Anno: XXVIII - Numero 54    
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Certificati anti-Cpr, il Gip sospende tre medici

Comportamenti di rilievo penale particolarmente gravi.

Certificati anti-Cpr, il Gip sospende tre medici

Il Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna ha disposto l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi per tre degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio. Per gli altri cinque indagati sempre del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna (più di recente una dottoressa è passata a Forlì), è scattato, anche qui per dieci mesi, il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai cpr, centri di permanenza per i rimpatri.

Il Gip non punisce le opinioni anti-Cpr delle dottoresse, ma ritiene che alcune di loro abbiano trasformato quelle convinzioni in atti professionali ritenuti penalmente illegittimi, cioè certificazioni non basate su criteri medici ma su una scelta ideologica.

    Sulla base delle verifiche della polizia – come riportato dai due quotidiani ‘il Resto del Carlino-Qn’ e ‘Corriere di Romagna’ -, i Pm Daniele Barberini e Angela Scorza, titolari del fascicolo, avevano chiesto per tutti gli otto indagati (accusati di falso ideologico continuato e di interruzione di pubblico servizio) l’interdizione per un anno dalla professione.

Il Gip, pur gradando le misure cautelari, ha evidentemente ritenuto che, in un contesto di gravi indizi, sussista il pericolo di reiterazione del reato sebbene l’Ausl Romagna avesse fatto sapere, alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia di giovedì mattina, di avere già escluso gli otto dalla mansione di certificazione per i Cpr.

    Sulla base delle informative di Sco e squadra Mobile e di parte delle chat sequestrate nella perquisizione informatica del 12 febbraio scorso, la Procura ha ipotizzato che gli otto, in maniera preordinata e ideologica, abbiano attestato false non idoneità alla detenzione amministrativa nei cpr per diversi irregolari perlopiù arrestati dopo avere commesso reati.

    L’indagine era partita nel luglio 2025. Era poi emerso che dei 64 accompagnati in reparto a Ravenna tra settembre 2024 e gennaio 2026, 34 erano stati ritenuti non idonei e 10 si erano rifiutati di sottoporsi a visita. Dei 44 così tornati liberi, 10 avevano poi commesso una ventina di reati, secondo quanto rappresentato dalla Procura al Gip.

Ma c’è una questione che più di ogni altra ha spinto il giudice a isolare il rischio di condotte analoghe: l’atto dell’Ausl è indeterminato sotto il profilo temporale. Non specifica cioè per quanto tempo sia valido. Il giudice ha invece condiviso la richiesta delle difese degli indagati di attingere da un criterio di proporzionalità: cioè di calibrare la misura. Ecco che allora il gip ha distinto le posizioni di chi aveva più certificati considerati falsi dei quali dovere rispondere rispetto ai colleghi che ne avevano uno o due (i cinque inibiti per 10 mesi a occuparsi di certificazioni di idoneità ai cpr). In quanto alle tre dottoresse sospese per 10 mesi, il giudice ha anche individuato (specie per due) una maggiore intensità del comportamento considerato penalmente rilevante. Il riferimento – si specifica nell’ordinanza – non è certo alle idee delle singole, alla loro adesione al pensiero anti-cpr: quanto all’avere tradotto tutto ciò in comportamenti di rilievo penale definiti “particolarmente gravi” e contro quelle stesse regole deontologiche alle quale le indagate si erano appellate nel corso delle dichiarazioni rilasciate durante l’interrogatorio di garanzia. Sulle esigenze cautelari – ha proseguito il gip – non hanno contribuito né le manifestazioni di disprezzo verso le forze dell’ordine e della direzione sanitaria (accusata di non assere stata in grado di risolversi sul punto), ma il fatto che, pur di fare prevalere il loro pensiero in maniera ideologica, si siano spinte a disattendere il parere di colleghi (vedi gli psichiatri) su una materia sulla quale questi erano più preparati.

Ancora una volta sono le chat a disvelare l’intera scena descritta dal gip. È il 10 luglio del 2025 e a parlare è una delle tre dottoresse sospese per 10 mesi: si rammarica del fatto di essere stata convocata dalla polizia circa un certificato di non idoneità. E lì, ammette di averlo scritto per evitare al giovane il trasferimento al cpr: “la polizia mi vuole fare un verbale…perché non ho fornito l’idoneità a uno che vogliono espellere dall’Italia…ma è una questione etica per me…visto cosa sono i Cpr…è in corso una campagna di (…) al riguardo che alcuni di noi abbracciano”.

 

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