Sanità, la riforma mancata impone un confronto sull’intero sistema
Bene l’Anaao che rilancia il dialogo tra ospedale e territorio, ma il nodo riguarda organizzazione, contratti, governance e sostenibilità.
Lo stop alla riforma della Medicina Generale può trasformarsi da battuta d’arresto a occasione politica e professionale. È questo il messaggio che arriva dall’Anaao Assomed, che invita a riaprire il confronto non soltanto con i medici di famiglia, ma con l’intera dirigenza sanitaria e con i professionisti che ogni giorno garantiscono il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
La posizione espressa dal segretario nazionale Pierino Di Silverio ha il merito di allargare il campo della discussione. Il dibattito degli ultimi mesi si è infatti concentrato quasi esclusivamente sul futuro dei medici di medicina generale, tra ipotesi di dipendenza e mantenimento della convenzione. Una contrapposizione che rischia però di nascondere il problema principale: la sanità italiana ha bisogno di una revisione complessiva del proprio modello organizzativo.
Il confronto non può riguardare soltanto il territorio. Anche gli ospedali vivono una fase di forte sofferenza. Carenza di personale, liste d’attesa, difficoltà nel reclutamento di specialisti, crescente peso burocratico e rigidità contrattuali rappresentano criticità ormai strutturali. In questo senso l’Anaao richiama un tema spesso sottovalutato: la necessità di aggiornare regole e contratti a una sanità profondamente cambiata rispetto a quella per cui furono pensati.
La vera sfida è costruire un sistema in cui ospedale e territorio non siano compartimenti separati. Negli ultimi anni si è parlato molto di integrazione, ma i risultati sono rimasti limitati. La presa in carico dei pazienti cronici, fragili e anziani richiede percorsi continui, informazioni condivise e responsabilità chiaramente distribuite. La cura delle patologie più complesse resta inevitabilmente ospedaliera, ma il monitoraggio e l’assistenza devono trovare nel territorio un punto di riferimento stabile e accessibile.
È qui che il confronto evocato dall’Anaao assume un significato più ampio. Non si tratta soltanto di ridefinire il ruolo dei medici di famiglia, ma di ripensare la governance dell’intero sistema: dalle competenze professionali ai modelli organizzativi, dai rapporti di lavoro alle modalità di finanziamento. Senza una visione d’insieme, ogni riforma rischia di intervenire su un singolo tassello senza risolvere le fragilità dell’insieme.
La sospensione della riforma offre quindi una possibilità che non dovrebbe essere sprecata. Aprire un tavolo reale tra istituzioni, sindacati, dirigenti sanitari e professionisti potrebbe consentire di affrontare finalmente i nodi che riguardano tutta la sanità italiana. Perché il problema non è soltanto dove collocare il medico di famiglia, ma come costruire un sistema capace di garantire continuità assistenziale, sostenibilità economica e qualità delle cure in un contesto demografico e sociale sempre più complesso.
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