Riordino delle professioni sanitarie, il confronto parte dagli Stati generali
Fno Tsrm e Pstrp apre il dialogo con Governo e Regioni sul Ddl.
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Avviare un confronto strutturato con Governo, Parlamento e Regioni sul riordino delle professioni sanitarie. È questo l’obiettivo al centro degli Stati generali promossi dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (he si sono svolti a Roma riunendo istituzioni, rappresentanti del mondo accademico e professionisti del settore.
L’iniziativa nasce dalla volontà di contribuire al dibattito sulla legge delega dedicata alla riorganizzazione delle professioni sanitarie, in un momento in cui il Servizio sanitario nazionale è chiamato ad affrontare trasformazioni profonde legate ai cambiamenti demografici, all’innovazione tecnologica e alla crescente complessità dei bisogni di salute della popolazione.
Nel messaggio inviato all’evento, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come il disegno di legge punti a un riordino complessivo del settore, affrontando alcuni nodi strutturali: dalla carenza di personale all’evoluzione delle competenze professionali, dall’aggiornamento dei percorsi formativi fino alla necessità di creare nuove opportunità di crescita professionale. Secondo il ministro, il contributo delle professioni tecniche, della riabilitazione e della prevenzione sarà determinante anche per rafforzare la sanità territoriale, indicata come uno dei pilastri dello sviluppo del sistema sanitario.
Nel corso della giornata di confronto è emerso un quadro caratterizzato da criticità ormai strutturali. Tra queste figurano la carenza di personale sanitario, la difficoltà nel rendere attrattive alcune professioni, l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e il limitato riconoscimento economico e sociale riservato a molti professionisti del settore.
La Federazione ha quindi delineato una linea di indirizzo condivisa con le Commissioni di albo nazionali e con gli Ordini territoriali, con l’obiettivo di inserirsi nel più ampio processo di modernizzazione del Servizio sanitario nazionale. Al centro delle proposte vi sono investimenti sul personale, nuovi modelli organizzativi di presa in carico dei pazienti e una maggiore integrazione tra le diverse competenze professionali.
Tra le priorità indicate emerge anche il rafforzamento dei percorsi formativi. La Federazione propone infatti lo sviluppo di modelli formativi più avanzati e l’introduzione di lauree magistrali a indirizzo clinico, pensate per formare professionisti con competenze specialistiche e maggiore autonomia operativa. Un passaggio che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe contribuire anche alla gestione delle casistiche più complesse e alla riduzione delle liste d’attesa.
Un altro tema centrale riguarda la valorizzazione economica delle professioni sanitarie rappresentate dalla Federazione. Tra le proposte avanzate figurano l’estensione della flat tax al 5% sugli straordinari e il riconoscimento dell’indennità di specificità per i professionisti impegnati nei pronto soccorso, oltre all’introduzione della figura del dirigente per area professionale.
La prospettiva indicata dalla Federazione guarda anche al contesto europeo. L’obiettivo è avviare un confronto internazionale che consenta di allineare le competenze dei professionisti italiani agli standard europei, favorendo al tempo stesso lo sviluppo di équipe multiprofessionali sempre più integrate.
Nel dibattito è stato inoltre sottolineato il ruolo dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali multiprofessionali, considerati strumenti fondamentali per migliorare l’organizzazione dell’assistenza e rafforzare la sanità di prossimità. Un modello che punta a valorizzare il contributo di tutte le professioni coinvolte nei percorsi di cura, nel rispetto delle specifiche competenze.
Dagli Stati generali emerge dunque una visione del riordino delle professioni sanitarie non come una questione interna alle categorie, ma come una leva strategica per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. La sfida, ora, passa alla politica, chiamata a trasformare le indicazioni emerse dal confronto in interventi concreti attraverso la riforma delle professioni sanitarie e i successivi decreti attuativi.
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