Zapatero e gli altri. Il triste destino degli idoli della sinistra italiana
Negli ultimi trent'anni fascinazioni per leader la cui luce, in alcuni casi, si è spenta rovinosamente come sta accadendo all'ex premier spagnolo da Clinton a Schröder, passando per Hollande.
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Tanta ricerca di esempi stranieri da dimenticarsi di costruirne uno in casa. Con l’attuale guida del Pd che non è stata nemmeno vista arrivare…
La vicenda di José Luis Zapatero (su cui bisogna attendere l’intero iter giudiziario, ma la frittata politica è già fatta) riconduce ai tanti abbagli della sinistra italiana, in eterna ricerca di un faro al di là delle Alpi, spesso anche oltre oceano, per attaccare la bandiera e dire facciamo come… Per carità di patria sorvoliamo sui miti pre caduta Muro di Berlino, perché allora la partita si chiuderebbe subito. Però su Stalin e Lenin si formavano correnti e si sono formate fino a tutti gli Anni Settanta e proprio Stalin è alla radice dei più gravi errori di valutazione del Pci.
Restiamo alla modernità. Zapatero, che dovrà spiegare perché aveva tanti gioielli in casa e altre cose dovrà chiarire il suo partito, ha rappresentato il rinvio circa quindici anni fa su cosa si doveva fare anche in Italia. La corsa di leader grandi e piccoli a dirci quanto era bella la Spagna dei diritti civili del compagno socialista. Poi nessuno ha mai fatto come Zapatero e lo stesso Zapatero è incappato, prima dei gioielli, in una torsione rigorista che ne ha decretato la fine politica. Nelle stesse ore, allora, non si può dimenticare la ola di Pier Luigi Bersani, novello segretario del Pd, per François Hollande. I pellegrinaggi a Parigi per accogliere la buona novella, 2012. Ma nemmeno un anno dopo non lui direttamente, ma un componente del governo francese fu coinvolto in uno scandalo: Jérôme Cahuzac, incaricato di guidare la lotta all’evasione fiscale, si dimise dopo aver ammesso di aver nascosto per circa vent’anni del denaro su conti bancari non dichiarati all’estero. Hollande fu associato nel sentire popolare a Lugi XVI, il monarca ghigliottinato dai francesi. Iniziò il suo crepuscolo e a differenza di quanto accade nel nostro paese, all’estero le sconfitte politiche si pagano davvero e i riflettori si spengono. Così accadde per Hollande, così era accaduto prima a Lionel Jospin, altro faro socialista, morto di recente.
Ma quello che si è rivelato il più grande abbaglio della sinistra nostrana in cerca di fari è fuor di dubbio Bill Clinton. A lui si associava addirittura la creazione dell’Ulivo Mondiale. Metà anni Novanta, Veltroni e D’Alema era tutto uno sperticarsi, più il primo del secondo. Poi sappiamo come è andata (caso Monica Lewinsky e seguito) e ora al fu leader gli tocca andare davanti alla commissione del Congresso per respingere, con memoria alquanto sbiadita, ogni addebito o conoscenza diretta con Epstein e i suoi files.
Va così il mondo. L’abbacinamento non ha riguardato in modo altrettanto potente Barack Obama, ma moltissimo e a più riprese Tony Blair, considerato il dio in terra della terza via, prima da Massimo D’Alema, più in là da Matteo Renzi. Di ieratico e indimenticabile nemmeno lui ha lasciato granché. Ma sempre in quegli anni una luce si accendeva in Germania, quella di Gerhard Schröder, alfiere di riforme sociali e del mercato del lavoro che la sinistra in Italia voleva copiare. Ben presto il leader Spd cominciò ad ammirare la Russia di Putin e iniziò a piacere un po’ meno (mentre il tedesco da Mosca non si è mai più staccato).
Lo sguardo troppo rivolto altrove ha in qualche modo depresso la nascita di un vero leader di centrosinistra proprio qui. E la attuale, almeno stando ai risultati effettivi delle primarie, non è stata nemmeno vista arrivare. E, purtroppo, continua a non essere vista.
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