Ma possiamo fare da soli?
La nostra Presidente del Consiglio non ha escluso lo scostamento di bilancio.
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È vero che il Governo di centro-destra ha tenuto i conti in ordine, passando dall’8,1% del rapporto deficit – PIL successivo alla pandemia al 3,1% di oggi, perfino migliore delle stesse stime dell’esecutivo, ferme al 3,3%.
Però non siamo riusciti ad uscire, in anticipo, dalla procedura di infrazione europea.
La colpa, a mio giudizio, non è del superbonus che per la maggior parte di tempo è stato incentivato e gestito dal Governo di centro-destra.
Il problema, nel rapporto deficit – PIL, sta nella mancata crescita e nel fatto che le riforme strutturali del Paese non sono state fatte, in perfetta continuità con i Governi precedenti.
Oggi la crescita viene limata allo 0,6% nel 2026 e nel 2027, allo 0,8% nel 2028 e il deficit programmatico scende sotto il 3% solo dal 2026, al 2,9%, per poi attestarsi al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028 ma il debito pubblico rimane su livelli elevatissimi, oltre il 138% già da quest’anno.
I paletti di Bruxelles sono:
– deficit sotto il 3% del PIL e debito sotto il 60% come limiti base fissata dalla Commissione Europea.
L’Italia ha un debito pubblico intorno al 138% del PIL, molto sopra il limite UE, il che significa ridotti margini di manovra. I
l nuovo patto di stabilità prevede più flessibilità sui percorsi di rientro ma controllo su spesa pubblica netta e piani pluriennali nazionali.
Vi sono regole speciali che prevedono scostamenti di bilancio possibili in emergenza e spese militari parzialmente escluse solo per Paesi fuori procedura di infrazione.
In questo quadro economico, che è per noi pesantemente negativo, fare da soli significa aumentare il già elevatissimo debito pubblico, rendendo praticamente impossibile la vita delle future generazioni.
Dall’organizzazione internazionale per cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) un nuovo invito per l’Italia e il governo Meloni. Portare avanti il programma di riforme per promuovere una crescita diffusa e ridurre il debito pubblico: Lo studio economico mirato realizzato proprio sull’Italia, rinnova l’attenzione su sfide ormai strutturali: sulle prospettive di crescita a medio termine dell’Italia “pesano l’elevato debito pubblico, l’invecchiamento demografico e la crescente incertezza legata alla politica commerciale mondiale, alle tensioni geopolitiche e all’intensificarsi della concorrenza internazionale.
Bisogna puntare sulla crescita del PIL se vogliamo migliorare il rapporto debito/Pil, ridistribuendo meglio le risorse che ci sono, senza fare altro debito.
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