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Quel Sì di Pisapia al referendum arriva da lontano

«Non stupiamoci, la sua storia parla per lui», il commento che va per la maggiore tra i riformisti dem. Ma nel Pd cresce l'imbarazzo.

Quel Sì di Pisapia al referendum arriva da lontano

Era destinato a far rumore, il dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia al referendum sull’ordinamento della giustizia, e così è stato. Chi conosce bene la storia dell’ex primo cittadino, e di suo padre prima di lui, poteva forse immaginare il suo voto favorevole, ma renderlo pubblico, a poco più di una settimana dal voto, fa tutto un altro effetto.

E se dalle parti del No si è preferito stendere un velo, con il solo attuale sindaco di Milano Beppe Sala a commentare con un laconico «non ne ho mai parlato con Pisapia, non so, ma rispetto chi voterà sì» perché «non dev’essere una questione ideologica, ma di opinione», confermando il suo voto negativo e la sua partecipazione all’evento di Milano la prossima settimana con la segretaria del Pd Elly Schlein, dalle parti del Sì la notizia è stata accolta con grande clamore.

In primis da quel fronte riformista di sinistra di cui Pisapia fa parte, e che si è schierato apertamente per il Sì rifiutando l’idea del voto politico sottolineando invece il merito della riforma. «Non avevo dubbi che un uomo coerente, garantista, di sinistra e con una solida cultura del diritto, come Giuliano Pisapia avesse questa posizione», ha commentato la vicepresidente Pd del Parlamento europeo, Pina Picierno, che ha partecipato a Livorno a un evento favorevole alla riforma e che giovedì prossimo sarà tra i relatori dell’evento conclusivo della Sinistra per il Sì a Bologna, con tanti altri esponenti del mondo riformista.

E se Elisabetta Gualmini, europarlamentare fuoriuscita dal Pd e passata ad Azione proprio per la posizione del Nazareno sul referendum parla di «grande intelligenza» di Pisapia, è invece ironico il commento di Chicco Testa, che dà del «fascista» a Pisapia definendo «uno scandalo» la sua presa di posizione.

Esulta anche l’Unione Camere Penali Italiane, che in un post riprende la notizia del Sì dell’ex sindaco di Milano. «La sua presa di posizione è significativa perché arriva da una figura politica e professionale – avvocato e parlamentare in passato – da sempre collocata nell’area progressista – scrive l’Ucpi – Il sostegno di Pisapia riapre così un confronto interno alla sinistra su una riforma che da decenni attraversa culture politiche diverse e che molti giuristi considerano il completamento del modello accusatorio introdotto con il nuovo codice di procedura penale». Parlando infine di «una presa di posizione che rompe gli schemi del dibattito politico e conferma come il tema della riforma della giustizia sia trasversale, attraversando culture giuridiche e politiche diverse».

E tanti altri avvocati si sono fatti sentire sui social per condividere la scelta di Pisapia, come il penalista Francesco Antonio Maisano, consigliere del Coa di Bologna. «Se un Avvocato che conosce i meccanismi del processo penale è anche l’erede di un Padre (il grande Giandomenico) che ha scritto insieme a Vassalli il nostro codice di procedura penale sostituendo quello dell’era fascista il senso è ancora più evidente – scrive Maisano sui social – Vassalli e Pisapia padre hanno disegnato un processo dove il Giudice deve essere ugualmente distante (da qui la “terzietà”) da accusatore e difensore. Ma come può essere il Giudice distante dall’Accusatore se si trovano a fare la stessa carriera promuovendosi a vicenda nello stesso unico organismo promiscuo? La sorpresa sarebbe stata se Giuliano avesse votato No, ma non credo avrebbe mai potuto farlo».

E non poteva che cogliere la palla al balzo il centrodestra, in primis Fratelli d’Italia. «L’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che certo non può essere considerato un esponente della destra, si schiera per il Sì al referendum sulla giustizia – si legge sul profilo social del partito di Via della Scrofa – Sempre più personalità dell’area progressista dichiarano il proprio voto a favore di una riforma che non farà bene a una parte politica, ma all’Italia intera».

D’altronde, Pisapia non è certo l’unico esponente di sinistra ad essersi schierato per il Sì, come dimostra la presenza sul palco dell’evento di FdI a Milano, dove tuttavia non era in evidenza alcun simbolo di partito, di alcuni ex esponenti e parlamentari dem, come Stefano Esposito. «Non sono particolarmente stupito del Sì di Pisapia, è la storia di un garantista di sinistra da sempre: non stupiamoci dei Sì che arrivano da Pisapia o da gente di sinistra come me, dovremmo stupirci dei No – dice Esposito – Noi siamo nel posto giusto, a differenza di quelli che fanno i barricaderi al traino di Conte o dell’Anm».

Nel frattempo Pd, M5S, Avs e comitato per il No preparano la volata finale in vista del voto, con un evento unitario previsto per mercoledì a Roma. L’appuntamento è a Piazza del Popolo sotto la regia del Comitato civico per il No, che dall’inizio della campagna ha giocato il ruolo di “locomotiva” per le forze sociali e politiche che si oppongono alla riforma Nordio. Un compito del quale il comitato è stato investito dagli stessi leader politici, che non hanno voluto organizzare propri comitati, preferendo affidarsi ai civici.

Dal palco interverranno, oltre a Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Maurizio Acerbo. Per gli altri comitati, prenderanno parola Enrico Grosso, Franco Moretti e Giuseppe Salme. Interverranno, inoltre, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e i rappresentanti delle principali associazioni che hanno dato vita al Comitato: Anpi, Acli, Arci e Libera.

di Giacomo Puletti su Il Dubbio

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