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Pronto Soccorso, 9 su 10 sono sottorganico

Il 70% ha pazienti in barella.

Pronto Soccorso, 9 su 10 sono sottorganico

Reparti con organici medici insufficienti e necessità di ricorrere a diverse forme di integrazione, inclusi i gettonisti, per garantire un’adeguata presenza. Il carico di lavoro che cresce, con malati che quotidianamente restano in attesa in barella. È la situazione in cui si trovano molti pronto soccorso italiani, secondo il quadro restituito da un’indagine istantanea condotta il 5 maggio dalla Simeu in vista del suo XIV Congresso nazionale a Napoli, organizzato per i 25 anni della società scientifica. Ecco cosa sapere

La ricerca Simeu

L’indagine ha coinvolto un campione di Pronto soccorso del Paese, corrispondente a circa 3 milioni di accessi nel corso del 2025. I risultati, spiega la Simeu, “per quanto limitati al campione esaminato, restituiscono una fotografia sufficientemente realistica delle condizioni in cui operano attualmente i Pronto Soccorso”. I reparti registrano inoltre un incremento di accessi pari a circa il 3% tra il 2025 e il 2024, dato che supera il 6% se confrontato con il 2023.

Organici carenti

Dall’indagine emerge che solo l’11% delle strutture interrogate dichiara un organico medico sufficiente a garantire il servizio senza necessità di integrazioni. Il restante 89% riferisce invece di coprire i turni attraverso prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici, contratti libero-professionali o medici gettonisti. La Simeu segnala inoltre che “il 29% delle strutture interrogate riferisce di continuare a ricorrere anche ad agenzie di servizi, malgrado le indicazioni ministeriali”. 

 Simeu: “Serve risposta strutturale rispetto a problema gettonisti”

Rispetto al ricorso ai gettonisti, secondo Simeu “non è più accettabile” come modello strutturale. “La scelta dei medici gettonisti nasce come soluzione flessibile e talvolta economicamente vantaggiosa per garantire la copertura dei servizi, ma si afferma soprattutto dove mancano alternative stabili nel sistema pubblico quando invece esistono condizioni organizzate e attrattive, il ricorso a queste figure tende a ridursi”, ha spiegato Alessandro Riccardi. Per Simeu la risposta non può essere episodica ma deve diventare strutturale: “Servono interventi su retribuzioni, riconoscimento professionale, tutele previdenziali e valorizzazione della natura usurante del lavoro, oltre a un miglioramento complessivo delle condizioni organizzative”.

Il nodo del boarding

La percentuale di pazienti ricoverati in ospedale dopo l’accesso in Pronto soccorso si conferma intorno al 13%, come nelle precedenti rilevazioni. Resta però centrale il peso del boarding: il 70% delle strutture dichiara di dover fronteggiare quotidianamente pazienti in barella in attesa di un posto letto, mentre solo il 30% non registra il problema. “Pur in una grande variabilità di valori, il tempo medio di attesa per il ricovero in reparti di area medica dichiarato dalle strutture che segnalano il boarding è pari a circa 23 ore”, rileva l’indagine. Il boarding, ha sottolineato Riccardi, “non è più accettabile, perché lede il diritto del cittadino all’accesso alle cure, e danneggia il sistema stesso perché è causa di abbandoni dall’emergenza-urgenza per un vero e proprio danno morale sugli operatori”. Inoltre, “sebbene Simeu sia convinta che la soluzione al problema debba essere di sistema, in primis di adeguamento dei posti letto per acuti rispetto alle esigenze, qualsiasi soluzione deve essere intrapresa per evitare lo stazionamento in barella in Pronto Soccorso di malati destinati ad un ricovero”.

Integrazione con il territorio

L’indagine prova a fotografare anche un dato inedito: quello dei ricoveri in strutture territoriali direttamente dal Pronto soccorso, come ospedali di comunità, Rsa, lungodegenze e case di riposo, oltre all’integrazione tra Ps, direzioni territoriali e servizi sociali. Obiettivo dell’analisi è esplorare il livello di continuità operativa tra i Pronto soccorso e le strutture destinate ad accogliere pazienti con necessità assistenziali inferiori rispetto a quelle garantite dagli ospedali per acuti. Le strutture in grado di fornire il dato indicano ricoveri nelle strutture territoriali pari allo 0,7% del totale degli accessi nel 2025. Tuttavia, il 38% del campione non riesce a comunicare dati certi o dichiara zero ricoveri. Questa “zona d’ombra”, osserva la Simeu, “riflette una carenza strutturale nei sistemi di rilevazione che impedisce una reale programmazione dei flussi”.

Rapporti con i servizi territoriali

Simeu ha provato anche ad analizzare la qualità dei rapporti tra dipartimenti d’emergenza e servizi esterni. Per quanto riguarda la sanità territoriale, solo il 36% delle strutture dichiara una collaborazione reale e costante, basata su protocolli aziendali e gestione condivisa. Nel restante 64% dei casi il dialogo viene definito saltuario o del tutto assente. 

Rapporto con i servizi sociali

Più equilibrato ma comunque fragile il rapporto con i servizi sociali: il 50% dei Pronto soccorso segnala una cooperazione efficace con gli operatori sociali, mentre l’altra metà descrive una situazione di isolamento operativo. “La continuità assistenziale tra ospedale e territorio è il pilastro del futuro del Servizio sanitario nazionale ma senza sistemi di rilevazione e integrazione efficaci la pressione sui Pronto Soccorso diventerà insostenibile”, ha concluso Riccardi.

Per approfondire: 

Agenas: ambulanze oltre i 20 minuti in 41 Asl, Vibo Valentia maglia nera. Tutti i dati.

 

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