ha regalato Trump. Ma anche per tutta quella grancassa dei Democratici che hanno governato finora il partito, con pessimi risultati e creando una disperazione senza fine, faranno finta di non capire che anche per loro è giunto il tempo di tornarsene alle vecchie occupazioni, se ne avevano.

C’è bisogno di una nuova leva di giovani dirigenti politici, ragazzi e ragazze impegnati per cambiare l’esistente, in America e anche qui da noi. E c’è bisogno di un messaggio chiaro, di un programma altrettanto chiaro per chi oggi fatica a vivere anche avendo un lavoro, per quelli a cui ogni giorno è scippata anche la dignità. Non bisogna farsi intrappolare dal dibattito politico gestito dai soliti marpioni… quelli che dicono non si vince con le estreme bisogna trasformarsi in moderati, annacquare, stemperare… affidarsi alle solite facce, di lunga esperienza, bla bla bla. Sarebbe la fine.

Perché non sta qui il nodo del problema, non è la moderazione la questione politica centrale ma che cosa si vuole fare per cambiare, in che modo e facendo pagare chi. Mamdani ha vinto insistendo su tre punti, non cento: asili nido e trasporti pubblici gratuiti, blocco degli affitti della classe popolare, lotta all’aumento del costo del cibo, magari creando dei supermercati gestiti  dal pubblico. Cosa c’è di assurdo? Chi paga queste cose?

Ma voi pensate per davvero che se tolgono un miliardo di dollari a Musk per pagare questi servizi, al pupillo stramiliardario a cui Trump in questi anni a regalato miliardi e miliardi di dollari in sgravi fiscali, Musk diventerà un povero bisognoso di assistenza pubblica? Che dovrà rinunciare alla sua vita da nababbo, alle sue droghe preferite e altri cari vizi? C’è bisogno di coraggio, anche qui in Italia. Che i tanti giovani, le tante giovani dirigenti che già stanno facendo politica sul territorio rompano con quella casta che li tiene in basso. E riguarda tutti, destra e sinistra.

Devono uscir fuori, parlare in prima persona, scommettere su loro stessi come ha fatto Mamdani a New York, dove nessuno fino a pochi mesi fa scommetteva un cent su di lui. Servono giovani dirigenti che si mettano in testa che si può vincere, che si può battere il populismo di destra che vive di sfiducia, di paura, di lotta ai disperati, riportando a votare i milioni e milioni di cittadini, gran parte giovani, che pur dando importanza alla politica decidono di astenersi, di restarsene a casa perché tanto il loro voto non conta, non cambia le cose. Bisogna riempire di senso e di partecipazione la nostra democrazia, perché una democrazia non vive sulla parola, senza partecipazione si trasforma in arbitrio, dei soliti pochi a danno dei molti, ormai rassegnati.

Come si fa? Si torna in strada, si parla con le persone faccia a faccia, si risponde anche alla rabbia, alle male parole senza scappare. Si parla di quello che bisogna fare per cambiare la vita di ogni giorno, per migliorarla, per tornare a guardare con speranza al futuro, un futuro ormai scomparso dal pensiero comune perché sempre più schiacciati sul come sfangarla adesso. Pensare ai prossimi mesi è un lusso che non ci si può permettere. Bisogna capovolgere il messaggio oggi vincente della destra: che per essere felici bisogna tornare al glorioso passato, che il potere deve essere nelle mani di pochi eletti, possibilmente bianchi e unti dal loro signore (assai diverso dal quel Cristo che mette in prima fila i poveri), che tutto ciò che è diverso da quelli che vivono da queste parti, ben pasciuti e assetati di inutilità, sono il male, da combattere come fosse la peste.

Al di là del successo momentaneo, chi la pensa così è già uno sconfitto. Il pericolo, da scongiurare, è cosa fare per neutralizzare il loro agire, perché non si metteranno da parte abituati come sono a distruggere tutto pur di non lasciare spazio a quelli che considerano mortali nemici. Ma come dicevano dei grandi saggi: “La disperazione è il principale nemico del progresso. Il nostro bisogno più grande è la speranza”. E la speranza che batterà il loro odio. 

Agenzia Giornalistica Dire

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