Anno: XXVIII - Numero 137    
Mercoledì 15 Luglio 2026 ore 13:30
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Procura generale Perugia toglie la nazionalità dell'indagato dai comunicati

Niente più indicazioni sulle origini dell'indagato nei comunicati dei magistrati dell'Umbria.

Procura generale Perugia toglie la nazionalità dell'indagato dai comunicati

    Una norma varata dal procuratore generale Sergio Sottani prevede infatti che “è fatto divieto di indicare la nazionalità, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”.

L’indicazione è nel “Decalogo per la comunicazione istituzionale degli uffici requirenti del distretto” sul sito dell’Ufficio.

    La decisione della Procura generale è stata criticata dal segretario della Lega in Umbria, Riccardo Augusto Marchetti, il quale ha annunciato una interrogazione al Governo.

A suo avviso la scelta “rappresenta un grave errore”.

    Sottani ha disposto che “in caso di arresti o sequestri, in attesa di eventuale convalida del giudice, l’informazione deve essere estremamente sobria; limitata alla mera indicazione dell’avvenuto arresto o sequestro; accompagnata dalla precisazione del carattere provvisorio della stessa, al fine di evitare qualsiasi condizionamento della decisione del giudice competente”.

    Per il procuratore generale, poi, nel rapporto con i media “devono essere garantiti parità di accesso alle informazioni; assenza di canali privilegiati; equilibrio e misura nelle dichiarazioni”.

    “Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura – ha quindi sottolineato Marchetti -, riteniamo che una scelta di questo tipo riduca il livello di trasparenza dell’informazione istituzionale su un tema delicato come quello della sicurezza.

    La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che nessuno mette in discussione e che deve valere per chiunque. Ma qui non si parla di colpevolezza. Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un’informazione completa. La nazionalità è un dato oggettivo e ometterla sistematicamente dai comunicati istituzionali non cambia la realtà: riduce semplicemente il livello di trasparenza con cui quella realtà viene raccontata”.

Per Marchetti “i numeri parlano da soli”. “Gli stranieri – sostiene in una nota – rappresentano circa il 9% della popolazione residente in Italia, ma costituiscono il 34% della popolazione detenuta. Inoltre, secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono riferibili a cittadini stranieri il 52% delle denunce per rapina, il 50% dei furti, il 44% delle violenze sessuali e il 31% delle violazioni della normativa sugli stupefacenti. Di fronte a questi dati, la risposta delle istituzioni non può essere quella di eliminare un’informazione dai comunicati stampa. La trasparenza non alimenta la paura, alimenta la fiducia nelle istituzioni. Nessuno intende criminalizzare un’intera comunità. Chi rispetta la legge, italiano o straniero che sia, merita rispetto. Ma proprio per questo è fondamentale distinguere tra integrazione e criminalità, senza censure e senza omissioni. I problemi si affrontano guardandoli in faccia, non facendo finta che alcuni dati non esistano. Per questo presenterò un’interrogazione al Ministro della Giustizia affinché il Governo chiarisca le ragioni di questa direttiva e valuti se sia coerente con i principi di trasparenza che devono caratterizzare la comunicazione istituzionale della giustizia. I cittadini hanno il diritto di conoscere i fatti nella loro interezza”.

 

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