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Un nuovo contratto sociale per l'Ue: nel solco di Habermas

Il periodo contingente richiede di rifondare la solidarietà come “assicurativa”: cooperazione tra Stati che accettano costi nel breve periodo per benefici comuni nel lungo.

Un nuovo contratto sociale per l'Ue: nel solco di Habermas

Questa logica, diversa dalla semplice redistribuzione, si basa su due condizioni: il “velo d’ignoranza” di John Rawls, che spinge a privilegiare l’interesse collettivo, e la fiducia reciproca tra Stati.

In un articolo su Social Europe, Juergen Habermas, il grande filosofo tedesco scomparso il 14 marzo scorso, si domandava: siamo ancora buoni europei? Habermas scriveva nel 2018, durante la prima presidenza di Donald Trump, riflettendo sulla gestione della crisi del debito sovrano, sullo shock migratorio del 2015 e sul dibattito relativo alla Grexit. Per valutare le politiche dell’Unione europea (Ue), egli proponeva una radicale rivisitazione del concetto di solidarietà: “il termine solidarietà descrive la relazione di fiducia reciproca tra due attori che, di propria spontanea volontà, aderiscono a un progetto politico comune. La solidarietà non è carità, né tantomeno una forma di condizionamento a vantaggio di uno dei due attori. Chi si impegna nella solidarietà è disposto ad accettare uno svantaggio a breve termine in nome del proprio interesse a lungo termine, nella consapevolezza che l’altro si comporterà allo stesso modo in una situazione analoga”.

Questa citazione mostra che Habermas privilegia una “solidarietà assicurativa” che non relega il concetto in una sfera altruistica dove il più forte (o fortunato) corre sempre in soccorso dei più deboli – siano individui o, come nel caso dell’Ue, stati membri. Usando la tassonomia introdotta da Richard Musgrave negli anni Cinquanta del secolo scorso, la solidarietà di Habermas non riguarda solo l’equità ma anche – se non soprattutto – l’efficienza e la stabilizzazione. Come tale, essa può stare a fondamento di un nuovo “contratto sociale” che giova a tutti i partecipanti.

Due sono le condizioni per rendere fattibile il contratto di Habermas. La prima è che i contraenti effettuino le loro scelte sotto un “velo d’ignoranza” rispetto alla posizione relativa di partenza. Nella formulazione originaria di John Rawls (1971), questa condizione fa sì che ogni attore sia incapace di formulare ipotesi (anche probabilistiche) sulla propria futura collocazione sociale e opti – quindi – per ridurre le diseguaglianze. Nel caso della Ue di Habermas, ciò equivale ad assumere l’impossibilità per ciascuno stato membro di anticipare i futuri “stati del mondo” e di calcolare i propri relativi interessi, spingendo così verso la tutela degli interessi collettivi. Un esempio è la crisi migratoria del 2015 che ha colpito la Germania molto più dei paesi tradizionalmente deboli. La seconda condizione è la fiducia reciproca che, sempre con riferimento alla Ue di Habermas, induce ogni stato membro ad adottare comportamenti correnti non punitivi nei confronti dei contraenti nell’aspettativa che la stessa strategia sarà seguita (oggi e in futuro) dagli altri membri nei suoi confronti. La teoria dei giochi ha provato da tempo che, in presenza di interazioni ripetute, l’adozione di comportamenti cooperativi produce vantaggi generali anche in contesti iniziali non cooperativi (Nash, 1950; Axelrod, 1981). 

Habermas sintetizza la sua analisi, sottolineando che la fiducia è il collante in grado di legittimare le scelte assunte in condizioni di incertezza, perché funge da connessione intertemporale tra breve e lungo termine: “La fiducia transnazionale è una variabile altrettanto importante quanto l’interesse personale a lungo termine. La fiducia colma il divario temporale che intercorre fino al momento in cui un servizio in cambio sarà dovuto, pur non essendoci la certezza che tale servizio verrà mai offerto”. Le condizioni di fattibilità del “contratto sociale” di Habermas erano venute meno durante la crisi del debito sovrano negli anni Dieci del presente secolo. Nella Ue, la contrapposizione fra stati membri creditori e debitori era stata netta e aveva squarciato il “velo d’ignoranza”; l’attribuzione della sostanziale insolvenza dei paesi più deboli a passati ma ricorrenti errori di politica economica aveva minato la fiducia fra gli stati membri. Si era così affermato il principio del “rischio morale” che aveva ritardato i piani europei di aiuto e imposto condizioni punitive di austerità.

I fondamenti di un nuovo “contratto sociale” non erano stati però demoliti dalla crisi del 2010-2013. Un “contratto sociale” aveva fatto di nuovo capolino grazie alle politiche monetarie non convenzionali attuate dalla metà degli anni Dieci, pur se in forme non trasparenti (ossia, tramite il bilancio della Bce). Esso si era poi reimposto, ma in forma esplicita, durante la crisi pandemica (2020-2021) che era stata innescata da uno shock esogeno e simmetrico. Next generation – EU (Ngeu) e altre iniziative europee si erano proprio basate su principi di “solidarietà assicurativa” in grado di giovare, nel breve termine, ai paesi fragili ma – al contempo – di garantire la crescita anche delle economie forti e maggiormente dipendenti dalla domanda estera. Una volta superata l’emergenza, le politiche economiche europee non avevano però mirato a consolidare le coraggiose iniziative assunte, sancendone la temporaneità. L’ossimoro di una definizione di Ngeu come “momento hamiltoniano temporaneo” esprime, in modo emblematico, questo paradosso.

Il lascito di Habermas diventa ancora più cogente se riferito all’oggi. Il venir meno del suo “contratto sociale” dopo il 2021 pone, infatti, in luce la gravità dei problemi che la Ue è costretta a fronteggiare.

La crisi legata all’aggressione russa dell’Ucraina e alle guerre in Medio Oriente, sul piano geopolitico, e alla distruzione dell’ordine internazionale da parte dell’amministrazione Trump, sul piano economico-istituzionale, ha riavviato processi di integrazione europea che trarrebbero vantaggio dall’accettazione del “velo di ignoranza” da parte degli stati membri della Ue e dall’investimento sulla fiducia reciproca. I segnali non sono, però, positivi. Basti considerare il dominio di politiche sovraniste nella maggior parte dei paesi della Ue e le maggioranze del Parlamento europeo ad assetto variabile (dove la coalizione pro-europea è stata sostituita dall’alleanza fra Partito popolare europeo ed estrema destra su temi fondamentali quali l’immigrazione e la transizione verde).

Tali considerazioni fanno emergere la domanda cruciale che deriva dall’analisi di Habermas: come si può oggi ripristinare un contratto di solidarietà assicurativa nella Ue? Riteniamo che sia necessario riaffermare quel “federalismo graduale e pragmatico”, che è stato evocato da Mario Draghi (2024 e 2025) e che – già nell’ottobre del 2023 – avevamo proposto nel Manifesto sull’Europa al tempo della nuova guerra fredda (si veda il sito de il Sole 24 ore). Al riguardo, sette priorità si impongono:

(1) una riforma radicale del bilancio comunitario, basata sulla creazione di una capacità fiscale centrale per produrre Beni Pubblici Europei e per completare la costruzione del Mercato unico;

(2) una politica autonoma della Ue per la sicurezza e la difesa, che prenda le mosse dalla costruzione di un’industria europea del settore;

(3) una politica industriale europea che favorisca il passaggio a un nuovo “modello produttivo” della Ue, capace di combinare transizione tecnologica e transizione verde;

(4) tangibili progressi per la costruzione di mercati finanziari europei integrati e “spessi”, che si accompagnino all’emissione di un’attività finanziaria europea “sicura” (safe asset);

(5) una connessa maggiore attenzione all’impatto aggregato delle nuove regole fiscali, approvate nell’aprile del 2024;

(6) una strategia comune per istruzione e formazione, che attivi anche programmi concreti per l’inclusione dei migranti nei mercati europei del lavoro;

(7) una più generale politica dell’immigrazione che gestisca il declino demografico europeo e la pressione indotta dai cambiamenti climatici e dalle rotture geo-politiche.

La risposta alle sfide esistenziali, poste dai sette punti elencati e rese drammatiche dai danni prodotti dalle incontrollabili aggressioni internazionali di Trump, vede una Ue ancora incerta. Si sono registrati parziali progressi (per esempio, nel campo della difesa) e ripetuti impegni in vari ambiti (per esempio, il Mercato unico e l’integrazione). Mancano però iniziative concrete ed efficaci che favoriscano specifiche innovazioni tecnologiche europee, compatibili con il rafforzamento di fonti energetiche sostenibili di energia, e che definiscano un nuovo “contratto sociale”. I sondaggi (per esempio di Eurobarometro) indicano che la maggioranza dei cittadini europei, anche in paesi tradizionalmente tiepidi verso l’integrazione europea, è favorevole a un ruolo più deciso della Ue nell’offerta di vari tipi di beni pubblici europei (atti a sostenere le innovazioni o lo stato sociale).

Come suggerisce l’esito del recente referendum costituzionale in Italia, l’abbraccio mortale di Trump può innescare cambiamenti nelle politiche interne degli stati membri. La costruzione di un nuovo modello produttivo europeo e di un nuovo “contratto sociale” non possono, però, affidarsi a sporadici sussulti politici nazionali. Occorre abbassare il “tasso di sconto politico” nella Ue: il medio termine non può essere assimilato a una successione di brevissimi periodi; e ognuno di questi periodi non può essere trattato come a sé stante per privilegiare interessi costituiti. Nel suo articolo del 2018 Habermas ha colto il problema: “La causa della dissoluzione dell’Europa in chiave trumpiana è la crescente – e, Dio solo sa, realistica – consapevolezza tra la popolazione europea della mancanza di una credibile volontà politica per uscire da tale spirale distruttiva. Al contrario, le élite politiche vengono risucchiate nel timido opportunismo, guidato dai sondaggi, della conservazione del potere a breve termine. La mancanza di coraggio nel formulare anche una sola idea propria, per la quale è necessario prima ottenere la maggioranza, è tanto più ironica in quanto una maggioranza pronta a dimostrare solidarietà esiste già, in forma consolidata”.

L’incertezza, endemica e radicale, causata dalle politiche di Trump, impone con urgenza alla Ue di creare le condizioni per un nuovo “contratto sociale” basato sulla solidarietà assicurativa. Habermas aveva colto il problema nel 2018. I leader europei sono in grado di dare una risposta fattiva otto anni dopo?

di Marco Buti e Marcello Messori Su HuffPost

 

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