Il Governo fa ridere, l'Opposizione di più
Il voto di ieri alla camera certifica non solo la dissoluzione della maggioranza ma l’assenza di una opposizione degna di questo nome.
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E chi se l’immaginava una vittoria così? Prima il boato in aula — tutti in piedi, braccia alzate e pugni stretti — non appena il presidente di turno pronuncia la formula di rito, che in fondo nessuno si aspettava: «La Camera respinge».
Poi il sit-in in piazza, proprio in faccia al palazzo, convocato da Riccardo Magi per celebrare il funerale della democrazia, trasformato in un lampo nel suo contrario: il battesimo di un nuovo inizio, di un campo progressista stavolta largo per davvero, quello che nell’emiciclo di Montecitorio ha saputo fare squadra, sconfiggere i veti reciproci e infine pure la destra. «Incredibile, è successo sul serio», si guardano stupiti i deputati d’opposizione solcando a passi rapidi il Transatlantico.
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni escono insieme da Montecitorio, insieme raggiungono la colonna Antonina assediata da baci, abbracci e risate come dopo un rigore che vale il mundial. Si mescolano al renziano Davide Faraone, al socialista Enzo Maraio che non sta in Parlamento ma nell’alleanza sì, ai militanti di Possibile, Volt e altri piccoli movimenti venuti a dare man forte nella battaglia contro il Melonellum.
Schierati uno a fianco all’altro, finalmente senza distinguo. La più felice sembra la segretaria del Pd. La linea «testardamente unitaria» è diventata realtà: «Siamo stati perfetti», esulta, «uniti e compatti non abbiamo perso un voto, in aula come in piazza, è questa la nostra immagine». Non quella vista a Napoli una settimana fa, è il sottinteso: il flop dell’esordio contestato dai disoccupati organizzati e dai duri di Potere al popolo,
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