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Decreto Bollette, cosa cambia per consumatori e imprese

Mercoledì 18 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che introduce “misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese”.

Decreto Bollette, cosa cambia per consumatori e imprese

in altre parole, per l’abbassamento delle bollette. Stando alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il provvedimento garantirà risparmi e benefici diretti per oltre 5 miliardi di euro, mentre il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha fornito una stima più conservativa, intorno ai 3 miliardi.

Cosa prevede il decreto bollette per le famiglie

Il decreto prevede un contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta dell’elettricità per oltre due milioni e mezzo di famiglie in condizioni di vulnerabilità che già percepiscono il bonus sociale da 200 euro. In totale, dunque, ciascuna di queste famiglie otterrà un beneficio annuo di 315 euro, che equivale alla metà del costo medio annuale della bolletta elettrica.

Parallelamente, il documento prevede un contributo fino a 60 euro sulla bolletta dell’elettricità per quattro milioni e mezzo di famiglie che hanno un Isee (l’indicatore che misura la condizione economica delle famiglie, tenendo conto di redditi e patrimoni, ad esempio) inferiore a 25mila euro e che non ricevono bonus sociali. Questo contributo, però, è volontario: saranno cioè i venditori di elettricità, se vorranno, a riconoscerlo ai loro clienti; i venditori che aderiranno riceveranno degli incentivi dalle autorità.

Cosa cambia per le imprese

Anche per le imprese gli interventi sono principalmente due: un contributo sulla bolletta elettrica per tutte le aziende pari a 431 milioni di euro nel 2026, a 500 milioni nel 2027 e a 68 milioni nel 2028. La copertura economica della misura arriva da un incremento del 2 per cento dell’aliquota Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive) sulle società attive nella produzione, nella distribuzione e nella vendita di energia.

L’altro intervento per le imprese è invece un contributo sulla bolletta elettrica di 6,8 euro al megawattora: in questo caso, le risorse arrivano dalla riduzione dei tempi di giacenza degli oneri di sistema che i venditori di elettricità versano ai distributori.

Per il gas, invece, il governo ha deciso di eliminare il differenziale di prezzo tra il Ttf (l’hub europeo) e il Psv (l’hub italiano), pari a circa 2 €/MWh, introducendo un servizio di liquidità per evitare l’accumulo di costi di trasporto aggiuntivi. Il meccanismo opera entro un limite massimo di spesa di 200 milioni di euro, che provengono dalla vendita del gas conservato negli stoccaggi: una mossa resa possibile dal fatto che i depositi italiani di combustibile sono su livelli più alti della media europea (50 per cento contro 33 per cento circa), anche per merito delle temperature invernali tutto sommato miti.

Questa situazione consente all’esecutivo di immettere sul mercato, attraverso Snam e il Gse, una parte delle scorte, quelle acquistate “nel 2022 come misura di emergenza per garantirsi un cuscinetto nel pieno della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina”, spiega Mf-Milano Finanza: sono circa 2,1 miliardi di metri cubi di gas.

Nel concreto, ha spiegato Meloni, “un artigiano o un piccolo ristoratore avrà una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e di 200 su quella del gas”. Per le piccole e medie imprese, invece, “il beneficio stimato cresce fino a circa 9mila euro l’anno per l’elettricità e 10mila euro per il gas”. Le grandi aziende energivore, infine, “potranno arrivare ad un taglio di oltre 220mila euro l’anno sul gas”.

Attraverso l’innalzamento dell’Irap fino al 2028 – una misura simile a quella già applicata in passato alle banche -, il governo prevede di raccogliere circa 1 miliardo di euro in tre anni. Il prelievo interesserà le aziende “che producono, distribuiscono e forniscono energia e prodotti energetici”, ha spiegato Meloni. “Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese”.

Intervistato dal Sole 24 Ore, il ministro Pichetto Fratin ha giustificato così la decisione di aumentare l’Irap agli operatori del settore energetico:

“È innegabile che, a seguito della crisi energetica, ci sia stata da parte di alcuni settori una condizione di maggiore guadagno che ha garantito più solidità. Quindi, la logica che ci ha spinti è stata quella di chiedere a questi stessi comparti un piccolo aiuto: un gesto di responsabilità verso il Paese dopo che avevamo chiesto lo stesso sacrificio anche alle banche attraverso un identico prelievo in legge di Bilancio”.

Secondo Meloni, il decreto “introduce di fatto il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas” attraverso la promozione dei cosiddetti power purchase agreement, o Ppa, ovvero i contratti di fornitura elettrica a lungo termine e a prezzi fissi tra il produttore e il consumatore. Tramite una piattaforma pubblica, le piccole e medie imprese potranno aggregarsi per aumentare il loro peso negoziale e accordarsi con i produttori di energia pulita per acquistare elettricità a prezzi più bassi di quelli di mercato.

Il presunto disaccoppiamento sarebbe stato raggiunto anche attraverso lo scorporo degli Ets dalla determinazione del prezzo dell’energia elettrica. Nello specifico, il documento parla di “riduzione del costo di produzione dell’energia elettrica da parte degli impianti termoelettrici tramite il rimborso del valore […] del costo del gas per la produzione di energia elettrica, nel limite della quotazione dei diritti riconosciuti per l’Ets”. L’intervento, però, dovrà ricevere l’approvazione della Commissione europea.

L’Ets istituisce a livello europeo un mercato per la compravendita dei “permessi” di emissione di CO2. progressivamente nel tempo: le aziende più inquinanti dovranno perciò acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate.

Lo scopo dell’Ets è rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie low-carbon. Meloni ha dichiarato che “oggi si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano. Noi vogliamo scorporare il costo degli Ets dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l’idroelettrico o il solare, per abbassare i costi”.

Intervistato sempre dal Sole 24 Ore, il ministro Pichetto ha spiegato che il meccanismo Ets danneggia “in particolare” l’Italia rispetto ad altri paesi dell’Unione “per via del mix energetico che ci contraddistingue”, fondato sul gas. Al contrario, l’Ets “impatta meno su Francia e Spagna che hanno operato scelte diverse dalle nostre: la prima non ha mai abbandonato il nucleare, mentre gli spagnoli hanno spinto di più sulle rinnovabili”.

Marco Dell’Aguzzo su StartMagazine del 19/02/2026

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