Sospese le elezioni dei commercialisti, ricorso al Tar da Ordine di Latina
Contrari alla sospensione dopo il ricorso al Tar dell'Ordine di Latina Anc e Aidc
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L’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Latina ha presentato un ricorso al Tar contro il ministero della Giustizia e contro il Consiglio nazionale della categoria per “l’annullamento, previa sospensiva, del regolamento per le elezioni dei Consigli degli Ordini e del Collegio dei revisori” della stessa categoria professionale, fissate per il prossimo mese di gennaio.
Fra i punti contestati, si legge, vi sono le modalità di svolgimento delle consultazioni, le votazioni da remoto e lo scrutinio.
Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio ha affidato ai social network il suo commento: “In un momento in cui la nostra categoria è chiamata a rafforzare la propria credibilità e coesione, assistiamo con rammarico a comportamenti che rischiano di minare la stabilità e l’immagine dell’intera professione. Il ricorso presentato contro il regolamento elettorale da parte di alcuni colleghi iscritti all’Ordine di Latina non è un atto neutro: è una scelta che incide negativamente sulla serenità del percorso democratico della categoria e sulla fiducia dei 120.000 colleghi che ogni giorno ne rappresentano la dignità”, aggiungendo che il Consiglio nazionale “continuerà ad operare con trasparenza, equilibrio e fermezza per garantire il corretto svolgimento della vita democratica della categoria, nel rispetto della legge e della dignità di ciascun iscritto”.
L’Associazione nazionale commercialisti (Anc) presieduta da Marco Cuchel “apprende con preoccupazione la notizia del ricorso presentato da alcuni colleghi (di Latina, ndr) contro il nuovo Regolamento elettorale approvato dal Consiglio nazionale e validato dal ministero della Giustizia: ogni cittadino e ogni professionista ha pieno diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa”, ma “quando un ricorso ha come effetto diretto il blocco del voto, e impedisce a un’intera categoria di esercitare la propria sovranità attraverso le urne, allora non siamo più soltanto davanti a una controversia regolamentare.
Siamo davanti a una sospensione della democrazia”.
Pertanto, l’Anc “esprime con fermezza la propria contrarietà a ogni iniziativa che, anche se motivata da legittime istanze, abbia come conseguenza la paralisi della partecipazione democratica”.
E prosegue la nota: “Non ignoriamo il malessere: la categoria vive da tempo un disagio palpabile, alimentato dall’assenza di ascolto, e da una distanza crescente tra chi è chiamato a rappresentare e chi chiede semplicemente di contare.
Ma proprio per questo il rimedio non può essere lo stallo, al contrario, serve un’accelerazione verso il confronto democratico, il solo che possa restituire legittimità, fiducia, unità”.
Un altro sindacato della categoria economico-giuridica, l’Aidc (Associazione italiana dottori commercialisti), si rivolge ai “colleghi firmatari del ricorso” con “l’invito a soppesare i veri interessi in gioco, evitando di strumentalizzare procedure sulla pelle di tutti”, sostenendo che, invece, “ci si dovrebbe confrontare su quale sia il miglior modo per intervenire efficacemente per consentire un’interlocuzione soddisfacente e rispettosa dei ruoli con gli uffici dell’Amministrazione finanziaria, su come semplificare il quadro degli adempimenti inutili che gravano sugli studi, su come incentivare i giovani a scegliere questa professione e su come affrontare al meglio le sfide della digitalizzazione e i profondi mutamenti in atto nel mercato”.
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