Dpcm specializzandi, Sivemp conferma protesta nazionale
Il sindacato denuncia incertezze su borse e risorse: mobilitazione a Roma il 24 maggio contro ritardi e nodi irrisolti del Dpcm.
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Il Dpcm sul riparto delle borse di studio per le scuole di specializzazione dell’area sanitaria non medica “lascia irrisolti nodi fondamentali”. È la posizione del Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica, che conferma la mobilitazione nazionale del 24 maggio a Roma al fianco del Coordinamento Specializzandi dell’area sanitaria.
Secondo il SIVeMP, il provvedimento rappresenta “un passaggio necessario e atteso da tempo”, ma continua a presentare criticità interpretative e operative. In particolare, il sindacato segnala l’assenza di indicazioni sul riparto delle risorse per gli specializzandi dell’anno accademico 2025-2026, nonostante risultino disponibili fondi “modestamente superiori” a quelli attualmente assegnati.
Una mancanza che, secondo il sindacato, rischia di lasciare gli Atenei nell’impossibilità di conoscere con certezza le risorse disponibili per l’erogazione delle borse, alimentando precarietà organizzativa e confermando di fatto il blocco dell’avvio delle scuole di specializzazione per il prossimo anno accademico. Uno scenario che potrebbe tradursi nella perdita di un intero anno di formazione e carriera per migliaia di professionisti.
Il SIVeMP chiede quindi un intervento rapido del Governo per chiarire il quadro normativo e finanziario, garantendo certezza delle risorse, sostenibilità dei percorsi formativi e accessibilità alle scuole di specializzazione. Da una prima lettura del Dpcm, osserva inoltre il sindacato, sembrerebbe che il riparto riguardi tutti gli specializzandi, ai quali potrebbe essere riconosciuta la possibilità di beneficiare della borsa fino al completamento del percorso formativo.
Resta però aperta anche la questione del limite reddituale fissato a 7.750 euro annui lordi, definito dal SIVeMP “un vincolo estremamente penalizzante” per migliaia di aventi diritto, oggi e in futuro.
Infine, il sindacato evidenzia il ritardo nella pubblicazione del Dpcm, approvato il 20 febbraio 2026 ma reso noto soltanto dopo tre mesi.
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