Anno: XXVIII - Numero 22    
Martedì 3 Febbraio 2026 ore 13:30
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Nicola Latorre. “Votare Sì è una bonifica culturale”

Una vita a sinistra, dal Pci al Pd. Oggi l’ex senatore dice a HuffPost che “con la riforma, dal giorno dopo si potrà discutere davvero di giustizia e di diritti. Votare No per danneggiare Meloni è una cosa maoista”.

Nicola Latorre. “Votare Sì è una bonifica culturale”

L’ex senatore e presidente della commissione Difesa, Nicola Latorre, torna a fare politica per sostenere le ragioni del Sì al referendum sulla giustizia e si dispiace per la “radicalizzazione acritica” che vede nei suoi ex compagni di partito. “In troppi sposano i principi del libretto rosso di Mao e non vanno nel merito”.

Presidente, tornerà in Senato per l’evento “Le ragioni del Sì” organizzato da Marcello Pera.
Da quando sono uscito da Palazzo Madama non ho partecipato ad alcun evento pubblico di propaganda elettorale. Un auto-embargo che questa volta mi sento di sciogliere.

Perché?
È una battaglia che ho sostenuto in un’altra vita, sempre in linea con il mio partito, anche se poi è diventata una lotta di minoranza. Ma ora non ho alcuna tentazione di buttarla in politica. Ho raggiunto la pace dei sensi.

E allora perché voterà Sì?

Per motivi di merito. Si chiude il tracciato riformatore iniziato con la legge Vassalli. La separazione delle funzioni fu una mediazione transitoria, ora quel percorso va completato. Poi perché senza due Csm non c’è alcuna separazione reale. Infine, ecco il passaggio più importante, l’istituzione dell’Alta corte disciplinare: il principio terzietà si ottiene anche distinguendo tra auto-governo e auto-giurisdizione.
E l’indipendenza dei pubblici ministeri? I critici della riforma Nordio li vedono già sotto il governo.
Una colossale bugia. Anzi, l’autonomia dei pm viene confermata in Costituzione. Oggi invece l’autonomia è esplicitata nella Carta solo per il giudice, mentre per i pm bisogna consultare i provvedimenti ordinari.

Tutte motivazioni molto tecniche. E quelle politiche?

Con questa riforma si chiude definitivamente e per sempre la discussione attorno a una giustizia declinata sempre come terreno di scontro tra politici e giudici. Una spada di Damocle che pende da più di trent’anni. Approvando la riforma si chiude questo discorso che ha inquinato il dibattito e generato mostri culturali ovunque. Dal giorno dopo si potrà cominciare a discutere di giustizia per davvero, focalizzandoci sui diritti dei cittadini. Col Sì facciamo una bonifica culturale, ecco.
A sinistra però prevale il No, anche nel Partito democratico.

Di questo mi dispiaccio. Rispetto chi nel Pd dice di no ma spero lo facciano dopo aver capito cosa vanno a votare. Sappiamo che con i referendum esiste la coincidenza tra interesse politico e ragioni di merito. Stavolta però vedo a sinistra un approccio sbagliato, figlio della radicalizzazione acritica che ha portato parte di sinistra e parte di destra a sposare i principi del libretto rosso di Mao.
Cosa intende?

Sostenere sempre ciò che il nemico combatte, e viceversa. In ogni occasione. Io invece penso all’opposto: combattere l’avversario senza prescindere dal merito della questione. E votare no per colpire Meloni non ha senso: è la conseguenza della degenerazione culturale degli ultimi trent’anni.
Ma la vittoria del Sì non darà più forza al governo?

Se vince il No, il governo non cade. Se vince il Sì, dobbiamo premiare la decisione dell’esecutivo che ha deciso di portare avanti questa riforma, ma i giudizi sul governo contempleranno tanti altri aspetti, a partire dalle azioni economiche e sociali di questi anni. Votare contro la Meloni serve soltanto a lavarsi la coscienza senza avere il coraggio di misurarsi con le merito questioni.
Quale difetto vede nella riforma?

Avrei preferito un meccanismo elettorale del Csm diverso dal sorteggio. Spero che nelle fasi attuative si trovi un modo per limitare il più possibile l’effetto non positivo del sorteggio. Certo, questo meccanismo mette pressione al sistema correntizio. Perché le correnti in magistratura non sono più il sintomo di un positivo dibattito culturale, ma la pura applicazione di un manuale Cencelli.

 

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