Anno: XXVIII - Numero 210    
Mercoledì 4 Novembre 2026 ore 13:30
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Professionisti, parte la sfida delle competenze

Fioroni: «Il 4 novembre sarà l'inizio di un percorso, non un punto di arrivo». Sangalli rilancia il valore delle professioni per la crescita delle imprese. Intelligenza artificiale, formazione, sostenibilità e welfare al centro del confronto promosso da Confcommercio a Roma.

Professionisti, parte la sfida delle competenze

Le professioni non sono una componente marginale del sistema produttivo, né un semplice supporto operativo alle imprese. Sono una risorsa strategica per la competitività, l’innovazione e la crescita economica del Paese. È il messaggio che Confcommercio Professioni ha voluto lanciare con l’Expo delle Competenze, l’iniziativa svoltasi oggi a Roma con il titolo «Le professioni che fanno crescere le imprese», che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Parlamento, del mondo accademico, delle associazioni professionali e delle imprese. Una giornata di confronto che ha affrontato una questione destinata ad assumere un peso sempre maggiore: come valorizzare il patrimonio di conoscenze, specializzazioni ed esperienze che i professionisti mettono a disposizione del sistema economico, in una fase nella quale le trasformazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale e i nuovi modelli organizzativi stanno cambiando profondamente il mercato del lavoro. Il punto politico dell’iniziativa è stato chiarito dalla presidente di Confcommercio Professioni, Anna Rita Fioroni, che ha indicato l’Expo non come un appuntamento destinato a esaurirsi nella giornata romana, ma come l’avvio di una strategia più ampia. «Il 4 novembre sarà l’inizio di un percorso, non un punto di arrivo»: una frase che sintetizza l’ambizione del progetto e la volontà di costruire un rapporto continuativo tra professionisti, imprese, istituzioni e mondo della formazione. Per Fioroni, il confronto deve produrre un cambiamento nel modo in cui il sistema economico e le istituzioni guardano alle professioni. Non basta riconoscere genericamente il valore delle competenze: occorre creare le condizioni affinché queste possano diventare un fattore concreto di sviluppo, innovazione e competitività. La presidente ha individuato tre direttrici fondamentali: rafforzare il dialogo tra tutti i protagonisti del sistema produttivo, riconoscere alle competenze professionali un ruolo centrale nella crescita delle imprese e costruire un ecosistema associativo capace di elaborare proposte, sviluppare idee e promuovere nuovi modelli formativi. È una prospettiva che riguarda direttamente il futuro del lavoro autonomo e delle professioni organizzate. Per troppo tempo il dibattito sulle politiche del lavoro si è concentrato prevalentemente sul lavoro dipendente, sulle imprese e sulle dinamiche occupazionali tradizionali, lasciando spesso in secondo piano un universo professionale che contribuisce in misura crescente alla produzione di servizi, alla consulenza, all’organizzazione aziendale e alla gestione dei processi di trasformazione. L’Expo delle Competenze prova a colmare questa distanza, portando il mondo professionale al centro di un confronto che non può più essere considerato esclusivamente di categoria. Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, la cui presenza ha confermato la volontà della Confederazione di inserire il tema delle professioni nella propria strategia di rappresentanza del terziario. Sangalli aveva già sottolineato, in una precedente occasione dedicata al settore, che «quello delle professioni è un mondo che risponde ad una domanda sempre più forte di competenze e flessibilità, contribuendo alla crescita occupazionale e all’innovazione del Paese». Un’affermazione che offre una chiave di lettura particolarmente significativa dell’iniziativa: le professioni non rappresentano soltanto un segmento del mercato del lavoro, ma una componente essenziale della capacità competitiva delle imprese. Il loro contributo diventa ancora più importante in una fase nella quale le aziende devono affrontare cambiamenti rapidi, nuove regole, mercati più complessi e una crescente necessità di specializzazione. Commercialisti, consulenti del lavoro, esperti di organizzazione, professionisti della comunicazione, consulenti aziendali e operatori di numerosi altri comparti sono chiamati a fornire competenze che le imprese non sempre possiedono al proprio interno. La qualità di questi servizi può incidere direttamente sulla produttività, sulla capacità di innovare e sulla possibilità di affrontare le transizioni economiche e tecnologiche. Da qui la necessità di superare una visione riduttiva del professionista come semplice prestatore di servizi e riconoscerne invece la funzione di partner strategico dello sviluppo imprenditoriale. Il programma dell’Expo ha affrontato quattro grandi aree tematiche: digitale e intelligenza artificiale, capitale umano e formazione, finanza e sostenibilità, salute e benessere. Quattro ambiti che, pur nella loro diversità, hanno un denominatore comune: la centralità delle competenze nella gestione delle trasformazioni economiche e sociali. Il primo tavolo ha concentrato l’attenzione sulla rivoluzione digitale e sull’intelligenza artificiale, una delle sfide più impegnative per il mondo professionale. L’introduzione di nuove tecnologie sta modificando procedure, tempi e modalità di erogazione dei servizi, ma soprattutto sta cambiando la natura stessa delle competenze richieste. L’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento straordinario per aumentare l’efficienza, semplificare le attività ripetitive e migliorare la qualità delle prestazioni, ma richiede professionisti in grado di utilizzarla consapevolmente, verificarne i risultati e governarne le implicazioni. Il rischio, altrimenti, è che l’innovazione venga subita anziché guidata. La tecnologia, infatti, non sostituisce automaticamente il valore della conoscenza e dell’esperienza: ne modifica gli strumenti e rende ancora più importante la capacità di interpretare i problemi, assumere responsabilità e offrire soluzioni qualificate. Il secondo ambito di confronto ha riguardato il capitale umano e la formazione. È forse uno dei terreni sui quali il futuro delle professioni si giocherà in maniera più evidente. L’aggiornamento delle competenze non può essere considerato un adempimento periodico, ma una necessità permanente. I cambiamenti tecnologici e normativi impongono un investimento continuo nella preparazione professionale, soprattutto per le realtà più piccole e per i lavoratori autonomi che spesso devono sostenere direttamente i costi della propria formazione. Occorrono quindi strumenti accessibili, percorsi qualificati e una maggiore integrazione tra formazione, università, associazioni professionali e imprese. Il terzo tavolo, dedicato a finanza e sostenibilità, ha richiamato il ruolo delle professionalità specialistiche nell’accompagnamento delle imprese verso nuovi modelli di sviluppo. La transizione sostenibile, gli investimenti, l’accesso al credito e la necessità di adeguarsi a un quadro normativo in continua evoluzione richiedono competenze sempre più articolate. Anche in questo caso il professionista può svolgere una funzione decisiva, aiutando le aziende a interpretare i cambiamenti, valutare le opportunità e trasformare gli obblighi in occasioni di crescita. Il quarto approfondimento ha affrontato salute e benessere, allargando il confronto al welfare, ai servizi alla persona e alla qualità della vita lavorativa. Un settore nel quale la domanda di professionalità qualificate è destinata ad aumentare, anche per effetto dei cambiamenti demografici e delle nuove esigenze sociali. Il confronto istituzionale ha coinvolto la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, oltre a numerosi esponenti parlamentari. Una partecipazione che conferma quanto il tema delle competenze sia ormai trasversale alle politiche del lavoro, dell’istruzione, della formazione e dello sviluppo economico. Ma il vero banco di prova dell’iniziativa sarà la capacità di trasformare il confronto in proposte concrete. Il riconoscimento del ruolo dei professionisti, infatti, non può fermarsi alle dichiarazioni di principio. Il lavoro autonomo continua a confrontarsi con problemi strutturali: accesso non sempre adeguato agli strumenti di sostegno, costi crescenti, difficoltà nell’investire in tecnologia e formazione, protezioni sociali non sempre calibrate sulle caratteristiche delle diverse attività professionali. A questi si aggiunge il problema della rappresentanza. Le professioni sono numerose, articolate e spesso frammentate in organizzazioni differenti, con esigenze che non sempre trovano una sintesi efficace nei tavoli istituzionali. Costruire una piattaforma comune significa quindi rafforzare la capacità di interlocuzione e presentare proposte in grado di incidere sulle scelte legislative e sulle politiche economiche. È proprio qui che si misura la portata del progetto annunciato da Fioroni. L’Expo delle Competenze vuole essere un luogo di elaborazione e non soltanto di discussione, un’occasione per mettere in rete esperienze diverse e trasformare le richieste delle categorie in un’agenda condivisa. La sfida interessa anche Confcommercio, chiamata a valorizzare ulteriormente il peso delle professioni all’interno del sistema del terziario e a rafforzare il collegamento tra lavoro autonomo e mondo imprenditoriale. Il messaggio di Sangalli sul contributo delle professioni alla crescita occupazionale e all’innovazione si colloca proprio in questa prospettiva: il sistema delle imprese ha bisogno di competenze, ma queste devono poter contare su un adeguato riconoscimento e su condizioni che ne favoriscano lo sviluppo. Non si tratta soltanto di difendere interessi professionali, ma di costruire una politica economica capace di utilizzare pienamente il capitale di conoscenze presente nel Paese. L’Italia non può permettersi di disperdere questo patrimonio, né di considerare il lavoro autonomo una realtà secondaria rispetto alle altre componenti del mercato del lavoro. La competitività delle imprese passa anche dalla qualità dei servizi professionali, dalla capacità di innovare e dalla possibilità di accedere a competenze sempre più specialistiche. Per questo l’Expo delle Competenze rappresenta un appuntamento che potrebbe avere un significato più ampio della semplice iniziativa associativa. La promessa di Fioroni è quella di dare continuità al confronto, portarlo sui territori e trasformarlo in un percorso di proposte. Ora la responsabilità è tradurre questa ambizione in risultati misurabili: più riconoscimento, più opportunità, più formazione e maggiore partecipazione alle decisioni. Perché le imprese hanno bisogno di professionisti preparati per crescere, ma anche i professionisti hanno bisogno di istituzioni capaci di riconoscere concretamente il loro valore. È questa la vera sfida delle competenze.

 

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