Ieri la Giornata mondiale Alzheimer 2026.
Parte il cantiere del nuovo piano nazionale: diagnosi precoce, prevenzione e nuove terapie: la sfida per 1,1 milioni di italiani.
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La Giornata mondiale dell’Alzheimer 2026 apre il cantiere del nuovo Piano nazionale demenze (PND). Il Ministero della ha riunito in diretta streaming Regioni, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e associazioni dei familiari. Il Piano in vigore risale all’accordo in Conferenza Unificata del 30 ottobre 2014 (2). Secondo le stime dell’ISS in Italia vivono circa 1,1 milioni di persone con demenza, per il 50-60% con malattia di Alzheimer, e altre 900.000 con Mild Cognitive Impairment (MCI) (3).
La tabella riassume i documenti e gli studi che hanno segnato l’ultimo anno su diagnosi, prevenzione e terapia.
Alzheimer e demenze: studi e raccomandazioni 2024-2026 in breve | ||
Studio o documento | Tipo | In breve |
Linea guida nazionale, Sistema Nazionale Linee Guida | Stimolazione cognitiva nella demenza; training cognitivo con raccomandazione forte nell’MCI (10) | |
Lancet Commission (2024) | Rapporto di commissione internazionale | 14 fattori di rischio modificabili; agire su questi può prevenire o ritardare fino al 45% dei casi (15) |
Linea guida clinica, metodo GRADE | Test di triage con sensibilità ≥90% e specificità ≥75%; sostituto di PET o liquor se entrambe ≥90%. Solo in centri specialistici, dopo valutazione clinica (11) | |
Decisione regolatoria | Non rimborsabili: differenza sulla CDR-SB a 18 mesi di 0,5 e 0,69 punti, sotto la soglia di rilevanza clinica (7,8) | |
OMS, riduzione del rischio di demenza, 2ª edizione (2026) | Linea guida internazionale | Stili di vita, controllo di ipertensione, diabete, colesterolo e udito, fattori ambientali, interventi multidominio. No a integratori vitaminici e terapia ormonale a scopo preventivo (13,14) |
Studio CELIA, diranersen (2026) | Studio randomizzato di fase 2, 416 pazienti | Anti-tau intratecale: declino cognitivo rallentato fino al 26% a 18 mesi, beneficio maggiore alla dose più bassa. Passa alla fase 3 (17,18) |
Rapporto internazionale | Il 75% delle persone con demenza non ha una diagnosi formale; 158 terapie in 192 studi clinici (6) | |
La diagnosi resta il collo di bottiglia. Il Rapporto mondiale Alzheimer 2026 di Alzheimer’s Disease International (Adi) stima che nel mondo il 75% delle persone con demenza non abbia una diagnosi formale, con punte del 90% in alcuni Paesi. Per questo la campagna ADI di quest’anno si intitola “Prima lo sai, più puoi fare” e invita ad approfondire anche i segnali diversi dalla memoria: difficoltà nel linguaggio e nelle attività abituali, disorientamento nel tempo e nello spazio, cambiamenti di umore e comportamento.
La novità tecnica riguarda i biomarcatori ematici. A luglio 2025 l’Alzheimer’s Association ha pubblicato la prima linea guida di pratica clinica sui test nel sangue, costruita con metodo GRADE su 49 studi osservazionali e 31 test. I dosaggi valutati misurano forme di tau fosforilata e il rapporto Aβ42/Aβ40. Un test con sensibilità ≥90% e specificità ≥75% può fare da triage: un risultato negativo esclude con alta probabilità la patologia Alzheimer, mentre un positivo va confermato con PET amiloide o esame del liquor. Un test con sensibilità e specificità entrambe ≥90% può invece sostituire PET e liquor (11).
I limiti sono precisi. Le raccomandazioni valgono per pazienti con deficit cognitivo oggettivo seguiti in centri specialistici, il prelievo va richiesto solo dopo una valutazione clinica completa e molti test in commercio non raggiungono le soglie indicate. Le anticipazioni sul nuovo Piano italiano vanno nella stessa direzione: niente screening indiscriminato della popolazione, ma un percorso che parte dai segnali raccolti dal medico di famiglia e prosegue nei Centri per i disturbi cognitivi e demenze (Cdcd)
Il 15 luglio l’OMS ha pubblicato la seconda edizione delle linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, che aggiorna quelle del 2019. Accanto alle raccomandazioni su stili di vita e condizioni cliniche, il documento introduce la riduzione dell’esposizione ai fattori ambientali e gli interventi multidominio personalizzati (13). Le prime analisi del testo segnalano più peso alla salute cardiovascolare, all’ipoacusia e alle relazioni sociali, con una raccomandazione formale per gli interventi di attività sociale negli adulti con cognitività normale o MCI. L’OMS sconsiglia invece integratori vitaminici e terapia ormonale in menopausa come strategie di prevenzione, in assenza di una carenza accertata.
Il quadro di riferimento resta la Lancet Commission 2024, che individua 14 fattori di rischio modificabili lungo tutta la vita: bassa istruzione, ipoacusia, ipertensione, colesterolo LDL elevato, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e deficit visivo non trattato. Agire su questi fattori potrebbe prevenire o ritardare fino al 45% dei casi. Per l’Italia l’ISS stima che strategie di prevenzione primaria e secondaria potrebbero evitare fino a 450.000 casi–
Buona parte di questi fattori passa ogni giorno dagli ambulatori infermieristici e dalle Case di Comunità: la misurazione della pressione, il controllo della glicemia, il counselling su fumo, alcol e attività fisica, l’invio allo specialista di chi segnala un calo dell’udito o della vista.
La ricerca non è mai stata così ampia. Il Rapporto ADI conta 158 possibili terapie in 192 studi clinici, otto dei quali di fase III con chiusura attesa entro la fine del 2026. Per completarli servono circa 55.000 partecipanti, ma i criteri di selezione sono così stretti che bisognerebbe coinvolgerne almeno 350.000.
Il risultato più discusso dell’anno arriva dal fronte tau, la seconda proteina patologica dell’Alzheimer dopo la beta-amiloide. Diranersen, oligonucleotide antisenso sviluppato da Biogen per ridurre la produzione di tau, ha rallentato il declino cognitivo nello studio di fase 2 CELIA su 416 persone con malattia in fase iniziale seguite per 18 mesi (17). Sulla misura principale il rallentamento ha raggiunto il 26%, un effetto paragonabile a quello degli anti-amiloide già approvati (18). Il farmaco si somministra per via intratecale ogni tre o sei mesi e ha ridotto i livelli di tau nel liquor del 50-65% rispetto al basale.
Due aspetti chiedono cautela. Il beneficio maggiore si è visto con la dose più bassa, 60 mg, contro l’attesa di un effetto crescente con la dose, e alle dosi più alte è comparso un effetto avverso ancora da chiarire. Biogen porterà ora il farmaco in fase 3, dove andranno confermati efficacia e sicurezza.
A giugno la Commissione scientifica ed economica (CSE) di AIFA ha confermato la non rimborsabilità dei due anticorpi monoclonali anti beta-amiloide, approvati in Europa per l’Alzheimer sintomatico in fase iniziale. La Cse giudica modesto l’effetto a 18 mesi: sulla scala CDR-SB la differenza media con il placebo è stata di 0,5 punti per lecanemab e di 0,69 per donanemab, sotto la variazione considerata rilevante per il singolo paziente.
L’uso compassionevole di donanemab, che ha coinvolto oltre 200 pazienti in 61 centri, si è chiuso il 2 agosto (9). Nelle motivazioni AIFA richiama la linea guida ISS su demenza e MCI, che raccomanda la stimolazione cognitiva e, con raccomandazione forte per l’Mci, il training cognitivo (8,10). L’Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima) ha replicato che in molte aree del Paese questi percorsi mancano o restano a pagamento.
Le linee del Fondo parlano di attività che l’infermiere del territorio conosce: riconoscere i segnali di declino nelle cure primarie, seguire persona e famiglia in telemedicina, far circolare le informazioni tra Cdcd, domicilio e Rsa, sostenere i caregiver.
Tra le attività nazionali il Ministero indica una strategia formativa per operatori e caregiver e indicatori comuni per i servizi e i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA). L’ISS ha già attivato con il Fondo tre corsi online per i professionisti delle RSA. Resta un compito pratico per chi lavora con le famiglie: spiegare che un prelievo per i biomarcatori non sostituisce la valutazione clinica e non serve come screening della popolazione.
