Ponte sullo Stretto, l’etica pubblica sotto accusa
Ha ragione l’avv. Rosa. Le intercettazioni rilanciano il tema della deontologia istituzionale e della fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
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La presunzione di innocenza resta un principio irrinunciabile dello Stato di diritto e impone di attendere l’esito degli accertamenti giudiziari prima di attribuire responsabilità. Tuttavia, quando emergono comportamenti che, se confermati, appaiono incompatibili con i doveri di imparzialità e indipendenza richiesti a chi esercita funzioni pubbliche, il problema non è soltanto giudiziario ma anche etico e istituzionale.
La credibilità delle istituzioni si fonda infatti non solo sulla legalità formale, ma anche sull’apparenza di correttezza, autonomia e trasparenza di chi le rappresenta. Per i magistrati, e in particolare per quelli chiamati a esercitare funzioni di controllo sull’uso delle risorse pubbliche, il rispetto delle regole deontologiche costituisce un presidio essenziale della fiducia collettiva.
Le vicende emerse in questi giorni ripropongono quindi una questione più ampia: la necessità di rafforzare una cultura della responsabilità pubblica, nella quale il rispetto dei codici etici non sia percepito come un adempimento formale, ma come una condizione indispensabile per la credibilità dello Stato. Quando questa fiducia si incrina, a indebolirsi non è soltanto la reputazione dei singoli, ma l’autorevolezza delle istituzioni nel loro complesso.
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