Parità retributiva: diritto di informazione una volta l’anno
La proposta dei Consulenti del Lavoro nell’audizione sullo schema di D.Lgs. che recepisce la direttiva Ue 2023/970, per evitare eccessive complessità gestionali per le imprese.
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Il lavoratore potrà richiedere informazioni sui livelli retributivi medi adottati in azienda non più di una volta l’anno. È la proposta avanzata oggi dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro nel corso dell’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati sullo schema di D.Lgs. di recepimento della Direttiva Europea sulla parità retributiva (2023/270). Una perimetrazione del limite temporale pensata per evitare che troppe richieste di informazioni possano determinare eccessive complessità gestionali per le imprese e che, per questo motivo, dovrebbe essere valida per tutte le aziende, a prescindere dalla dimensione.
La proposta dei Consulenti del Lavoro si inserisce in un giudizio positivo sullo schema di decreto, che ha il merito, tra le altre cose, di rafforzare indirettamente la contrattazione collettiva, a discapito dei contratti pirata. Secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine, infatti, la previsione che l’applicazione di un CCNL nazionale comporti una presunzione di conformità ai principi di trasparenza potrà “generare un effetto virtuoso sul mercato del lavoro, contribuendo a disincentivare il ricorso a contratti collettivi privi di effettiva rappresentatività”. Inoltre, la categoria auspica un coinvolgimento strutturato delle parti sociali nell’elaborazione di criteri comuni per la valutazione dei “lavori di pari valore”, al fine di individuare un metodo condiviso.
Sempre sotto il profilo della semplificazione degli adempimenti, l’Ordine dei Consulenti ha sottolineato positivamente la decisione di considerare l’informativa resa all’atto dell’instaurazione del rapporto di lavoro (in base al D.Lgs. 104/2022) come la modalità ordinaria di adempimento degli obblighi di trasparenza per le imprese. Particolarmente apprezzabile risulta, inoltre, l’attenzione mostrata per le piccole realtà, in particolare quelle con meno di cinquanta dipendenti. Scelta che, per il Consiglio Nazionale dell’Ordine, garantisce trasparenza senza compromettere l’operatività di gran parte del tessuto imprenditoriale italiano. Positivi, ad esempio, l’espresso riferimento al rispetto della disciplina della privacy nell’applicazione delle nuove norme sulla trasparenza retributiva e la decisione di demandare a un apposito decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali l’individuazione delle modalità di raccolta ed esposizione dei dati sui livelli retributivi medi. Così da evitare possibili identificazioni indirette delle retribuzioni dei singoli lavoratori, soprattutto nei contesti organizzativi di piccole dimensioni.
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