Così si tradisce la fiducia dei cittadini
Il reintegro dei medici radiati mina autonomia professionale, deontologia e fiducia dei cittadini nella tutela della salute.
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Ci sono confini che la politica non dovrebbe oltrepassare. Tra questi c’è l’autonomia degli Ordini professionali, chiamati a vigilare sul rispetto delle regole deontologiche che garantiscono la sicurezza dei cittadini. Il possibile reintegro dei medici radiati durante la pandemia non riguarda una vendetta contro i “no vax”, ma il rispetto di decisioni disciplinari assunte sulla base del codice professionale, non delle opinioni politiche.
Se un medico viene radiato per gravi violazioni della deontologia, esistono già procedure di riesame e di eventuale reiscrizione. Intervenire per legge significa trasmettere un messaggio pericoloso: che le decisioni degli organi competenti possono essere corrette dalla maggioranza politica del momento. È un precedente che indebolisce le istituzioni e mette in discussione il principio stesso dell’autonomia professionale.
La pandemia ha imposto sacrifici enormi a migliaia di medici che hanno operato seguendo le evidenze scientifiche e le indicazioni delle autorità sanitarie. Cancellare, anche solo simbolicamente, le conseguenze disciplinari per chi ha violato quei principi significa relativizzare il valore della deontologia e della responsabilità professionale. La salute pubblica non può essere terreno di rivincite ideologiche: la fiducia dei cittadini nella medicina si difende rispettando le regole, non riscrivendole a posteriori.
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