Prima la Casta, poi le vittime
A Torino si difende l’autonomia del giudice. Ma chi difende davvero una tredicenne?
In evidenza
C’è una tredicenne al centro di questa storia. Eppure, dopo la decisione del gip di Torino di disporre l’obbligo di firma per l’uomo accusato di averla molestata, il dibattito pubblico sembra essersi rapidamente spostato altrove: sugli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
La Procura di Torino ha impugnato il provvedimento e chiesto una misura cautelare più severa, ritenendo insufficienti le prescrizioni adottate dal gip. Sarà il Tribunale del Riesame a stabilire chi abbia ragione. È la normalità di un sistema giudiziario nel quale le decisioni possono essere contestate e sottoposte a verifica.
Ma proprio l’ispezione ministeriale ha fatto insorgere l’Anm, che ha parlato di «attacchi scomposti» e di iniziativa «non ortodossa». Anche l’Unione Camere Penali ha criticato l’intervento di via Arenula, sostenendo che il merito delle decisioni giudiziarie debba essere affrontato attraverso le impugnazioni.
E qui sta il punto.
Nessuno pretende di mettere in discussione l’indipendenza della magistratura. Ma indipendenza non significa intoccabilità. Un giudice è autonomo, non infallibile. Una decisione può essere legittima e, al tempo stesso, discutibile. E chi esercita il potere di decidere sulla libertà delle persone deve accettare che le proprie decisioni siano sottoposte al controllo previsto dalla legge e anche alla critica dell’opinione pubblica.
Altrimenti l’autonomia rischia di trasformarsi, agli occhi dei cittadini, in una sorta di immunità corporativa.
È questo che dovrebbe preoccupare.
Perché davanti a una vicenda che coinvolge una ragazzina di tredici anni, la priorità dovrebbe essere la tutela della vittima e la piena comprensione di ciò che è accaduto. Non l’ennesimo duello tra politica e magistratura.
Invece siamo già al solito copione: una decisione controversa, la politica che protesta, le toghe che si compattano, le accuse reciproche e la Costituzione agitata come uno scudo.
Ma la Costituzione non è un lasciapassare per nessuno.
La magistratura va difesa quando viene minacciata. Va rispettata quando esercita il proprio ruolo. Ma proprio perché è un potere fondamentale dello Stato deve essere trasparente, responsabile e aperta alla verifica.
E soprattutto non può pretendere che il cittadino smetta di indignarsi quando una decisione giudiziaria gli appare incomprensibile.
Qui non si tratta di chiedere vendetta o di invocare una giustizia sommaria. Si tratta di pretendere che ogni passaggio sia chiaro e che gli strumenti dell’ordinamento funzionino davvero.
La Procura ha fatto ricorso. Il ministro ha disposto un’ispezione. Il Tribunale del Riesame valuterà il provvedimento.
Che il sistema faccia il suo lavoro.
Ma senza dimenticare chi dovrebbe essere al centro di questa storia.
Una tredicenne.
Perché l’autonomia della magistratura è sacrosanta. La sua trasformazione in intoccabilità, invece, non lo è.
E quando tra gli scudi corporativi e la voce delle vittime si perde di vista la vittima, allora qualcosa, nello Stato di diritto, si è già inceppato.
Altre Notizie della sezione
L’intelligenza artificiale non può prendere il posto dell’avvocato
03 Settembre 2026La tecnologia è un’opportunità straordinaria, ma giudizio, responsabilità e coscienza professionale restano insostituibili.
Consulenti del Lavoro, ora si cambia davvero
02 Settembre 2026L’intelligenza artificiale ridurrà la burocrazia, ma renderà ancora più preziose competenze, esperienza e capacità decisionale.
Basta santificare i delinquenti: a Venezia il paradosso del risarcimento
01 Settembre 2026Un borseggiatore muore dopo una fuga e la famiglia presenta un esposto. Legittimo chiedere chiarezza, non trasformare il ladro in vittima della società.
