Anno: XXVIII - Numero 22    
Martedì 3 Febbraio 2026 ore 13:30
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I penalisti di Corigliano Rossano: perché votare Sì

In vista dell’imminente appuntamento referendario sulla Riforma della Giustizia.

I penalisti di Corigliano Rossano: perché votare Sì

Gli Avvocati iscritti all’associazione Camera Penale di Rossano intendono offrire alla cittadinanza un contributo di riflessione tecnico e oggettivo, lontano da logiche di schieramento partitico, per illustrare le ragioni per le quali il voto favorevole rappresenta una svolta necessaria per la qualità della Giustizia nel nostro Paese.

In vista dell’imminente appuntamento referendario sulla Riforma della Giustizia, gli Avvocati iscritti all’associazione Camera Penale di Rossano, intendono offrire alla cittadinanza un contributo di riflessione tecnico e oggettivo, lontano da logiche di schieramento partitico, per illustrare le ragioni per le quali il voto favorevole rappresenta una svolta necessaria per la qualità della Giustizia nel nostro Paese.

Le vicende emerse nel 2019 con il famigerato “caso Palamara” hanno scoperchiato un sistema di gestione delle carriere basato su logiche spartitorie e di appartenenza correntizie, a discapito della meritocrazia e quindi della qualità della Giustizia: «Se la magistratura associata avesse dato segnali di autoriforma negli ultimi sette anni, oggi non saremmo qui» – fanno osservare dalla Camera Penale – «tuttavia, il sistema è rimasto invariato, rendendo indispensabile l’intervento diretto dei cittadini per modificare la Legge votando Sì al referendum».

Il Giudice come Arbitro Terzo: la separazione delle carriere.

Il cuore della riforma risiede nella garanzia di un Giusto Processo. Attualmente, la vicinanza tra Pubblico Ministero (l’accusa) e Giudice (l’arbitro), entrambi afferenti allo stesso organo di governo (il Consiglio Superiore della Magistratura, C.S.M.) ed iscritti allo stesso organismo associativo di categoria (correntismo), mina la percezione di imparzialità. Votare SÌ significa separare i percorsi:

Due C.S.M. distinti: uno per i Pubblici Ministeri che accusano e uno per i Giudici, a garanzia di effettiva imparzialità in ogni processo.

Stop alle influenze: i Pubblici Ministeri non potranno più condizionare le progressioni di carriera o i procedimenti disciplinari dei Giudici. L’Arbitro e la Squadra: Come in una partita di calcio, l’arbitro (Giudice) non può appartenere allo stesso club di ultras di una delle squadre in campo (Pubblico Ministero che sostiene l’accusa). La separazione assicura che il Giudice, in ogni processo, sia realmente terzo e indipendente nelle proprie scelte decisionali.

Responsabilità e Meritocrazia.

Un altro pilastro fondamentale della riforma è l’efficacia dei procedimenti disciplinari. Il voto favorevole promuove la creazione di un’Alta Corte Disciplinare, presieduta dal Presidente della Repubblica, che fungerà da deterrente contro negligenze gravi ed errori giudiziari frutto di superficialità. Chi sbaglia per colpa grave deve risponderne, così garantendo che soltanto i magistrati più capaci e scrupolosi assumano incarichi direttivi, a tutela della qualità del servizio pubblico della Giustizia da offrire a ciascun cittadino.

Nessun controllo politico sulla Magistratura.

La Camera Penale smentisce fermamente le false narrazioni che vorrebbero farci credere che, votando Sì, la magistratura finirebbe “sotto scacco” della politica: «L’autonomia resta intatta. Sia nella composizione dei nuovi C.S.M. separati per chi accusa e per chi Giudica, che nella composizione dell’Alta Corte disciplinare che nascerà votando Sì al referendum, i magistrati resteranno in numero di maggioranza rispetto ai componenti nominati dal Governo di turno, proprio come avviene oggi. Non viene pertanto toccata l’indipendenza dei magistrati rispetto al Governo di turno, ma viene soltanto rafforzata l’imparzialità del Giudice rispetto al Pubblico Ministero che sostiene l’accusa in ogni processo».

L’appello ai cittadini.

«La Giustizia non è un gioco, ma un servizio essenziale che incide sulla vita, sulla libertà e sull’economia delle famiglie:

Votare SÌ significa avviare un percorso di miglioramento che riduca gli errori giudiziari e di conseguenza anche i tempi dei processi, poiché la garanzia dell’autonomia decisionale del Giudice, impedisce di portare avanti inutilmente le indagini e i processi di primo grado in cui non sono state acquisite prove sufficienti della dimostrazione della colpevolezza. Ciò a vantaggio dell’abbreviazione dei tempi di definizione dei processi che, siccome ben istruiti, si concludono con una sentenza definitiva. È una scelta di civiltà giuridica che l’Avvocatura, come sentinella dei diritti dei cittadini, sostiene con convinzione. Non andare a votare oppure ancor peggio votare No, significa invece lasciare tutto invariato l’attuale sistema dell’organizzazione del sistema giudiziario. Se però non siete soddisfatti dell’attuale andamento della Giustizia, scegliete voi cittadini – al prossimo referendum del 22 e 23 marzo 2026 – almeno di provare a cambiarlo. Votate e fate votare Sì».

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