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Non autosufficienza, la protezione non può aspettare

La longevità impone prevenzione, previdenza e nuove protezioni per famiglie e anziani.

Non autosufficienza, la protezione non può aspettare

La non autosufficienza arriva spesso quando è troppo tardi per prepararsi. E quando bussa alla porta di una famiglia, il conto non è soltanto sanitario: è economico, organizzativo, professionale e umano. Si perdono reddito e tempo, cambiano gli equilibri familiari, aumentano le spese e una responsabilità enorme finisce sulle spalle dei parenti. Il vero scandalo, allora, è continuare ad affrontare questo problema come se fosse un’emergenza improvvisa, invece di considerarlo per quello che è: un rischio della vita che va previsto, finanziato e gestito prima che diventi una tragedia familiare.

È questo il punto più duro emerso al Longevity Day 2026, dedicato a “Previdenza, protezione, futuro: nuove età, nuovi bisogni, nuove risposte”. In una società nella quale si vive più a lungo, la domanda non può essere soltanto quanti anni riusciremo a guadagnare, ma con quali risorse, quali cure e quale livello di autonomia riusciremo a viverli. Perché allungare la vita senza prepararsi alla fragilità significa lasciare alle famiglie il compito di pagare il prezzo dell’invecchiamento.

Marco Oddone, amministratore delegato e direttore generale di Alleanza Assicurazioni, lo ha detto senza giri di parole: “Quando viene affrontato il tema della non autosufficienza, forse è un po’ troppo tardi”. Il problema, dunque, è arrivare prima. Costruire una cultura della protezione significa convincere i cittadini che la non autosufficienza non è un evento che riguarda soltanto gli altri, né una questione da affrontare quando la necessità è ormai diventata concreta. È una possibilità che deve entrare nella pianificazione economica molto prima.

E il motivo è semplice: quando una persona perde la propria autonomia, non perde soltanto lei la capacità di gestire la vita quotidiana. Viene coinvolta l’intera famiglia. Oddone ha richiamato il dato di circa 12,3 milioni di caregiver in Italia: milioni di persone che, direttamente o indirettamente, devono modificare la propria vita per assistere qualcuno. Dietro questo numero ci sono ore di lavoro sacrificate, organizzazioni familiari stravolte, costi assistenziali e spesso una pressione psicologica che non può essere contabilizzata in una semplice voce di bilancio.

Il caregiver rischia così di diventare l’ammortizzatore invisibile di un sistema nel quale il bisogno di assistenza cresce più rapidamente della capacità delle famiglie di sostenerlo. E quando non esiste una preparazione economica precedente, la possibilità di scegliere si riduce drasticamente. Si interviene sull’emergenza, si cercano soluzioni nell’urgenza, si affrontano costi che possono diventare difficili da sostenere. È esattamente ciò che una strategia di protezione anticipata dovrebbe cercare di evitare.

Per Oddone, infatti, partire per tempo consente di affrontare l’impegno economico in modo più sostenibile e di inserire la protezione all’interno di una più ampia pianificazione finanziaria. Il tema non è soltanto acquistare una copertura, ma imparare a considerare la protezione come una componente ordinaria della gestione delle proprie risorse, insieme al risparmio e agli investimenti.

Qui entra in gioco anche l’educazione finanziaria. Il cittadino non può essere lasciato solo davanti a prodotti complessi e decisioni che possono avere conseguenze per decenni. Serve una consulenza competente, capace di spiegare quali rischi affrontare, quali strumenti valutare e come costruire un percorso coerente con le proprie disponibilità. La protezione, in altre parole, non può diventare una decisione presa sotto pressione quando il bisogno è già esploso.

La questione della non autosufficienza è inoltre inseparabile da quella della longevità. Vivere più a lungo è una conquista straordinaria, ma una società più longeva deve necessariamente interrogarsi su come finanziare e organizzare gli anni aggiuntivi di vita. Più anni significano anche più anni nei quali possono emergere bisogni sanitari, assistenziali e previdenziali. Il rischio è che alla conquista della longevità corrisponda una crescente fragilità economica delle famiglie.

Su questo fronte Massimo Monacelli, general manager di Generali Italia, ha richiamato la necessità di una risposta più ampia, che affianchi alla tradizionale assicurazione servizi di assistenza, prevenzione e welfare. Generali ha sviluppato una business unit dedicata alla salute e al welfare e dispone, secondo quanto riferito da Monacelli, di un network sanitario di circa 15.000 strutture. L’obiettivo indicato è rendere più accessibili le cure e costruire una rete complementare al Servizio sanitario nazionale.

Il dato è significativo perché mostra come il problema della longevità stia cambiando anche il concetto stesso di protezione. Non basta più intervenire quando la malattia o la fragilità sono già presenti. Prevenzione, assistenza e accessibilità alle cure diventano elementi di una strategia che dovrebbe accompagnare il cittadino lungo l’intero percorso della vita.

Ma c’è un altro fronte sul quale la partita si gioca: la previdenza. Monacelli ha ricordato che oggi tra i 10 e gli 11 milioni di italiani hanno una previdenza integrativa, ma ha sottolineato che il numero è ancora troppo basso rispetto all’aumento dell’aspettativa di vita. Il sistema pensionistico, infatti, dovrà sostenere una popolazione destinata a vivere più a lungo e avrà bisogno di essere affiancato da forme di previdenza complementare.

È qui che il problema diventa strutturale. Non autosufficienza e pensione non sono due questioni separate. Una persona che arriva alla vecchiaia con risorse insufficienti è più esposta anche quando sopraggiungono bisogni assistenziali. E una famiglia che deve sostenere contemporaneamente pensione, cure, assistenza e perdita di reddito di un proprio componente rischia di trovarsi davanti a una pressione economica difficilmente sostenibile.

Per questo la longevità impone una rivoluzione culturale prima ancora che finanziaria. Bisogna smettere di considerare previdenza, sanità, assistenza e protezione come problemi distinti da affrontare uno alla volta. Sono pezzi della stessa partita: quella della sicurezza economica e sociale degli anni più lunghi della vita.

La vera domanda, allora, non è soltanto quanto vivremo. È come riusciremo a vivere. E soprattutto chi pagherà il prezzo della nostra eventuale fragilità. Se la risposta continuerà a essere affidata quasi esclusivamente alle famiglie, il rischio è che la longevità, da conquista sociale, finisca per trasformarsi in una nuova fonte di disuguaglianza.

Prepararsi prima significa invece mantenere più a lungo la libertà di scegliere, distribuire nel tempo i costi della protezione e ridurre il rischio che un evento di non autosufficienza trasformi improvvisamente l’esistenza di un’intera famiglia. Perché quando l’emergenza arriva, spesso non c’è più tempo per costruire la protezione. Il momento per farlo è prima. Molto prima.

 

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