Casse di Previdenza e mercati alternativi
Dal 5 al 7 maggio 2026 Assogestioni ha tenuto a Milano il Salone del risparmio in movimento dove la parola chiave è stata: attivare la liquidità, accelerare la crescita.
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Nel suo intervento, il Direttore Generale di Assogestioni ha detto: “I mercati privati offrono grandi opportunità perché una quota sempre più rilevante della creazione di valore avviene al di fuori dei mercati quotati e perché questi strumenti possono convogliare risorse verso progetti di lungo periodo dell’economia reale. La sfida decisiva è però culturale: l’illiquidità non è un dettaglio tecnico, ma una caratteristica intrinseca di questa asset class. Per questo sono indispensabili consapevolezza, criteri di adeguatezza chiari e una comunicazione efficace”.
Il Sole 24Ore su Plus24 di sabato 9 maggio 2026 ha analizzato i bilanci 2025 delle Casse di previdenza facendo emergere che: “l’esposizione ad asset rischiosi non è stata ampiamente ricompensata”.
Questo perché private equity, private debt e infrastrutture rappresentano una componente sempre più rilevante in alcune Casse. Si veda il mio “Casse e rischio: la deriva degli investimenti alternativi” https://www.mondoprofessionisti.it/casse-di-previdenza/casse-e-rischio-la-deriva-degli-investimenti-alternativi/
Da molte lune io vado sostenendo che la provvista previdenziale, che ha come unico scopo quella di garantire pensioni nel regime di finanziamento a ripartizione, è incompatibile con gli asset rischiosi e, in particolar modo, con quelli non quotati e illiquidi.
La stessa Corte dei Conti ha sostenuto che la sostenibilità delle Casse di previdenza deve dipendere, principalmente, dalla contribuzione degli iscritti più che dal rendimento del patrimonio.
Nell’intervista al Presidente di ENPAM e di Adepp, dott. Alberto Oliveti, sono state poste due domande che ritengo fondamentali e alle quali il Presidente Oliveti ha dato una risposta che io giudico in linea con i miei convincimenti.
Veniamo alle domande, che potete trovare su Plus 24 del 09.05.2006, alla pag. 5.
Prima domanda: il peso degli investimenti alternativi è in crescita, ma negli ultimi trimestri private equity e private debt hanno mostrato criticità. Come valutate oggi il loro ruolo nei portafogli?
Risposta: Certi investimenti sono come il sale sulle pietanze: la giusta quantità esalta il risultato, ma se si esagera si rischia di rovinare tutto, in questo senso i mercati privati offrono opportunità di buon realizzo che si accompagnano ad una certa rischiosità, che però NON SI SPOSTA BENE CON L’INVESTIMENTO PREVIDENZIALE. Si tratta dunque di tipi di investimento che possono portare un plus, ma il cui rischio va attentamente valutato e mitigato con una opportuna diversificazione.
Seconda domanda: Se dovesse indicare un errore che le Casse devono evitare nei prossimi anni, quale sarebbe?
Risposta: Perdere di vista le dinamiche lavorative e previdenziali. La missione delle Casse è quella di dare pensioni e assistenza ai professionisti: gli investimenti devono dare una mano per raggiungere questo scopo. Ma se si genera una falla negli equilibri attuariali, non c’è finanza che tenga. Ad esempio, se a una Cassa venissero sottratti dei contribuenti, potrebbe avere da parte anche un patrimonio favoloso, ma i frutti degli investimenti non basterebbero mai a compensare il flusso dei contributi persi. Le Casse hanno un sistema a ripartizione: chi lavoro paga, con i propri contributi, le pensioni di chi ha lavorato prima. I proventi del patrimonio ci mettono il resto.
Dal confronto dei bilanci consuntivi 2025 delle Casse di previdenza è risultato che Cassa Forense ha performato meglio di tutte le altre con un rendimento lordo del 9,9% e con un 2,87% di rendimento contabile al netto di costi ed imposte, due grandezze non comparabili per la disomogeneità dei valori presi a riferimento oltre che dalle formule impiegate.
Il rendimento finanziario e il rendimento contabile (ARR) misurano la redditività con approcci diversi: il primo si basa sui flussi di cassa effettivi e il valore temporale del denaro (essenziale per la liquidità), mentre il secondo si basa sull’utile netto contabile e sui principi di competenza economica.
Il rendimento finanziario include anche le plusvalenze non realizzate (ma il cigno nero dell’anno dopo le può annullare), mentre quello contabile si allinea alle logiche di bilancio, considerando solo i proventi realizzati.
Ma in Cassa Forense “particolarmente rilevante è il peso degli investimenti alternativi che raggiungono complessivamente il 18% del portafoglio, includendo strumenti liquidi, illiquidi e infrastrutture”.
Quindi chi esalta quel 9,9% dovrebbe anche dire che è frutto di investimenti più rischiosi e comprende anche le plusvalenze NON realizzate e dare anche il rendimento contabile netto, altrimenti è solo propaganda!
“L’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa degli italiani si conferma insufficiente. Appena due su cinque (40%) sono infatti competenti e gestiscono concretamente le proprie disponibilità economiche, mentre tutti gli altri, quando non restano immobili, agiscono in maniera inconsapevole. È sempre a tinte fosche la fotografia del nostro Paese scattata dall’edizione 2025 dell’Edufin Index, l’Osservatorio sulla consapevolezza e sui comportamenti finanziari e assicurativi della popolazione realizzato da Alleanza Assicurazioni insieme a Fondazione Mario Gasbarri e SDA Bocconi.”
L’anticipazione del 7° Rapporto Assogestioni-Censis certifica che solo il 15,4% degli italiani conosce bene la previdenza complementare, il 25,6% non la conosce e il 59% la conosce a grandi linee e le donne ne hanno meno conoscenza.
Ogni ciclo di mercato finisce per modificare la psicologia degli investitori inducendoli a credere che il rischio sia stato sconfitto. La trama può cambiare, da “questa volta è diverso”, ma la psicologia non cambia. Quando i mercati salgono costantemente e la volatilità rimane bassa, gli investitori confondono la stabilità con la sicurezza. È proprio questa l’illusione che si sta formando oggi sui mercati.
Multi paucis!
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