Decreto sicurezza, cosa cambia: bonus rimpatri di 615 euro anche ai non avvocati.
Ecco i requisiti Le nuove norme agiscono sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero.
Inizio modulo
Fine modulo
La Camera dei deputati ha approvato il testo del decreto sicurezza. Nella stessa giornata, un Consiglio dei ministri “lampo” – durato appena undici minuti – ha dato il via libera al decreto correttivo, recependo i rilievi avanzati nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica. Al centro delle modifiche, la norma che stabilisce un contributo di 615 euro per gli avvocati che portano a termine con esito positivo le pratiche di rimpatrio dei migranti.
La disposizione varata in cdm è composta da due articoli e riforma l’istituto del rimpatrio volontario assistito che rimane uno «strumento alternativo e complementare alle procedure coercitive di allontanamento dello straniero», si legge nel testo.
Resta la somma di 615 euro ma viene ampliata la platea
L’obiettivo del decreto correttivo resta quello di favorire un «rientro consapevole e volontario del cittadino di un Paese terzo», riducendo al contempo «il ricorso a misure restrittive della libertà personale».
La nuova disposizione mira ad «ampliare la platea dei rappresentanti che, avendo prestato assistenza qualificata ai migranti, siano legittimati a ricevere un compenso». I criteri per individuare tali soggetti e per la corresponsione degli emolumenti saranno definiti con un apposito decreto del Ministro dell’interno, da adottare «entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto».
Il ruolo degli avvocati
Viene, invece, eliminato il ruolo precedentemente attribuito all’organo di rappresentanza degli avvocati dopo le critiche sollevate dal Coniglio nazionale forense. «Siamo soddisfatti del fatto che sono state considerate le nostre preoccupazioni e le nostre osservazioni: ci assegnavano dei compiti che esulano dalle competenze del Consiglio nazionale forense», ha commentato Francesco Greco, presidente dell’avvocatura italiana.
Le nuove norme agiscono sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero. Ma il contributo di 615 rimane vincolato alla presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito che però non dovrà essere fornita esclusivamente da un avvocato. In questo modo, la cifra smette di essere un “bonus” e diventa una corresponsione stabile non più vincolata all’esito positivo del rimpatrio.
Quanto vale l’incentivo sui rimpatri
Per realizzare la misura, il governo prevede una spesa di 281 mila euro per il 2026 e di oltre 561 mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. A spiegarlo è la relazione tecnica del decreto che ha calcolato una media annua di circa 830 adesioni ai programmi di rimpatrio volontario assistito nel triennio precedente, aumentata del 10% – circa 83 richieste in più – per effetto del possibile incentivo di 615 euro.
La copertura arriverà in parte dall’abrogazione di norme precedenti e in parte dal taglio al fondo speciale corrente del Ministero dell’Economia.
Altre Notizie della sezione
La grande fuga da Ranucci, magistrati e dem in imbarazzo
19 Agosto 2026Il conduttore di Report torna in pubblico per la sua prima uscita dopo la confessione di Lavitola, mentre continua lo scontro su Report.
Contratto sanità, l’IA entra per la prima volta nel Ccnl.
18 Agosto 2026Il rinnovo firmato il 29 luglio dedica un intero Titolo all'intelligenza artificiale: informativa obbligatoria ai dipendenti, confronto sindacale e divieto di decisioni affidate agli algoritmi.
Campo largo, Pd sempre più a pezzi
17 Agosto 2026Scontro sul riarmo, leadership contestata e alleanza fragile: l'opposizione appare senza una linea comune.
