Cnpr forum: Salari bassi: scontro politico tra cuneo fiscale e minimo
Governo rivendica occupazione e taglio del cuneo, opposizioni chiedono salario minimo e lotta al lavoro nero. Produttività nodo centrale.
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Il tema dei salari in Italia torna al centro del dibattito politico ed economico. Da un lato la maggioranza rivendica i risultati ottenuti con il taglio del cuneo fiscale e con l’aumento dell’occupazione; dall’altro le opposizioni denunciano salari troppo bassi, lavoro nero diffuso e la necessità di introdurre il salario minimo legale.
Secondo Andrea Mascaretti, parlamentare di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Bilancio e Lavoro della Camera, la linea del governo è stata chiara fin dall’inizio: intervenire sul costo del lavoro per aumentare il reddito disponibile dei lavoratori. Il taglio del cuneo fiscale, reso strutturale, avrebbe già prodotto i primi effetti. Mascaretti sottolinea infatti che nel terzo semestre del 2025 la pressione fiscale è scesa al 40%, con un calo di 0,8 punti rispetto all’anno precedente, mentre il potere d’acquisto delle famiglie ha raggiunto i livelli più alti dal 2009. In questo quadro, sostiene, l’aumento dell’occupazione assume un valore ancora maggiore considerando il contesto internazionale segnato da conflitti e da forti tensioni sui prezzi dell’energia. Per sostenere la crescita, il governo punta anche sulla transizione tecnologica delle piccole e medie imprese, con circa 6 miliardi di euro destinati a programmi di innovazione.
Di segno opposto l’analisi delle opposizioni. Valentina Barzotti, deputata del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro, ha posto l’accento sull’economia sommersa, definita «un vero e proprio cancro» per il Paese. Secondo Barzotti, il lavoro nero e l’evasione fiscale muovono oltre 200 miliardi di euro e rappresentano un ostacolo strutturale a qualsiasi politica sui salari. Per il M5S la risposta passa anche dall’introduzione del salario minimo legale, una misura adottata in 22 Paesi dell’Unione europea su 27 e considerata uno strumento necessario per contrastare il fenomeno dei lavoratori poveri. A suo giudizio, inoltre, gli interventi sul cuneo fiscale messi in campo dall’esecutivo non sono stati sufficientemente incisivi.
La maggioranza resta invece contraria a questa soluzione. Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia, sostiene che il salario minimo rischierebbe di produrre un effetto opposto a quello dichiarato, comprimendo verso il basso le retribuzioni. La strada, secondo Bicchielli, resta quella di una contrattazione collettiva forte, capace di garantire retribuzioni adeguate attraverso il ruolo dei sindacati. Allo stesso tempo, il parlamentare azzurro riconosce che non sono più accettabili contratti collettivi con retribuzioni inferiori ai nove euro l’ora, invitando le organizzazioni sindacali ad assumersi una maggiore responsabilità nella difesa del potere d’acquisto dei lavoratori.
Per Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, la questione salariale rappresenta invece una vera emergenza sociale che incide direttamente sulla crescita economica. Salari troppo bassi riducono la domanda interna e frenano il Pil, mentre il costo della vita continua ad aumentare. La proposta della sinistra prevede un pacchetto di misure: salario minimo per i lavoratori poveri, adeguamento automatico degli stipendi all’inflazione e riforme del mercato del lavoro per ridurre la precarietà e favorire contratti stabili. Secondo Piccolotti, inoltre, manca una vera politica industriale capace di sostenere l’innovazione delle piccole e medie imprese.
Nel corso del confronto è emersa anche la posizione dei professionisti. Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Ordine di Bari, ha sottolineato come la crescita dei salari dipenda in larga parte dalla produttività. In un sistema economico composto prevalentemente da piccole imprese, che investono meno in innovazione rispetto ai grandi gruppi europei, il rischio è che i margini per aumentare le retribuzioni restino limitati. Per questo, oltre alla riduzione del cuneo fiscale e a rinnovi contrattuali più rapidi, è necessario sostenere la digitalizzazione, la formazione e gli investimenti tecnologici delle PMI.
Nelle conclusioni Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, ha indicato la necessità di un approccio equilibrato. Ridurre il cuneo fiscale resta una priorità per avvicinare il costo del lavoro sostenuto dalle imprese alla retribuzione netta percepita dai lavoratori. Allo stesso tempo, ha osservato, in un Paese avanzato non è pensabile che esistano retribuzioni sotto la soglia della dignità. Resta poi il nodo dei rinnovi contrattuali, spesso in ritardo di anni, che finiscono per erodere ulteriormente il potere d’acquisto.
Sul fondo rimane un problema strutturale: la difficoltà dell’Italia a trattenere i giovani qualificati. Tra crescita economica debole, dimensioni ridotte delle imprese e salari poco competitivi, sempre più professionisti scelgono di cercare opportunità all’estero. Un fenomeno che rischia di indebolire ulteriormente il potenziale di sviluppo del Paese.
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