Infermiera abusiva in comunità anziani a Ravenna, indagati i vertici
Il Giglio D'Oro sono emerse gravi e ripetute irregolarità a carico della famiglia che la gestisce.
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La struttura, che era già stata chiusa durante la pandemia per un importante focolaio, è sotto inchiesta per abuso di professione infermieristica e cibo scaduto. Ad essere coinvolti sono tutti i vertici dell’azienda, indagati in concorso perché ritenuti corresponsabili dell’esercizio abusivo della professione infermieristica.
Esercizio abusivo della professione infermieristica in comunità anziani casa di riposo
Struttura ravennate che ospita anziani sotto accusa per abuso di professione infermieristica e cibo scaduto.
La sedicente infermiera, in assenza di regolare abilitazione dello Stato, era impiegata, tra le altre cose, anche nella preparazione e somministrazione di farmaci agli anziani ospiti, come emerge dall’attività investigativa. Tra gli episodi segnalati agli inquirenti, che accertano l’abuso di professione infermieristica, anche la rimodulazione di una terapia sedativa dopo una sospetta sincope di un anziano ospite.
Le prime indagini erano iniziate nel febbraio 2023 con un’ipotesi di omissione di soccorso di un anziano, deceduto nel 2020 alcuni mesi dopo una caduta per la quale era stato allertato tardivamente il 118. Sebbene secondo le testimonianze l’infortunio fosse accaduto il mattino e l’ambulanza fosse stata chiamata soltanto nel tardo pomeriggio, non erano tuttavia emersi in quell’occasione elementi sufficienti per avallare l’accusa.
A marzo la struttura era stata multata dalla Polizia Locale per aver conservato in frigorifero tre prodotti scaduti, che i gestori avevano attribuito ad una volontaria che frequentava la struttura. Ad aprile il Comune aveva diffidato i gestori a colmare le carenze e le negligenze accertate, chiedendo una gestione più accorta. Era stato inoltre posto sotto sequestro un registro della struttura.
Ad ottobre, durante un’ispezione, fu trovata una donna che lavorava per sei ore al giorno nella struttura senza contratto, in prova con promessa di regolarizzazione. Interrogata dagli inquirenti, la signora aveva negato di essere una parente di un ospite, come avevano spiegato i gestori per giustificare la sua presenza nei locali della residenza.
Dagli accertamenti è risultato che l’unico contratto di lavoro conservato si riferiva ad una operatrice socio-sanitaria, ospite di una comunità per richiedenti asilo, che però non aveva nessuna qualifica non avendo mai svolto alcuna formazione specifica.
La figlia, legale rappresentante, deve rispondere inoltre di falso ideologico: al fine di ottenere l’aggiornamento dell’autorizzazione al funzionamento della comunità per anziani, aveva inviato allo sportello Attività produttive una comunicazione in cui dichiarava di aver assunto una nuova infermiera, iscritta all’Ordine, indicandola come coordinatrice responsabile. Nel corso di una successiva ispezione l’infermiera segnalata nella documentazione risultava invece assente nella struttura in quanto emigrata all’estero, in Portogallo.
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