Una riforma frammentata rischia di indebolire il sistema
Nel corso dell’audizione sul ddl di riforma degli ordinamenti professionali, il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili, ha richiamato la necessità di un intervento organico.Nel corso dell’audizione sul ddl di riforma degli ordinamenti professionali, il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili, ha richiamato la necessità di un intervento organico.
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“Bene l’obiettivo di aggiornare il quadro normativo, – ha detto Dilli -ma servono confini chiari, equo compenso, aggregazioni multidisciplinari e una corretta distinzione dei ruoli tra ordini e rappresentanza sindacale”
«Accogliamo con favore la volontà del Governo di modernizzare gli ordinamenti professionali attraverso il nuovo disegno di legge di riforma. Riteniamo positivo l’obiettivo di aggiornare il quadro normativo, rendendolo più coerente con le esigenze attuali del mercato del lavoro e con le trasformazioni in atto nelle professioni. Tuttavia, la scelta di procedere con quattro diverse leggi delega rischia di produrre un sistema incoerente e competitivo al ribasso tra le professioni. Avremmo preferito puntare su un intervento organico di sistema, per poi affrontare le peculiarità di ciascun ordinamento professionale. Questo anche al fine di evitare la corsa all’accaparramento di riserve di alcune categorie professionali a scapito di altre, alimentando conflitti e sovrapposizioni».
È quanto ha dichiarato il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili, nel corso dell’audizione sul ddl di Riforma degli Ordinamenti professionali, presso la commissione Giustizia del Senato, ribadendo con forza la necessità di una riforma organica che definisca confini chiari e principi generali comuni.
Secondo la Confederazione, a questo scenario si aggiunge un quadro di difficoltà strutturali: calo degli iscritti, scarsa attrattività per i giovani e compensi troppo bassi. Lo confermano i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni, che registrano una contrazione del 3,5% degli iscritti agli Ordini oggetto di riforma tra il 2017 e il 2024, pari a 27.500 professionisti in meno. «Senza affrontare seriamente il tema dell’equo compenso e degli oneri che gravano sugli studi, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace», ha avvertito Dili.
Un ulteriore elemento critico riguarda la tendenza a parcellizzare la regolamentazione delle società tra professionisti. «Il valore delle aggregazioni sta nella capacità di integrare competenze diverse per offrire servizi personalizzati e multidisciplinari come richiede il mercato», ha proseguito il vicepresidente. «Creare modelli di STP separati per ogni categoria, replicando e moltiplicando esperienze settoriali come le STA degli avvocati, significherebbe indebolire la competitività delle libere professioni e ostacolare la crescita degli studi».
Infine, secondo la Confprofessioni, è necessario chiarire il ruolo della rappresentanza, come già avvenuto per le professioni sanitarie con la legge 3/2018, che ha precisato come gli ordini non svolgano funzioni di rappresentanza sindacale. «Si tratta di una puntualizzazione essenziale da inserire in tutte le riforme in discussione, per evitare sovrapposizioni tra funzioni pubbliche di vigilanza e rappresentanza degli interessi economici e sociali della categoria, che spetta invece alle associazioni professionali», ha concluso Dili.
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