Anno: XXVIII - Numero 10    
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Medicina generale, riforma sbagliata senza ascolto

Serve confronto reale con medici e sindacati: decisioni dall’alto allontanano professionisti e indeboliscono le cure primarie.

Medicina generale, riforma sbagliata senza ascolto

La riforma della medicina generale non può nascere senza un confronto reale con chi quel sistema lo vive ogni giorno. Così non va bene. Le decisioni calate dall’alto, soprattutto quando incidono sull’organizzazione delle cure primarie, rischiano di produrre più danni che benefici. Non perché i sindacati abbiano sempre ragione e il Governo abbia sempre torto, ma perché le riforme strutturali richiedono ascolto, mediazione e una conoscenza profonda della realtà operativa.

La storia del Servizio sanitario nazionale lo dimostra con chiarezza: quando le scelte vengono assunte senza un confronto autentico con i professionisti, raramente funzionano. Un Governo responsabile ascolta tutte le posizioni, costruisce un quadro realistico della situazione e solo dopo lo traduce in norme capaci di funzionare davvero, nell’interesse dello Stato, dei cittadini e dei medici.

Lo SNAMI sostiene queste posizioni da tempo. Già nel 2012, all’allora Ministro della Salute, segnalava con chiarezza le criticità del cosiddetto “ruolo unico”, anticipandone gli effetti negativi sul sistema. Mentre lo SNAMI esprimeva una posizione contraria, altri soggetti sindacali sposavano integralmente quella scelta. Oggi, a distanza di anni, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Il ruolo unico ha prodotto disaffezione, allontanamento e una perdita progressiva di attrattività della medicina generale. I medici rifiutano un rapporto di lavoro confuso, rigido, poco definito e, di fatto, inapplicabile. Alla carenza strutturale di professionisti, legata al calo demografico e agli errori di programmazione, si somma oggi un dato ancora più allarmante: i giovani medici non scelgono più il lavoro sul territorio.

Non si tratta di un giudizio ideologico, ma di una constatazione politica e sanitaria basata sulla realtà dei fatti. Ignorare questo scenario significa compromettere ulteriormente la tenuta delle cure primarie e del sistema sanitario pubblico.

Per questo lo SNAMI rivolge un appello al Governo: proseguire nel percorso di riforma, ma cambiando metodo. Non fermarsi, ma ascoltare davvero. In questi anni il confronto tra Governo, Regioni e SNAMI è sempre stato garantito e ha rappresentato una buona pratica istituzionale. È fondamentale che questo metodo venga mantenuto anche in questa fase, assicurando un punto di contatto stabile e strutturato con lo SNAMI.

Ascoltare, in particolare, chi non ha interessi nelle casse, non vive di equilibri sindacali e non risponde a logiche ordinistiche, ma rappresenta una visione della medicina generale fondata sull’esperienza, sulla storia e sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale.

Le riforme che durano nel tempo non si improvvisano. Si costruiscono con prudenza, competenza e rispetto per chi, ogni giorno, garantisce l’assistenza ai cittadini.

 

 

 

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