La situazione della previdenza in Italia
E come riformarla.
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Il Cnel ha istituito una Commissione per elaborare un progetto di riforma, ma a tutt’oggi nessuna novità, se non l’aumento economico per i vertici, poi rientrato per il clamore suscitato e l’insofferenza del Governo.
Entro ottobre 2025 l’Inps avrebbe dovuto lanciare il suo Libro bianco 2030, ma ci avviciniamo alla fine di novembre e tutto tace.
Poco e nulla di strutturale nella legge di bilancio per il 2026.
Due i temi da affrontare:
- La sostenibilità finanziaria
Il sistema di finanziamento a ripartizione, in cui le pensioni vengono pagate con i contributi dei lavoratori attivi, è messo sotto pressione da una popolazione sempre più anziana e da una base contributiva sempre più ristretta, al punto che tra non molti anni il rapporto attivi v pensionati sarà di 1 a 1.
I report redatti in sequenza dalla Ragioneria Generale dello Stato lo confermano.
- L’equità intergenerazionale
I giovani rischiano di versare contributi per decenni, senza garanzie di ottenere prestazioni pensionistiche adeguate.
Per i professionisti poi, un milione e seicentomila circa, la previdenza obbligatoria è gestita da 20 Casse autonome, disciplinate dalle Leggi 509/1994 e 103/1996, come corpi intermedi, sul presupposto che lo Stato non era l’esclusivo fornitore della funzione di protezione sociale, fermo restando il carattere pubblico di questa funzione.
Che fare?
Prima di tutto va separata la previdenza dalla assistenza.
Il sistema va riformato dalle fondamenta.
L’Inps, che resterà finanziato con il regime a ripartizione, dovrà garantire a tutti i lavoratori, dipendenti ed autonomi, una pensione di base, obbligatoria ed uguale per tutti, con ricalcolo della contribuzione necessaria, e, per sostenere le pensioni in essere, una volta quantificato il debito previdenziale latente, saranno emessi bond dedicati a scadenza quinquennale.
Le 20 Casse autonome vanno accorpate in una unica Cassa, in grado di realizzare economie di scala e reggere alle crisi demografiche e reddituali delle varie categorie professionali.
La specificità di ogni singola professione, dal punto di vista previdenziale, non giustifica la pluralità dei corpi intermedi.
Va poi creato un unico fondo pensione complementare, a capitalizzazione, dove ogni cittadino, opportunamente educato sul versante previdenziale e finanziario sin dalla scuola dell’obbligo, potrà costruirsi il proprio percorso previdenziale integrativo della pensione di base.
Alla assistenza dovrà provvedere lo Stato attraverso un budget annuale.
Poi chi ha idee le metta in campo perché occorre attivarsi con la massima urgenza.
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